Come il Vate…io

 
il Vate:       Come quel fiume ch’ha proprio cammino
                    prima del Monte Viso ‘nver Levante
                    da la sinistra costa d’Apennino,
                  .
                    Che si chiama Acquacheta suso, avante
                    che si divalli giù nel basso letto
                    e a Forlì di quel nome è vacante,
 .    
                    rimbomba là sovra San Benedetto
                    de l’Alpe per cadere ad una scesa
                    ove dovea per mille esser ricetto;
.
io:                mi apparvero le fonti d’Acquacheta
                     bianche spade ghiacciate su quel letto
                     cantato già dal Divino Poeta,
 .
                     e affascinata fui da quell’effetto
                     di  statica armonia, tal che pensai
                     si fosse di quell’acque spento il getto.
 .
                      Assorta in quell’incanto io, ormai
                     fantasticavo sui travestimenti
                     di Dea Natura, e lì m’indugiai;
 .
                     poi, vinto lo stupore e a passi lenti
                     mi distaccai da quella meraviglia
                     cercando di arginare i sentimenti.
 .
                     Sospirando dischiusi le mie ciglia
                     che avevan nelle ghiacce trasparenze
                     colto l’incanto che ad amor somiglia
                     .
                     e lodai del Creato le valenze!

Viviana Santandrea

Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi

Amore saffico

Tenere gazzelle,
placando
d’intima comprensione
vicendevoli arsure,
a fonti sorelle
si abbeverano.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on agosto 26, 2011 at 07:01  Comments (4)  
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La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

La courbe de tes yeux fait le tour de mon coeur,
Un rond de danse et de douceur,
Auréole du temps, berceau nocturne et sûr,
Et si je ne sais plus tout ce que j’ai vécu
C’est que tes yeux ne m’ont pas toujours vu.

Feuilles de jour et mousse de rosée,
Roseaux du vent, sourires parfumés,
Ailes couvrant le monde de lumière,
Bateaux chargés du ciel et de la mer,
Chasseurs des bruits et sources des couleurs,

Parfums éclos d’une couvée d’aurores
Qui gît toujours sur la paille des astres,
Comme le jour dépend de l’innocence
Le monde entier dépend de tes yeux purs
Et tout mon sang coule dans leurs regards.

 §

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

ruota un moto di danza e di dolcezza,

aureola di tempo, arca notturna e fida

e se non so più quello che ho vissuto

è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada

canne del vento, risa profumate,

ali che il mondo coprono di luce,

navi che il cielo recano ed il mare,

caccia dei suoni e fonti dei colori,

profumi schiusi da una cova di aurore

sempre posata su paglia degli astri,

come il giorno vive di innocenza,

così il mondo vive dei tuoi occhi puri

e va tutto il mio sangue in quegli sguardi.

PAUL ÉLUARD

La vecchia del sonno

Centanni ha la vecchia.
Nessuno la vide aggirarsi nel giorno.
Sovente la gente la trova a dormire
vicino alle fonti:
nessuno la desta.
Al dolce romore dell’acqua
la vecchia s’addorme,
e resta dormendo nel dolce romore
dei giorni dei giorni dei giorni…

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on aprile 20, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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Nelle cattive giornate

Nelle cattive giornate
vivono i ricordi persi
nelle memorie infocate
di desideri sommersi.

Nelle cattive giornate
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero a rinate
fonti segrete di versi.

Il pozzo attira la luna
mentre cancella le stelle.
Cattivo il giorno s’imbruna
al canto di raganelle.

Il pozzo attira sospiri
lunghi e profondi, e lamenti,
perché a ritroso rimiri
falliti i tuoi intendimenti.

Lì, cupo, soggiace il fato,
stanco del lungo cammino,
stufo d’aver incontrato
solo incolore destino.

Spenti vi giacciono, e nudi,
sogni di terre lontane
che nella mente tu escludi,
ma l’eco dentro permane.

E il desiderio vi giace
che il cuore induce a soffrire,
che brucia più d’una brace
e spinge l’uomo a fuggire.

Cupa nel fondo riposa
senza più anelito alcuno,
l’informe massa carnosa
che non risponde a nessuno.

Un grido porta al dolore:
– Silenzio! Ascoltalo muto!
Hai visto? Un lieve pallore.
Sogno? Son desto? Ho bevuto?

Vedi? Lo strano pertugio
straccia la gonna alla notte.
Ecco! Ora rompe ogni indugio:
riapre le strade interrotte. –

E all’orizzonte già fremi
sentiero fresco di vento,
squarcian la notte già i semi
d’un nuovo folle tormento.

E l’inquietudine porta
a nuova vita celata,
alla speranza mai morta
d’un’inattesa risata…

Nelle giornate cattive,
vivono i ricordi persi
in contorte prospettive
di desideri perversi.

Nelle giornate cattive
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero e rivive
arcane forme di versi.

Silvano Conti

Pioggia

LLUVIA

La lluvia tiene un vago secreto de ternura,

algo de soñolencia resignada y amable,

una música humilde se despierta con ella

que hace vibrar el alma dormida del paisaje.

Es un besar azul que recibe la Tierra,

el mito primitivo que vuelve a realizarse.

El contacto ya frío de cielo y tierra viejos

con una mansedumbre de atardecer constante.

Es la aurora del fruto. La que nos trae las flores

y nos unge de espíritu santo de los mares.

La que derrama vida sobre las sementeras

y en el alma tristeza de lo que no se sabe.

La nostalgia terrible de una vida perdida,

el fatal sentimiento de haber nacido tarde,

o la ilusión inquieta de un mañana imposible

con la inquietud cercana del color de la carne.

El amor se despierta en el gris de su ritmo,

nuestro cielo interior tiene un triunfo de sangre,

pero nuestro optimismo se convierte en tristeza

al contemplar las gotas muertas en los cristales.

Y son las gotas: ojos de infinito que miran

al infinito blanco que les sirvió de madre.

Cada gota de lluvia tiembla en el cristal turbio

y le dejan divinas heridas de diamante.

Son poetas del agua que han visto y que meditan

lo que la muchedumbre de los ríos no sabe.

¡Oh lluvia silenciosa, sin tormentas ni vientos,

lluvia mansa y serena de esquila y luz suave,

lluvia buena y pacifica que eres la verdadera,

la que llorosa y triste sobre las cosas caes!

¡Oh lluvia franciscana que llevas a tus gotas

almas de fuentes claras y humildes manantiales!

Cuando sobre los campos desciendes lentamente

las rosas de mi pecho con tus sonidos abres.

El canto primitivo que dices al silencio

y la historia sonora que cuentas al ramaje

los comenta llorando mi corazón desierto

en un negro y profundo pentágrama sin clave.

Mi alma tiene tristeza de la lluvia serena,

tristeza resignada de cosa irrealizable,

tengo en el horizonte un lucero encendido

y el corazón me impide que corra a contemplarte.

¡Oh lluvia silenciosa que los árboles aman

y eres sobre el piano dulzura emocionante;

das al alma las mismas nieblas y resonancias

que pones en el alma dormida del paisaje!

§

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza

una sonnolenza rassegnata e amabile,

una musica umile si sveglia con lei

e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,

il mito primitivo che si rinnova.

Il freddo contatto di cielo e terra vecchi

con una pace da lunghe sere.

È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori

e ci unge con lo spirito santo dei mari.

Quella che sparge la vita sui seminati

e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,

il fatale sentimento di esser nati tardi,

o l’illusione inquieta di un domani impossibile

con l’inquietudine vicina del color della carne.

L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,

il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,

ma il nostro ottimismo si muta in tristezza

nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d’infinito che guardano

il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco

e vi lascia divine ferite di diamante.

Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano

ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,

pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,

pioggia buona e pacifica, vera pioggia,

quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia

anime di fonti chiare e di umili sorgenti!

Quando scendi sui campi lentamente

le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio

e la storia sonora che racconti ai rami

il mio cuore deserto li commenta

in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,

tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,

ho all’orizzonte una stella accesa

e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano

e sei al piano dolcezza emozionante:

dà all’anima le stesse nebbie e risonanze

che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

FEDERICO GARCIA LORCA

Impariamo, amore…

APRENDAMOS, AMOR…

Aprendamos, amor, com esses montes
Que, tão longe do mar, sabem o jeito
De banhar no azul dos horizontes.

Façamos o que é certo e de direito:
Dos desejos ocultos outras fontes
E desçamos ao mar do nosso leito.

§

Impariamo, amore, da questi monti
Che, così distanti dal mare, sanno il gesto
Di bagnare nell’azzurro gli orizzonti.

Facciamo ciò che è giusto e di retto:
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro letto.

JOSÉ DE SOUSA SARAMAGO

Published in: on febbraio 1, 2011 at 07:01  Comments (2)  
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Non sono in queste rive

Non sono in queste rive

fiori così vermigli

come le labbra de la donna mia,

nè’l suon de l’aure estive

tra fonti rose e gigli

fa del suo canto più dolce armonia.

Canto che m’ardi e piaci,

t’interrompano solo i nostri baci.

TORQUATO TASSO

Published in: on gennaio 10, 2011 at 06:55  Comments (1)  
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