L’amore fuggito

 
 
 
L’amore
se n’è andato
alla sera
prima di dormire
è fuggito
da sè,
dal riflesso
sul lago
dell’egoismo
ed ha portato via i pensieri
e sparpagliato i sogni
come stormi
lo sparo del fucile
ed ora
il sole
non ha lo stesso colore,
il mare
la stessa voce,
il vento
scompiglia soltanto
e la musica
suona ininterrotta
le note più dure
del ricordo.

Gian Luca Sechi

Published in: on gennaio 10, 2012 at 07:44  Comments (5)  
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A caccia

Quando il sentiero di autunno vestito
ti prende per mano, ti trascina in salita
quando l’affanno confonde il pensiero
e quello del tempo sembra più veritiero
quando il tuo cane ti guarda perplesso
aspettando paziente la tua ombra di passo
quando scovata la preda, puntato il fucile
rinunci a sparare perché in fondo è da vile
Madre Natura ti prende per figlio
ti stringe amorevole tra le sue braccia
come ogni madre assiste e consola
capisce che in fondo è giunta la tua ora
ci sei tu con te stesso, sei tu soltanto
tutto il resto è il tuo cane che fedele ti è accanto
Non spaventarti  sentendo la fine
serra i tuoi occhi e lascia il fucile
puoi finalmente arrivare a capire
fragile uomo di vecchiaia malato,
il senso di tutto, il sapore della vita
ora che annaspi, che preghi che tremi
ora che capisci che è proprio finita.

Sandro Orlandi

La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Dedica a mio padre

Non te l’ho mai detto, ma
ti attendevo sempre al ritorno del tuo lavoro
nascosta nel balcone della nonna
sotto casa parcheggiavi il tuo camion
insieme alla tua stanchezza

il luccichio delle stelle
il chiarore della luna d’estate
le luci dei lampioni
riflettevano lucenti sulle spalle tue marmoree
abbronzate dal sole cocente del dì passato
e a me apparivi come il più bel papà del mondo

non te l’ho mai detto, ma
quando abbracciavi la tua fisarmonica
mi sentivo vibrare tutta di allegria e
paziente attendevo il tuo inizio

vrum-m-m- vram-m-m-

veloci scorrevano le dita sui tasti
e inizio aveva il tuo pezzo forte
e io mi incantavo al mio bel papà

non te l’ho mai detto,ma
quando tornavi dalla caccia con il fucile sulle spalle e
i leprotti a testa in giù, e le beccacce dondolante ai fianchi,
forte e sicura mi sentivo a guardare il mio papà

e oggi ancor di più
sei sempre il mio bel papà

Rosy Giglio

Ignoto milite

Ti chiesero di mettere una firma.
Non sono capace, rispondesti
Ti chiesero allora di porre una croce
che a fatica tracciasti.
Croci uguali a tante
Tu come la tua divisa di fante
A nessuno del tuo nome importava.
Un fucile tra le mani che un aratro
Lasciarono.
Questo a loro premeva
Le mani di una madre che le tue labbra
Baciarono.
A lei sola il tuo nome importava.
Tra centomila t’avrebbe trovato
il tuo nome gridato.
Era maggio, di ciliegie il tempo
che alle orecchie di lei adagiasti
come la promessa d’amore,
alito di vento,
a quella lei sussurrasti.
Al ballo del giorno di festa,
marcia forzata con rombi di morte
a martellar la testa.
Marciare o morire per quella terra
che neanche conoscevi
Ti parlarono di patria e tu non capivi.
Dove era la tua terra ti chiedevi.
Per te qualcuno a tua madre
poche parole scrisse,
per lei qualcuno quell’amore
lesse.
Fiore del sud forte di fertile terra
portato a morir per ignota guerra.
Carne da macello
in tutto pari al nordico fratello
da paura al nemico accomunato
anch’egli dall’aratro strappato.
Sotto una croce a tante uguali
Il tuo corpo, fiore reciso, giace
Come quel Cristo che il sacrificio
firmò su pari croce.

Claudio Pompi

Io sono quella…

Io sono quella
che cedere
vorrebbe,
disarmarsi
fidarsi,
amarsi
vorrebbe,
provarsi
per riuscirsi…
…dentro
ed il meglio darsi.
Ma l’anima
puntato ha
contro un fucile
chiamato vita
che fissa
strema roccia
anche di vulcano
ed allora
involvo
a ridicola
friabile
miniatura
e cartapesta
brucio spenta
in lavico pianto.

Daniela Procida

Published in: on Mag 1, 2011 at 07:29  Comments (5)  
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Quanto manca


Quanto manca all’amore,
così smetto di scrivere
e ti vengo a cercare
dove non sei.
Quanto manca alla guerra,
tolgo l’elmetto e scarico il fucile
piuttosto che uccidere
meglio morire.
Quanto manca alla pace,
ho semi di girasole
rubati in Toscana
da qualche parte li dovrò
pur piantare e guardarli
germogliare.
Quanto tempo manca
alla “presa di coscienza
del popolo coglione”,
ho fatto posto sul mio balcone
per una bandiera
senza colore.

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 4, 2011 at 07:34  Comments (9)  
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Born in the U.S.A.

Born down in a dead man’s town
The first kick I took was when I hit the ground
You end up like a dog that’s been beat too much
Till you spend half your life just covering up

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.

Got in a little hometown jam
So they put a rifle in my hand
Sent me off to a foreign land
To go and kill the yellow man

Come back home to the refinery
Hiring man said “Son if it was up to me”
Went down to see my V.A. man
He said “Son, don’t you understand”

I had a brother at Khe Sahn
Fighting off the Viet Cong
They’re still there, he’s all gone
He had a woman he loved in Saigon
I got a picture of him in her arms now

Down in the shadow of the penitentiary
Out by the gas fires of the refinery
I’m ten years burning down the road
Nowhere to run ain’t got nowhere to go

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I’m a long gone Daddy in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I’m a cool rocking Daddy in the U.S.A.

§

Nato in una cittadina morta
Il primo calcio l’ho preso quando caddì per terra
Finisci come un cane troppo bastonato
Fino a che passi metà della tua vita cercando di nasconderti

Nato negli USA
Sono nato negli USA
Sono nato negli USA
Nato negli USA

Ho avuto dei guai nella mia cittadina, cosi mi hanno messo un fucile nelle mie mani
E mi hanno mandato in un paese straniero per andare ad uccidere l’uomo giallo

Nato negli USA
Sono nato negli USA
Sono nato negli USA
Sono nato negli USA
Nato negli USA

Tornato a casa alla raffineria
Il uomo che assume mi dice “ragazzo se fosse per me”
Sono andato a trovare l’impiegato dell’ufficio veterani
Lui mi ha detto “ragazzo non capisci adesso”

Ho avuto un fratello a Khe Sahn combattendo i Viet Cong
Loro sono ancora lì, e lui non c’è più
Aveva una donna che lui amava a Saigon
Ho una sua foto fra le sue braccia adesso

Giù nelle ombre del penitenziario
Fuori dai fuochi dei gas della raffineria
Sono dieci anni bruciando sulla strada
Senza posti dove correre e senza posti dove andare

Nato negli USA
Sono nato degli USA
Nato negli USA
Sono un uomo irrecuperabile negli USA
Nato negli USA
Nato negli USA
Nato negli USA
Sono un mito negli USA

BRUCE SPRINGSTEEN

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

La bambina sentinella


E’ di vedetta la bambina sentinella.
Negli occhi  ha volo d’uccello
nella mano suona l’incauto fucile.
Su in alto sventola bandiera lisa,
arresa al teso vento.
A valle si accovaccia
l’orda stanca e scura,
scena di quotidiana follia
sospesa nell’intervallo della morte.
A volte ritornano i partigiani
ma questi sono diversi
fanno brillare bombe
in nome di un Dio
tradito dalla verità.

Roberta Bagnoli

Published in: on marzo 19, 2010 at 07:21  Comments (10)  
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