Festa?

E’ proprio
l’ora di festeggiare
di far coda
per le luci e i babbi
di studiare l’acconciatura
d’almanaccare
menu e bevande scelte
quando
bimbi del mondo
vivono per un giorno
madri succhiano
sangue
lavoro non è più nel
gergo
speranza pare obsoleta
fiumi e vulcani
ci mandano messaggi
la luna
si vede a mala pena
e il sole non ride più
le nocche dei vecchi
sanno di sale
e la terra emana
odore di morte
e la terra si riprende
tutto quello che ha dato
il mare si scalda
il cuore pulsa più in fretta
i motori si spengono
il denaro vola
nelle
solite tasche
il futuro
è un’ipotesi
per ottimisti
i panettoni
ingrassano
le chiacchiere dopo cena
rallentano i pensieri
ma non c’è
tregua
le fosse si riaprono
anche se di morte
non parla mai nessuno
la paura
è l’unico vero
sentimento popolare
che nascondiamo
così bene.

da sentirne l’odore
davanti alle vetrine
luccicanti.

Vogliamo far
festa d’amore?
Allora ricominciamo
a contare da 0.

Tinti e Maria

Almeno chiedersi


Ci sono tombe in cielo fatte di fumo
tante hanno misure piccole
portano solo nomi illeggibili
sono però nel cuore delle stelle
conservano la cenere degli uomini
i loro corpi mutilati e offesi
madri svuotate di bambini a sangue
c’erano scarpe a tonnellate
fuori dai forni
occhiali una montagna
e ceste di capelli
prima d’essere fumo venivano spogliati
d’identità e di pelle
se ne fecero oggetti e paralumi:
chi scuoiava, conciava, a chi pareva logico
fare d’esseri umani suppellettili?
più delle sentinelle
dei cavalli di frisia
del gelo e della fame
li uccise chi
non vedeva orrore
in quei bambini denutriti
strappati dalle braccia delle madri
chi non provava pena
per i corpi indifesi nella neve
e che li raccoglieva
per gettarli nei forni e nelle fosse
quelli per cui la strage fu normale.
Di quelli ancora è pieno il mondo
brandiscono randelli
e vorrebbero forni da sfamare.

Cristina Bove

Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

GIOVANNI PASCOLI

Sola è la terra


Sospesa quasi immota nel pensiero
resto aggrappata alla riva di questa vita
che mi respira addosso aria settembrina
di dolce brezza mattutina.
Filtro umori arcaici, strani
di terra rivoltata, stanca ormai
di mostrare ferite nelle zolle aperte.
Geme la terra e brama come fresca sposa
il bacio dello sposo a coronamento
della sacra e desiderata unione.
Implora la terra la gemma della pace,
non ha più forza di additare le orrende fosse comuni,
vuole dimenticare le vergognose foibe,
teme il ritorno angosciante delle Ardeatine.
E’ immacolata la terra,  sola a ricordare,
sola a piangere e ad aspettare;
l’hanno tradita gli uomini quasi colpita a morte
ma non ha perso la fede, né la speranza,
silenziosa e quieta aspetta che attecchisca il seme
gettato per distratta dispersione,
se avrà fortuna e attenzione
potrà dare vigore all’intera piantagione:
sarà pane d’amore e di compassione
per ogni generazione.

Roberta Bagnoli

Il mio paese è l’Italia

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

SALVATORE QUASIMODO

Spoglio

 

 

Quando si torna
alla casa
dopo la guerra
nel tragitto
si lasciano
per strada
borracce di vento e sabbia
stracci di sangue e melma
armi e pastrano
si gettano nel fiume
pezzi di te divelti e
ormai carne ammuffita
si scavano fosse
di ricordi e il male
scorre nelle viscere
della tua terra amata.
Sei spoglio uomo
ma quell’orrendo
calpestio di passi
dentro il cuore
di vestigia di volti
e occhi spauriti
quello rimane.

Tinti Baldini

Published in: on novembre 27, 2009 at 07:44  Comments (6)  
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