Niente di nuovo

Nell’imbrunire dell’aria
si perdono sfumature

l’artificiosa luce invano
in cerca di riscatto
intagliare cerca dune
di tesa notte scesa
sottil sabbiosa in strada

e sul finire frattanto
un fremito vitale

ma è amaro disincanto
di povero mortale

Pierluigi Ciolini

Published in: on luglio 14, 2012 at 07:39  Lascia un commento  
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A mia madre

E’  un languore di malinconia
uno spasmo dell’anima
se ti penso ora
che ho più di sessant’anni
è  smarrimento
ormai inusuale
un fremito del sentimento
che mi prende ancora
malgrado il tempo passato
al pensiero che non sei più con me
ma è anche rassicurante certezza
morbida tenerezza
se ti sento ancora parlare
dentro di me
consapevole ormai
che sarà così per sempre
fino a che
forse
un giorno
ti rivedrò.

Sandro Orlandi

Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

IL MIO ALBERO DI NATALE

Il mio albero
a guardarlo bene
è come quello vero
piantato nel giardino di casa
radici profonde
a irrorare linfa
prezioso nutrimento di vita
foglie forti e fragili
rami stecchiti adesso di gelo
domani gemme di luce
ad annunciare festa
di  prodiga primavera.
Il mio albero è un continuo
fremito di voci e memorie mai sopite
uno scandaglio di terra fremente
in cerca di nuove zolle sempre migliori,
se chiudi gli occhi
e porgi il cuore
puoi vederlo e sentirlo
come una creatura in carne ed ossa
abbracciarti di calde parole sempreverdi.
Il mio albero vorrei
che fosse infinito come il cielo
e portasse in dono
il regalo più bello
certezza di stella
splendente d’amore,
fuggente meteora sulla terra,
per strapparti un “oh”
di tenera, stupita meraviglia.

Roberta Bagnoli

Invecchierò qui

Invecchierò qui
sul ramo fiorito della mia solitudine
sfogliando i giorni delle farfalle
che mi muoiono addosso
con incuranza.
Io foglia e ombra di me stessa
in attesa
che mi chiami la terra e il volo
mi sarà
l’ultimo fremito.

Anileda Xeka

Published in: on dicembre 3, 2011 at 06:52  Comments (7)  
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Tramonto

Aggrapparsi
al tramonto fuggente e
stringersi
in un concerto di colori.

Addensarsi d’ombre
fremito
in foglie.

Danzi
un valzer incerto
sul prato lunare
s’inchinano melagrane rosse.

Graziella Cappelli

Published in: on novembre 19, 2011 at 07:02  Comments (16)  
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Silenziosa solitudine

 
Volo in silenziosa solitudine
verso l’ombra della sera
mentre sogno con speranza
in un turbinìo d’echi.
Filtrate dalle nuvole le stelle
piangono malinconia;
chi sono io che avanzo nelle tenebre,
nel fremito notturno della vita?
Leggera ed immensa
la natura assonnata ammicca,
non ha paura della notte
e segue i miei  passi.
Ma come ragno che tesse la tela,
l’immagine della felicità
diventa trappola mortale
lasciando un forte segno di frustrazione.
Ora il pensiero corre senza sosta
verso le prime luci dell’alba,
le uniche capaci di spezzare
l’arcano incubo che abita la mia notte.
 

Patrizia Mezzogori

La lumaca e il gabbiano

 
Amavo la chiocciola sincera
che in lenta andatura
sostiene il peso dei giorni
e lambisce concreta la terra
portando una casa d’amore
nel suo guscio di certezze
 
Ma gli occhi distolsi
e fu un volgere d’attimo breve
Di là dalle brume d’autunno
ho ascoltato il richiamo del mare
e scrutando i confini del cielo
vi ho scoperto le ali di un sogno
 
Quanto ho amato quelle ali
distese in un libero volo!
Con gli occhi rapiti seguivo
un gabbiano senza padroni
che ha nel cuore l’oceano
e per casa l’abbraccio del vento
 
Forse fu il fremito di un’ora incerta
o il riflesso abbagliante di un astro
Sciolsi le vele all’anima
salpando da riva sicura
per inseguire il profumo
di questa mia stagione fuggitiva
 
Sì gli occhi distolsi
mentre perdevo i miei malfermi passi
Allora ebbro di un’altra vita
non vidi più la mia lumaca
e sotto il piede smarrito e greve
solo sentii il rumore di uno schianto

Fabio Sangiorgio

Gabbiani

Là tornano stanchi i gabbiani
il sonno ormai chiude
gli sguardi già intrisi di mare
e l’ali provate
regalano il cielo al tramonto.

Se ancora domani riandranno
appesi al respiro del vento
o l’ultimo fremito avrà
qualche piccolo cuore
non sanno.

Noi invece quaggiù
coscienti, ma sempre assetati
intenti a rincorrere speranze
a sperdere gli attimi
nell’ansia d’inutili attese;

noi memori e tormentati
da tutte le perle perdute,
diversi però accomunati
da uguale precario destino:

un volo………un cammino.

Viviana Santandrea

Sono solo questa sera

serena, ma non vedo stelle.
Ascolto la voce del mare
ed il suo fremito dolente.
Ombre m’ammaliano
m’avvolgono
m’annullano
nel velo nero di pace.

Nino Silenzi

Published in: on gennaio 23, 2011 at 07:10  Comments (1)  
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