CAPODANNO 2012

 
Divertitevi con i mortaretti,
con tutto ciò che fa dimenticare,
con spese folli: tanto non è ora
di pensare al futuro, questa notte
.
Ubriacatevi con gli ultimi pensieri
d’ultime note tristi del passato,
fate follìe, ballate a perdifiato
del fine scaramantico perduto.
.
Domani un altro giorno è già passato
da questo Vecchio Anno ripetuto
con fatti ricorrenti sempre uguali.
sul nostro lieve granello suicida…
.
Uccisioni tra uomini infinite,
fame nel mondo è sempre meno sazia,
continua ad esser certa l’ingiustizia,
l’egoismo di pochi annienta gli altri,
si spera come a ogni Anno nuova vita.
.
Amori e sogni d’Anno bisestile.

Paolo Santangelo

Gelosia

Mansueta, libidinosa
si destreggia tra le follìe
di propria umiliazione.
Possente nel suo gracile
boato esplosivo
asessuato di “Verità”.
Si sradica da ogni dubbio
fiutandone odore di lacerazione
in fiducia non permessa.
Serpeggia come una lama non affilata,
assorda sensualità d’eterna millenaria
esistenza insieme.
Un fiore, una farfalla, una foglia
essicate per la poca cura
tiranneggiante
al solo scopo d’ammazzare
al solo scopo di perdersi
nelle menzogne filmate
di propria immaginazione ferita.

Glò

Se è follia

Tra queste follie
muri su cui scrivere
con polpastrelli
e sangue rosso
alitando i pensieri
come fiato sulle mani.
La sera è lì,
in agguato,
e non fa differenza
se il buio colora la stanza
se stringendo gli occhi forte
vedo mille lucciole spente
arrampicarsi alle pareti
se fra i capelli sento
appena
un soffio di vento…
forse c’è ancora uno spiraglio.

astrofelia franca donà

L’anno che verrà

Sta per giungere la mesta fine di un anno
che uguale agli altri è stato.
Nato deforme con le speranze svanite,
le promesse non mantenute,
le guerre, i soprusi, gli inganni del precedente
ha ereditato.
A lui ubriachi ed ebeti abbiamo brindato
tra sorrisi e parole, tra fuochi d’artificio
subito spenti.
Abbiamo sollevato calici colmi e subito
tracannati, infranti li abbiamo maledicendo
il morente.
Domani sarà diverso! Abbiamo gridato.
Ci siamo svegliati col fragore di bombe,
di morti bianche, di follie antiche e ripetute.
Abbiamo brindato e sognato la pace.
Ci siamo ingannati per un momento,
per lasciare alle spalle il peso del vivere,
per una notte via ogni tormento.
Per una notte, per quella notte, dimenticare
è dovere.
Al diavolo i conflitti dimenticati! È festa!
Al diavolo chi è senza lavoro, senza speranza.
Al diavolo quel bambino nato e abbandonato,
quella donna violentata, i veleni nascosti.
Al diavolo i vecchi al loro destino lasciati,
che sentano pure il rintocco della mezzanotte
soli in un letto.
Suvvia! Siamo ottimisti, almeno per una notte!
Indossiamo l’intimo rosso che toglieremo
per un momento di sesso prima di dormire
dell’alba a ridosso gonfi di spumante
e di alito fetente
È festa…
L’anno nuovo verrà con una promessa certa,
sarà come il passato,
quello che avremmo voluto morto e sotterrato.

Claudio Pompi

Fortemente

vieni
ad afferrare i miei fianchi maturi
lenti percorsi ricurvi di mani
è certo, lo so
danzeranno fiamme interiori
al rapido ritmo
della luna in chiarore
respiri intrecciati
turbamenti
corpi abbracciati
sgomenti!
i nostri nomi sdraiati
li sciogliamo ora
posando labbra selvagge
fortemente premute
sui piaceri nel cuore di loto
accendiamo fuochi;
baci* pegni* follie*
cedono nei rifugi appartati
nidiate ansimanti.

Aurelia Tieghi

Viva

Mi muovo e sono viva
se fra le righe sbrano i dubbi
gli irritanti “ma e putacaso”
che invadono lo spazio,
i miei sorrisi cuciti.

Ma…
non posso farci niente
se mi volle tornita
la vita
di polposo pensiero,
tumida di lacrime e passioni.
E nulla vorrei più
che questa mia ventura:
imperlare gocce di latte
sulle labbra
che l’anima m’infranse
in una ciotola di sogni.
Ed accettare la sfida
tra ipotesi ed asserti
per ubriacarmi
di logica e incoerenza
nell’ultimo boccone
del mio poco equilibrio.

Ma…
cosa posso se mi volle
la vita
investire d’un refolo di sè,
d’un pugno di follie
che non sapevo d’avere.

Basterebbe
ch’io fossi almeno voce,
desiderio impudente di stupirmi,
tenermi stretto al seno
il coraggio d’illudermi.

Daniela Procida