Notiziario

Signore e signori, buonasera!
Di tutto ciò che sto per raccontarvi
probabilmente non v’interesserà,
sdraiati come siete nell’oblio.

Datemi, però, l’attenzione giusta
giacché è cosa rara avervi qui,
bassi, alti, biondi e bruni
riuniti sotto la mia anima.

Al mondo voglio dare la notizia
che nuova cosa oggi è accaduta,
e non pensate subito alla guerra
e state quindi ad ascoltarmi.

Finalmente, io sono felice!
Da testa a piedi sono in ammollo
nel brodo di fragranze di chimera
che va bevuto prima che s’addensi.

Vedete come abile io nuoto?
Sapete… allenamenti atroci
per ore, giorni, mesi ed anni
partendo dal trenino fino ad ora.

Fotografatemi, suvvia, vi prego
e fate poi di questa mia immagine
tante copie, bene bene incorniciate.
Le appenderò sui cieli del mondo.

Aurelio Zucchi

Profumo di donna

Solo una goccia
versata lì nell’incavo tiepido che sa di rosa
velluto quel lembo di pelle
che scivola giù dal mento e invita ai seni
disperdendo pensieri in visioni di conchiglie rosate .

Solo una lacrima
lì dove il cuore pulsa l’amore
e la seta del corpo s’imbeve di fragranze d’ambra
soffuse note di profumo si mescolano
all’essenza tua di donna.

astrofelia franca donà

Parole all’amore


Vorrei che la mia fantasia
volando più in alto
giungesse al tuo spirito,
cogliendo
nella sua piena parabola
l’intimo senso
dell’accogliere,
spartire,
aderire,
afferrare, gioiosi di noi
le fragranze del giorno.
A te dono il mio tempo,
i miei pensieri.
La mia poesia.
Ti prego, percorrimi
o anticipami, se non
procediamo per mano.
Attendimi in cima,
se scaliamo il mondo
da versanti differenti;
e garriamo insieme
al vento del momento,
ben stretti al pennone
del sogno
Immensi monumenti
l’umiltà innalza
nell’anima.

Flavio Zago

Disegnatore di case


Ricordi ancora quelle belle volte
quand’aspettando il fine primavera
o la fanfara della festa estate,
staccavi scaglie di meriggi al giorno?
.
Salivi, con la palla ed un fratello,
per quei gradini che contavi sempre,
le rampe di riverberi e fragranze
e su quei muri si segnava un nome.
.
La vita era di mille vite insieme,
pistacchio e cioccolato a far la torta
che panna e frutta sormontavan tutta.
Poteva capitarti un pezzo grande
o il poco che giustificasse il gusto
e succedeva che in quella fetta
neanche l’ombra della bianca crema
od il color di fragola o ciliegia!
.
Ma poi, appena quella era ingoiata,
tu t’accorgevi ch’era pure buona
e, al diavolo, se per una  volta
il caso favorito non ti aveva.
.
Lasciamelo dir,  la tua terrazza
era a dir poco un po’ particolare
qual campo noi da gioco pensavamo
su un mattonato di seconda scelta
pieno di gobbe ed indecenti crepe.
.
Ma come facevate, tu e Antonello
a tirar sempre quasi rasoterra?
D’accordo, tu eri già un po’ calciatore
ma lui …. che undici anni aveva appena?
.
Quando alla fine stanco si sedeva
o per falso dolore si lagnava,
per te era segno ch’era giunta l’ora
della merenda che giù l’aspettava.
.
Te lo prendevi in braccio a spupazzarlo
e insieme guardavate il vostro mare
e quindi, giù, correndo di gran lena
a riportarlo al covo interno 6
dove qualcuna l’aspettava fiera
con nella mano pane e mortadella.
.
Tu invece lesto sopra ritornavi,
stavolta a due a due i tuoi gradini
che sempre tutti bene ricontavi
per il timor d’averne perso uno.
.
Lasciavi l’uscio d’abbaino aperto
e t’affacciavi al vento e al parapetto
dal lato di quell’ultimo tramezzo
e da gendarme perlustravi il porto.
.
Confessa, maledici quel palazzo
che alto, troppo alto, t’impediva
di buttar l’occhio pure sul naviglio
verso quel molo nell’aperto mare?
.
Chissà le quante volte t’hanno chiesto
qual è il mestier che tu vuoi far da grande?
Il pescatore o il marinaio oppur
del faro più lontan sarai guardiano?
.
Disegnator di case voglio fare
tu rispondevi e non avei dieci anni,
e, via, cucine letti sale e bagni
tracciati e ritracciati sui quaderni
per poi strapparli in mille e mille pezzi
se una misura giusta non tornava.
.
Poi nella vita tu hai fatto d’altro
così come la vita t’ha permesso
ma, per favore, se lo vuoi, mi tiri
planimetrie perfette dal cassetto,
con tutte le finestre della casa
rivolte al mare che da quel terrazzo…?

Aurelio Zucchi

Poesia vincitrice del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio-Città di Eboli” (Eboli 31/07/2010)
Motivazione della giuria: il poeta ripercorre il ricordo dell’estate della sua infanzia in un’atmosfera onirica ma sempre lucida, ma con frequenti richiami alla realtà dal gusto del gelato al numero civico della casa del protagonista. Percorso che porta a una riflessione sulla vita, sulla realtà di oggi e i sogni di ieri e la certezza che l’amicizia è una delle proprie costanti di tutta la vita. L’originalità del tema, un bambino che da grande vuol fare il geometra, è di per se un elemento qualificante nel contrasto fra utopia e concretezza. Il componimento è lungo ma scorrevole. Si divide in stanze di differente grandezza in cui si alternano riflessioni e sensazioni dell’autore. E’ impossibile distrarsi dal primo all’ultimo verso.

Essenze di ieri

Ricordo colei
che dal giardino usciva
carica di rose
come da pensiero all’altro
caldo
di soave umanità.
Tra le ribelli ciocche
qualche verde foglia
le prime speranze
ed il crine d’oro scuro
caduta a colorarle.
Canaglia e ingiusto
quanto mai
l’aduggiarsi mesto
d’odierno sorriso
che non emana più
le sue fragranze
all’aroma puro
del bianco gelsomino.

Daniela Procida

Published in: on aprile 17, 2010 at 07:12  Comments (3)  
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