Scosse

Mentre la terra si burla della povera gente
le rovine sotterrano respiri e grida
mozzate a metà
(la vita è su una ghigliottina, si sa).
Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride
al suo portafoglio di parole e promesse:
esistono monumenti da rielaborare con fondi
di concerti poi dimenticati
(le istituzioni sono un circo, si sa).

Come una guerra, forse peggio:
ognuno a braccetto con il proprio pallido viso
che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,
di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme
(è al destino che appartiene la vita, si dice)
proprio mentre manca (e mancherà per sempre)
il pane, infarinato di polvere e detriti
di parenti, amici, conoscenti
o di chiunque altro visto solo così
senza sorriso o lacrima
l’uragano si rimbocca le coperte
con la morte improvvisa
(la terra si scuote, è viva, si dice).

Tutto il baccano di ricostruzione
si spalma su accuse d’un paese
che affamato di giustizia
piange ancora i morti
su ali che di vorace e forte e bella
non ha ancora ripreso (ancora) a volare…
mentre si piange sempre sull’impotenza
d’un fuori controllo immune da colpe umane
(forse; ma questo non si sa, si dice).

Glò

Dove ci conduce ancora

Dividiamo un cuore a metà
noi che abbiamo ancora
un Dõ
nel petto
che ci fa guardare
oltre le diottrie impostate
dall’esigenza,
ribelle – se vuoi –
figli di un dio che ci ha tolto tanto
-non siamo gli unici-
a vederci doppio
quando ci cerchiamo
nei fondi di bottiglia
o quando muti e accorti
a passi lunghi, ci confondiamo
sotto i cappelli matti
e occhiali griffe,
i rossetti audaci sulle labbra
baciate dagli spuri.

Dividiamo un cuore a metà
noi nei giorni sempre uguali,
a dirottarne uno
se ad imbrogliare il tempo poi
viriamo ad est.

Beatrice Zanini


Dõ nel linguaggio ideografico kanji giapponese significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come “percorso”, “Via”, “cammino”, in senso non solo fisico, ma soprattutto spirituale  (B.Z.)

Published in: on settembre 20, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Alati e non


Non esisteva ancora
non era nata mai
la donna con il sole
alla caviglia
davanti alle inferriate
dell’inverno
acciambellato sotto la grondaia
il gatto legge i fondi
della vita
e la civetta
quando straripa il suono
della sera
inargenta di voli il davanzale
turni da srotolare
lungo i giorni
forse perduti e ritrovati
insieme
lucifero e l’angelica sua ombra

Cristina Bove

Published in: on maggio 23, 2010 at 07:30  Comments (7)  
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