Ora che sono qua

 
E’ tutto più chiaro ora che sono qua
posso vedere quei volti
sentirne i suoni le voci
comprendere le intenzioni
le aspirazioni gli scopi
 .
di genti di persone
di uomini donne bambini
vecchi che vicini al tramonto
scartano i loro ricordi
come caramelle golose
che perdute hanno l’aroma
 .
è tutto più chiaro ora che sono qua
in quell’umano cammino
ritrovo il senso dell’infinito
 .
in tutte le forme in tutte le proiezioni
che la vita esprime per la vita
 .
è tutto più chiaro da qua

Il Passero

Ofelia

(davanti all’Ofelia del preraffaellita Millais)

Va verso il mare e m’incanto a guardare,
l’acqua la culla  e lei sembra dormire.
Fronde s’inchinan, col loro stormire
par che un saluto le vogliano dare.
.
Lieve la veste disvela le forme,
con le sue labbra ricama un sorriso,
 nella sua mente rimangono incise
false promesse e dolenti quell’orme.
.
Alma che volle sol segni d’amore,
 perse ragion con le grandi illusioni,
 marcio sfuggì con le oscure emozioni.
 .
Or che nel mar troverà liete l’ore
e svaniran le frementi passioni,
potrà cantar le più dolci canzoni.

Piero Colonna Romano

Orme di sabbia

Arrancano i ricordi di un sentiero,
di foglie e ricci secchi per tappeto,
scricchioli autunnali sempre amati,
da sandali di gomma avventurieri.
Scioglievano i colori novembrini,
confusi da giudizi ancora acerbi,
profumi amici di brusii lontani
e nudi nidi, sui legnosi arti;
sfioravano le punte nubi incaute,
il cielo era lì, poco discosto,
e come un album da ricolorare,
offriva forme alla mia bocca aperta.
Ma i giorni lo stradino hanno scordato
e quando son tornato per cercare,
i rovi mi hanno dato il benvenuto
e non sapevo più dove guardare.
Invecchia l’uomo e riga sulla fronte:
è ruga d’oro scritta dal tragitto,
che se non si percorre più sovente,
svanisce, righiottita dagli sterpi.

Flavio Zago

Donna genovese

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
Che è corso di lontano e giunge grave
D’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
-Oh la divina
Semplicità delle tue forme snelle-
Non amore non spasimo, un fantasma,
Un’ombra della necessità che vaga
Serena e ineluttabile per l’anima
E la discioglie in gioia, in incanto serena
Perchè per l’infinito lo scirocco
Se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

DINO CAMPANA

Tre haiku di febbraio

Parola amica
tiene lontano i draghi
dal cuore tuo

Rapida nube
ogni ombra messa in fuga
dal tuo sorriso

Giorno prezioso
seme di pura gioia
cresce nel petto

Fabio Sangiorgio

Published in: on Mag 8, 2012 at 07:06  Lascia un commento  
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Post-it

Agitarsi in una rete a maglie larghe
con post-it attaccati un po’ ovunque
per smarrire la strada, non fermarsi a pensare,
riempire i polmoni di fango e di gossip
fino alla fine, fino ad urlare, la gola intasata,
la fine d’un giorno senza motivi.
*
Ecco l’alba che sorge da una notte senza fine
e trova la chiave d’un giorno nuovo
per trascinarsi sulle stampelle
delle proprie certezze.
*
Di nuovo la notte c’ingloba nel nero
dei sogni pensati, dei pensieri sognati
nel magma di forme abbozzate,
realtà indistinte, muovendo la rete
intasata d’inutilità.

Lorenzo Poggi

Mani

Cambio metodo, sai?
Impavida e spavalda
tra suoni d’aria
in correnti viaggiatrici
onoro la mia difesa
perdonandomi dalle colpe
inflitte solo da me stessa.
 
E’ sempre così.
 
Mi strazio ramificata
in estensioni di pensiero
che poi diventa vita mia
         in conchiglia
               in tana
forse in egoismo opportuno.
 
Mi tocco in forme
d’energia fluente
-ora-
cospirata da galleggianti
matasse roventi
da sbucciare
poi…
nella gestualità
    dello specchiarmi
mi si sgrana un corpo
di pelle rassicurata
da una nuova primavera.
 
Frenetico, rispettoso.
 
Caloroso nella freddezza
impiccato a metà
d’una negazione
da inventare…
per una nuova bugia illusoria
da raccontare.
 
Efficace?
No. Se la pelle lasciata
per strada non emana
quel po’ di vero
che sa fare piccola differenza
nella gestualità
d’accoglimento
del diverso

Glò

Noi siamo fatte

Noi siamo fatte
di tormento
quello che si tiene
stretto stretto
come figlio malato
che succhia latte
siamo fatte di carne
morbida e salata
e le rughe la rendono
più vera
siamo fatte di cirri
d’incedibili forme
che viaggiano malcerti
poi
e s’abbassano
a capire
siamo fatte di terra
rossa e spessa
nel cui grembo
s’attorcigliano
radici che
strappano
noi siamo fatte di vento
soffice in spuma
se la voglia ci prende
uragano di note
e parole
se il male
ci schiaccia
siamo monti di  luna
la notte di veglie
e chiazze di fango
se la mano ci taglia
siamo occhiaie silenti
senza lamento
siamo salvezza
e orrore
sapienza e
ignavia
paura e coraggio
siamo nate dall’acqua e
riarse di mare
conteniamo
nei visceri e fessure
tutto il mondo
e in qualche modo
lo doniamo al cielo.

Tinti Baldini

Sul muro grafito

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
e la muraglia, e l’usata strada.
Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

EUGENIO MONTALE

Burlesque

 
Curve sinuose in pizzo nero
lacci incrociati trattengon il respiro
corpetto esalta seni d’avorio
marmorei e tondi glutei rosa
.
Fascino retrò di giarrettiere
civettuoli battiti di ciglia
a cuore il rosso delle labbra
tacchi a spillo e bolle di champagne
.
Malizia e danza erotica
cedono corpetti svettan le forme
dea giunonica emergi dal calice
cavalcando eterea sogni plebei

astrofelia franca donà