Magari

Magari potrei tornare
o partire se tu lo vorrai
E potrei risalire il torrente degli anni
in cerca della tua nascosta sorgente
o arrampicarmi impavido
sull’albero dell’incoscienza
e salire al cielo del tuo viso
per rubare quelle stille di oceano
ed agguantare l’argentea coda
del tuo sorriso sfuggente
Magari potrei scalare
le impervie rupi delle tue labbra
e cavalcare le tue erbose colline
finchè non mi sorprenda
il beffardo risveglio dell’alba
Magari potrei preparare
un giaciglio soffice di frasche
per posarvi tutti i miei sospiri
e accovacciarmi quieto
sulla tua indulgente soglia
per sentire su questo volto rugoso
il privilegio delle tue mani
Magari potrei partire
o tornare se tu lo vorrai
e di nascosto portarti
un vento di cedro e gelsomino
per fare il passo tuo più dolce
e meno amaro il mio cammino

Fabio Sangiorgio

Maronti d’Ischia

Magnòlia
såura la tô lèrga fójja
al’èlba
a scrivé dåu parôl
par Vidèlba.

Ed chi darsèt frût
ed màndel
fra frasschi frâsc
a dscuré.

Dal ci ci ci ci
di uslén ed fèsta
a dscuré.

E la buganvíll l’ascultèva
– fiuré! –
aturtiè e cuntôrta
só par la pèlma vîva
ch’la s truvèva
ed frånt ala surèla
môrta.

E a päns, a päns…
a päns che fôrsi
a n ò brîsa finé
a spêr che fôrsi
pió avanti
ancåura una rémma
a inciustrarò

§

Magnolia
sulla la tua larga foglia
all’alba
scrissi due parole
per Vitalba.

Di quei diciassette frutti
di mandorle
fra fresche frasche
parlai.

Del ci ci ci ci ri ci
di uccellini di festa
parlai.

E la buganvillea ascoltava
– fiorita! –
attorcigliata e contorta
su per la palma viva
che si trovava
di fronte alla sorella
morta.

E penso, penso…
penso che forse
non ho finito
spero che forse
più avanti
ancora una rima
inchiostrerò.

Sandro Sermenghi

Published in: on settembre 28, 2011 at 07:24  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Indocili i pensieri


Nel filare di ragno
d’un istante vischioso,
penzolante, pigro
d’una diafana attesa
(universale erede
già compiuto, nel plastico
mutare del tempo)
rivivo il riverbero molle
di confinati incontri,
con infiniti me stesso.

Domestici,
i pensieri indolenti
dei miei viali ombreggiati
rifugiano in facili frasche,
tra monoiche piante sorelle.

Scalcia, allora, imbizzarrisce
il puledro del dubbio
e scarta e rampa
confondendomi,
confondendosi con la sua più sana,
selvaggia, indomabile natura;
dispiega galoppi in danze
sui terreni miei sbrigliati
scavalca schemi,
disarciona pregiudizi
e inventa, il mio vedere
del vento la criniera

Flavio Zago