Senza pace

Non trovi
nulla che illumini
pensieri
né carezze al ribes
o alla fragola quietano
arsura d’anima
le parole
ragazze che corrono e
s’acchiappano
tirandosi l’orlo del vestito
son per te
strali
muti di pece
e l’occhio
ignavo non vede
non sente
attorno spruzzi di vento.

Io non riesco a darti
quella pace
che avvolge dentro seta
molle di saliva
e solleva il cuore
oltre il muro.

Tinti Baldini

Published in: on settembre 9, 2010 at 07:34  Comments (7)  
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Disegnatore di case


Ricordi ancora quelle belle volte
quand’aspettando il fine primavera
o la fanfara della festa estate,
staccavi scaglie di meriggi al giorno?
.
Salivi, con la palla ed un fratello,
per quei gradini che contavi sempre,
le rampe di riverberi e fragranze
e su quei muri si segnava un nome.
.
La vita era di mille vite insieme,
pistacchio e cioccolato a far la torta
che panna e frutta sormontavan tutta.
Poteva capitarti un pezzo grande
o il poco che giustificasse il gusto
e succedeva che in quella fetta
neanche l’ombra della bianca crema
od il color di fragola o ciliegia!
.
Ma poi, appena quella era ingoiata,
tu t’accorgevi ch’era pure buona
e, al diavolo, se per una  volta
il caso favorito non ti aveva.
.
Lasciamelo dir,  la tua terrazza
era a dir poco un po’ particolare
qual campo noi da gioco pensavamo
su un mattonato di seconda scelta
pieno di gobbe ed indecenti crepe.
.
Ma come facevate, tu e Antonello
a tirar sempre quasi rasoterra?
D’accordo, tu eri già un po’ calciatore
ma lui …. che undici anni aveva appena?
.
Quando alla fine stanco si sedeva
o per falso dolore si lagnava,
per te era segno ch’era giunta l’ora
della merenda che giù l’aspettava.
.
Te lo prendevi in braccio a spupazzarlo
e insieme guardavate il vostro mare
e quindi, giù, correndo di gran lena
a riportarlo al covo interno 6
dove qualcuna l’aspettava fiera
con nella mano pane e mortadella.
.
Tu invece lesto sopra ritornavi,
stavolta a due a due i tuoi gradini
che sempre tutti bene ricontavi
per il timor d’averne perso uno.
.
Lasciavi l’uscio d’abbaino aperto
e t’affacciavi al vento e al parapetto
dal lato di quell’ultimo tramezzo
e da gendarme perlustravi il porto.
.
Confessa, maledici quel palazzo
che alto, troppo alto, t’impediva
di buttar l’occhio pure sul naviglio
verso quel molo nell’aperto mare?
.
Chissà le quante volte t’hanno chiesto
qual è il mestier che tu vuoi far da grande?
Il pescatore o il marinaio oppur
del faro più lontan sarai guardiano?
.
Disegnator di case voglio fare
tu rispondevi e non avei dieci anni,
e, via, cucine letti sale e bagni
tracciati e ritracciati sui quaderni
per poi strapparli in mille e mille pezzi
se una misura giusta non tornava.
.
Poi nella vita tu hai fatto d’altro
così come la vita t’ha permesso
ma, per favore, se lo vuoi, mi tiri
planimetrie perfette dal cassetto,
con tutte le finestre della casa
rivolte al mare che da quel terrazzo…?

Aurelio Zucchi

Poesia vincitrice del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio-Città di Eboli” (Eboli 31/07/2010)
Motivazione della giuria: il poeta ripercorre il ricordo dell’estate della sua infanzia in un’atmosfera onirica ma sempre lucida, ma con frequenti richiami alla realtà dal gusto del gelato al numero civico della casa del protagonista. Percorso che porta a una riflessione sulla vita, sulla realtà di oggi e i sogni di ieri e la certezza che l’amicizia è una delle proprie costanti di tutta la vita. L’originalità del tema, un bambino che da grande vuol fare il geometra, è di per se un elemento qualificante nel contrasto fra utopia e concretezza. Il componimento è lungo ma scorrevole. Si divide in stanze di differente grandezza in cui si alternano riflessioni e sensazioni dell’autore. E’ impossibile distrarsi dal primo all’ultimo verso.

Maestri


Tu con il numero
marchiato sul braccio
sorridevi a me bambina
carezzando di luce
la mia vita
e tu mi leggevi
Lucrezio e mi
spalmavi versi
sul capo
chè la natura
è maestra
dicevi
e non sempre
capivo
e tu Giacomo
mi mostravi
oltre la siepe
e oltre orizzonti
fendendo muri
tu m’incamminavi
a cercare l’altrove
come corpo morto
cade
e tu…
e tu…amica
m’abbracci
di saliva e gusto
di fragola
tu di latte e talco
tu di baci selvaggi
e tu Josè
m’hai dato
la frusta
da usare
quando
vedo troppo male
intorno.
Tanti maestri
nel mio viaggio
che porto
dentro le tasche
del cuore
e la mia giacchetta
la passerò
a voi
ragazzi di domani.

Tinti Baldini

Voglie

Mi è presa voglia
di un’ altra stazione
scendo a piedi nudi
e non scavalco
mi metto sopra
le anime dei morti
e
le ascolto tutte.

Alcune hanno voce
di calcina e terra
altre di sparo
altre ancora bambine
chi non risponde
chi m’afferra le gambe
per tornare
chi ringrazia la morte
chi mi carezza
chi m’insulta
d’invadere
confini
altri cantano ….

Mi è presa la voglia
di
un’altra stazione
di cercare la vita
in faccia a risate nuove
voglio
cercare risposte
in mezzo alla gente
dove andate
che fate
se pensate
quante volte al giorno
e se vi viene sonno
riposate o andate oltre?
Credete davvero
a tutto quello che dicono
pensate davvero che la vita
sia tutta nel proprio destino
siete davvero convinti
che non ci sia
più
la mezza stagione
che basta davvero non voltarsi mai indietro
e vi
siete mai chiesti il vero prezzo del sangue
perchè i generali non
muoiono mai
quante anime si sono salvate
con quante e quali preghiere
avete paura di vivere
o di morire?

Mi hai messo la voglia
di riprendere il treno
e di pensare alla vita
chè i morti
dentro sono
e ce ne chiedono altra
e altra ancora
e più risa e schiamazzi
d’ infanti
e più domande
e sole per scaldare
sulla cresta dell’onda
e per farlo
m’occorrono
un’ocarina e
un sasso di fiume
per cantare e
sentire dove e se
arriva la voce

e la voce arriva
da chi vuol ascoltare
passa sui ponti
passa
nei polsi
passa nel vento
come il suono delle campane
ed è amore che
sa di sale
dopo il mare
è amore che sa di vento
passata l’estate
è il
passo incerto del bambino
quando impara l’orma del suo andare
è
l’incedere lento del vecchio
che ha imparato la vanità della fretta
è
mare è sole
è fidarsi è un po’ lasciarsi andare
al vuoto che dentro ci
fa girare

E quella voglia
d’inesausta tensione
slancio di pellegrino
in viaggio affannoso
è caparbia e ostinata
costeggiando i baratri
e uno se la avvoltola
intorno al collo
come boa di struzzo
color fragola
e lo strizza d’umore
perchè altri ne bevano
il sapore.

Tinti e Maria