Macchie gialle i fiori

 
Macchie gialle i fiori, gli occhi, del tuberoso
elianto oggi,  fissi lo stelo poco mosso, il dio sol
ignorando che le noma e nutre di splendido
splendore fissano altrove: occhi lacrimosi
la meta dello sguardo intenso  questo doppio
scambievole amoroso sguardo, gialli fiori
che un tempo già lontano non dimenticato,
questo il motivo di questo  pianto il mio,
mio padre alla mamma da  rive di quei fossi
tolti, generosa  serra non avara e a man povera
gentile, in fasci  umile don d’amore le portava,
senza profumo più delle rose diceva profumati
senza valore per lei ricordo  più care d’una gemma,
amor semplice rural onesto contadino, alle rose
penso da me nel tempo ai vari amor donate alle
spine in dono nel tempo spesso invece ricevute.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

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Gazzella o giaguaro?

 
Se il dolore vive di
luce propria dentro
tane e anfratti
animale sanguigno e
diffidente
sarà una scattante
gazzella
che alle prime nevicate
salta fossi
o un giaguaro morbido
sinuoso
con baffi di vaniglia
che sorride
ai primi
caldi
sudori?
Dobbiam saperlo
per conoscerne
linguaggio e odore
litigarci o amarlo
scherzare o disprezzarlo
con sue parole. 
Altrimenti ci sfugge
e poi ci manca.

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 26, 2012 at 07:47  Comments (21)  
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Avevamo vent’anni

scriveva Calvino
e oltre il ponte
…….
c’era il sogno
quello di
vita diversa
in amore
di mondo diverso
in pace
di steccati divelti
insieme
di mari puliti
in abbraccio
di prati verdi
davvero
di monti blu
non di amianto
di strade linde
del sudore
di donne e uomini
al passo col tempo
ma con le ali pronte
di ragazzi nel buio
a baciarsi le nocche
fredde dell’inverno
di bimbi appollaiati
sull’albero di tiglio
di mani accavallate
a stringere
il dolore dell’altro
di piedi in ballo
a saltar fossi
di volti colorati
in sorrisi amici.

Avevamo vent’anni
e oltre il ponte
…………….

Tinti Baldini

Specchio

Ed ecco sul tronco

si rompono gemme:

un verde più nuovo dell’erba

che il cuore riposa:

il tronco pareva già morto,

piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;

e sono quell’acqua di nube

che oggi rispecchia nei fossi

più azzurro il suo pezzo di cielo,

quel verde che spacca la scorza

che pure stanotte non c’era.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on novembre 20, 2011 at 07:20  Comments (4)  
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Per bono

E n’n arfiurisce ‘l melo:
l’inverno se stragìna.
Tai greppi c’è la brina
e giù pe i fossi ‘l gélo.

Laggiù ‘n camino fuma
du’ soldi de speranza,
ma pu’, cun malcreanza,
svanisce e se cunsuma.

§

SUL SERIO

E non rifiorisce il melo:
l’inverno si trascina.
Sui greppi c’è la brina
e giù per i fossi il gelo.

Laggiù un camino fuma
due soldi di speranza,
ma poi, con disappunto,
svanisce e si consuma.

Silvano Conti

Published in: on ottobre 21, 2011 at 07:33  Comments (3)  
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La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Giunge la sera

con veli di tulle
e ha le braccia dell’amore.
Sull’omero poso la fronte
libero le parole del cuore
che dilagano
sui campi biondi
canticchiano
tra foglie d’acacia
sui fossi trinati d’avena
risplendono.

Graziella Cappelli

Published in: on settembre 8, 2011 at 07:48  Comments (14)  
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Eri dritta e felice

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

LEONARDO SINISGALLI

Il volo del colibrì


Il colibrì spiccò il volo
raggiunse il teatro del silenzio
si posò alla terrazza del poeta
e intonò il suo canto d’amore,
liberato il dolore dalle stanze
raggiunse il bosco dei faggi
le sue ali erano foglie nel vento
all’albero della malinconia,
l’usignolo delle carezze
usò le sue piume
per il nido del colibrì
e piansero assieme la loro solitudine
lungo i fossi dei gigli bianchi,
portami ancora tutto di te
anche le tue voglie stanche
che io possa ingannare il dolore
e sentire le mie mani felici
nei versi che muovo nell’aria
di questa estate che mi vede nuova
che mi vede come colibrì.

barche di carta