Giorno di trebbiatura

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina
la polverosa pula svolazzante
entra negli occhi, e in quel preciso istante
escon le lacrime, e il pugno li strofina.

E torna, così, e soltanto, resta, il bello
d’una giornata che è la grande festa
che alla fatica, dà…ma non l’arresta,
che già aspetta, la cantina, il vin novello.

Canta il motore della trebbia, e il forcone
balla, e suda, il contadino, felice
e pe’ogni chicco in cuor suo benedice
il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

Sull’aia gioiosa vengono a portare
il desinar, le donne, ai contadini
come la chioccia fa coi suoi pulcini,
col vino buono, che aiuta a sopportare…

Più tardi incomincia a uscire dal camino,
un buon profumo – e a spandersi d’intorno –
dell’arrosto umettato co’olio e vino
(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,
e in mezzo al silenzioso tramestio,
ci sta chi cerca di vederci Dio
per ringraziarlo di tante cose belle.

Armando Bettozzi

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Miracolo d’amore

 
Vi racconto il mio pensiero, sulla vita e il suo mistero
Un po’ vera e un po’ menzogna: sotto al cavolo o… cicogna?
.
Angioletto birichino guarda Terra un bel mattino
da una nube tutta blu si rivolse al suo Gesù:
io quassù che ci sto affà? Mi dài mamma ed un papà?
.
E strillando a sfinimento, sveglia tutto il firmamento!
Mezzanotte: brilla il sole ed abbaglia un girasole
e la luna a mezzogiorno per l’arrosto accende il forno,
due o tre stelle, un unicorno, la galassia lì in soggiorno,
tre pianeti ormai confusi,  sulla Terra tutti ottusi!
.
“Olilalà” disse il Signore, ma cos’é ‘sto gran fragore?
Vide il piccolo angioletto:  lo guardò pieno d’affetto:
zitto piccolo urlatore,   corri sotto a un cavolfiore
poi vediamo cosa avviene, ma stà attento, attento bene!
.
Vola lesto l’angioletto, ma quel cavolo era stretto,
poi si sposta un pochettino: patapùnfete,  un tombino.
Per fortuna una cicogna che suonava la zampogna,
tra una nota un canto e un forse, da un comignolo lo scorse!
.
Vola giù in gran picchiata, piglia pure una testata
Prende quindi l’angioletto e lo pone in un sacchetto.
E poi va sulla città,  a cercar mamma e papà!
.
Vede il babbo dentro l’orto, che zappava tutto assorto…
un granello seminato, in Agosto ormai inoltrato,
nel giardino assai curato, era appena già sbocciato.
Meraviglia:  ma cos’è?  Questo è il dono per un Re!
.
Lo raccoglie con amore,  ma non era un cavolfiore…
Là, nel centro, una sorpresa, bella grande, a lungo attesa:
dentro il grande fazzoletto ci dormiva un pargoletto!
.
Quel papà tanto contento, ringraziò del dolce evento.
Prese un ramo di mimosa e poi tante rose rosa
e le offrì riconoscente, a una mamma sorridente!
.
Un abbraccio collettivo:  tutti gli angeli in arrivo
e un bacione esagerato a ogni bimbo che è già nato.
Ma cicogne o cavolfiore, son Miracoli d’Amore!

Sandra Tosi

Il nostro Paolo ci ha segnalato questa brava autrice, la cui specialità sono le presentazioni Powerpoint, quei “regali” che ogni tanto ci giungono allegati alle mail degli amici e che ci fanno divertire, commuovere o riflettere con testi illustrazioni e musiche. Potere trovare le sue creazioni a questo indirizzo http://www.mondopps.com/ . Complimenti a Sandra anche per l’inventiva e la grazia della sua filastrocca!

Scabrose geometrie

 
Vagando in cerca della verità
mi ritrovo a inciampare qua e là
sui punti di una retta senza fine
o in questo cerchio cosparso di mine.
Se esaminassi con mente più quadrata
I lati e gli angoli in trigono, beata,
della mia pace arbitro il Pentagono
più non sarebbe; ma solo l’Esagono
intrigherebbe di rime ogni mio giorno,
e il rombo poi, me lo farei al forno.
Tanto l’enigma di sta telenovela,
la sa il Triangolo, ma non la rivela.

Viviana Santandrea

Vecchio mulino

Macina
il vecchio mulino
in fondo alla vallata,
dove anche l’acqua é ingrata
e puzza di cloro.

S’ode
l’altalenante rumor
della pala che gira
e lo stridio delle cinghie
varca i vecchi muri di pietra
e si disperde
nel silenzio della vallata.

Dalla vecchia porta
lenta s’invola
una rada nebbia
che la pietra solleva
dai chicchi che macìna.

E quel profumo
dolce
di buona farina
riporta giorni sereni
quando si riusciva ancora a gustare
il sapore del pane,
fresco di forno,
che bruciava le mani
ed addolciva il palato.

Salvatore Armando Santoro

Il senso giusto

Tutto quello che passa
per le tue mani
ha una dolce impronta
un senso giusto
un sapore di semi
si riscatta dall’onta
del suo essere plumbeo
ogni ruga si spiana
sull’arco della fronte
chi da te si diparte
a te ritorna
come un pane sparito
rifiorito nel forno.

BARTOLO CATTAFI

Published in: on dicembre 30, 2010 at 06:59  Comments (3)  
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Ciambella di pere


§

Buongiorno, vi propongo un bel dolce dopo

tante vicissitudini degli amici del Cantiere:

 

CIAMBELLA  DI PERE

 

100 Grammi burro

150 Grammi Zucchero

3 Uova medie

Scorza di un limone grattugiata

250 Grammi farina

1 Bustina di lievito

800 Grammi di pere William tagliate a tocchetti piccoli

( se non le trovate vale bene una pera succosa )

Lavorare il burro con lo zucchero

Aggiungere le uova una ad una

La scorza del limone

Setacciare la farina con il lievito

Aggiungendola in due volte

Unire le pere schiacciandole nel composto

Finche non risulterà l’impasto morbido

Imburrare una tortiera a ciambella

Poi nel forno ( non ventilato)

190 gradi per 50 minuti

Premetto che tutto questo lo potete fare anche con il robot da cucina

per velocizzare

ma secondo me rende il sapore un po’ come i preparati

che trovate al supermercato

Un po’ di santa pazienza e sentirete

Dimenticavo due  varianti golose

da fare solo quando il dolce si sarà intiepidito

Una leggera glassa al limone

( 100 grammi di zucchero a velo in cui spremerete un limone)
o spennellate con cioccolato fondente fuso

( basta una barretta da 100 grammi )

Io di solito la taglio a metà e la dispongo

Come un abbraccio una metà glassa limone e l’altra cioccolato fondente

Buon appetito

e naturalmente un abbraccio

Pierluigi Ciolini

§

Dite la verità, questa non ve l’aspettavate dal nostro  Pierluigi!  Buon appetito a tutti e buon weekend!

Un cieco

Questa mattina ho aperto due dita sullo scuro
per annusare l’aria del forno
qui vicino, e l’eco della pioggia passata.
Poi, più avanti, ho messo il viso
come nell’acqua da bambino
tenendo aperti gli occhi
su niente.
Così, solo.
A immaginarmi in Africa australe
in un diluvio,
di versi d’animali notturni
nudo in cuore; pulito dei dolori che ho dato
e i ricevuti.
Capace di fiorire
e sembrare altro che umano,
un avamposto a tutti gli uccelli
un capitano, che smessa la sua spada
si ferma alla collina.
E guarda il genitale del sole sulle cose
sopra i paranchi messi a asciugare
sulle croci
dei poveretti nati garzoni
e morti meno.

Massimo Botturi

Foibe

 
Carsici baratri profondi e scuri
Custodi involontari
Di abominevoli vergogne
E di voluti silenzi decennali
Di rei conoscitor d’ infamie
Da cancellar da la memoria
Or luce è fatta
Sui martiri negati
Vittime di infima sorta
Colpevoli innocenti
Negletti dalla storia
Come immondizia gettati
A morir vivi
In fondo al pozzo ammucchiati
Da ideali puzzolenti
Come lor carne putrefatta,
Qual è la differenza, deh!
Se mai sapete,
Tra un pozzo…e un forno ?!

Armando Bettozzi

Published in: on febbraio 10, 2010 at 07:18  Comments (6)  
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