Contro corrente

Contro corrente come bionde trote
fendevano la calca cittadina
due fanciulle insolenti di bellezza.
Curiosando strusciarono i musini
di maliziosa cipria qua a un acquario
di lusso di dormenti onde ravvolte
di stoffe per murene ed aragoste,
più in là a un brillante altar di calzature,
spume di cardi rossi per pianelle
di Cenerentola, lustrini e argenti
per taccuini da ballo. Scantonarono
a un tratto e una si chinò nascosta
dall’inquieta compagna ad allacciarsi
la giarrettiera a mezza coscia ignuda.
Le succhiò la corrente cittadina.
Vedo sempre la strada illuminata
da quel fulgore di carne di donna
nel marmo della pioggia settembrina.

CORRADO GOVONI

Trascendenza

 
Quei tuoi grandi occhi mi accendono il cuore
e quei tuoi sorrisi mi bruciano dentro.
Si muovon le mani, son lente e affamate,
respiro si fonde con lingue incollate
.
Nel tuo apparire ritrovo l’amore
che placa e ricrea che appaga appagando.
Se guardo il tuo viso, di luce diffuso,
mi par di volare in cielo confuso.
.
E il cielo stupito raccoglie il tuo grido,
ci  manda un fulgore che abbaglia e frastorna.
Son fili di pioggia quei raggi di sole
pervadono tutto e mancan parole.
.
Così è questa fiamma, scambiata con gioia,
donarsi, fremendo, di questo languore.
Poi resta il silenzio ed  un rotto ansimare,
un tenero abbraccio il tempo a fermare.
.
Di cose perdute rimane l’inganno,
 visioni dissolte, memorie avvilite.
Trascende il reale quel tempo fatato,
incanto vissuto o solo sognato.

Piero Colonna Romano

La parola impossibile

A PALAVRA IMPOSSÍVEL

Deram-me o silêncio para eu guardar dentro de mim
A vida que não se troca por palavras.
Deram-mo para eu guardar dentro de mim
As vozes que só em mim são verdadeiras.
Deram-mo para eu guardar dentro de mim
A impossível palavra da verdade.

Deram-me o silêncio como uma palavra impossível,
Nua e clara como o fulgor duma lâmina invencível,
Para eu guardar dentro de mim,
Para eu ignorar dentro de mim
a única palavra sem disfarce –
a Palavra que nunca se profere.

 §

Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me

la vita che non si scambia con parole.

Me l’hanno dato per serbare dentro di me

le voci che solo in me sono vere.

Me lo hanno dato per serbare dentro di me

l’impossibile parola della verità.

Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,

nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,

per serbare dentro di me,

per ignorare dentro di me,

l’unica parola senza travestimento –

la Parola che mai si proferisce.

ADOLFO CASAIS MONTEIRO

Published in: on settembre 1, 2011 at 07:05  Comments (2)  
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Chiaroscuri


Pur anelando il fulgore
del bianco colore
spesso il netto confine
sfugge alla mente
si sfrangia in rivoli
incontrollabili di sfumature
e ti ritrovi a fissare
uno specchio deforme
e insoddisfatto
l’anima rifugge dal nero seppia
ma ne è attratta inconsapevolmente
e precipita…precipita…senza scampo
nessun provvidenziale paracadute
a sostenere la caduta
se non una lenta e dolorosissima
risalita in chiara coscienza
che a volte costa la vita.

Roberta Bagnoli

Perdonaci Terra

Scendo e mi proietto
all’interno della terra
dove lo scheletro della vita
protesta pietrificandosi
E’ un fiume al contrario
pieno di allucinazioni
fluttuanti acque
verso la sua anima

Scendo nella oscura melma
e le rive  mi proiettano
stelle lievitanti mortali acidi
inorridendomi.
Eccole sono cartilagini dell’oblio
fango e gelatina
orbite come fossati senza fondo
sono mostri in fulgore anonimo

Vengo trascinato da lave
tumultuose
verso il cuore della terra
dove pulsa il segreto del fuoco inviolato
Ora io al centro del portento
dove non vive distinzione alcuna
tra l’essere bruciato e l’essere fuoco
sono morso dalle fiamme e sono anch’io
a morderle pronto.

E da lassù terra
appari in torpore addormentata
nel sogno del tuo sonno
è perciò che vengo
morendo lentamente
nel tuo fuoco con morti
occultate nel tragitto
soccombenti nelle tue tempeste.

Ti chiedo terra
l’apocalisse della speranza
mentre la luna d’aceto
rivolterà vomitando
le nostre anime velenose

Marcello Plavier

Ansia nella notte

Ascolta: un frullo d’ali, un trillo d’oro
guarda nel gran silenzio lo splendore.
Silenzio. Vaporose distanze.
Non respira più il vento.
Scintillano fili d’erba a mille
in acceso fulgore di rugiade.

Pastori, armenti – risuona a tratti lento
tinnire di campani – guidano giù
dai monti, a pascoli piani,
poi tutto tace. Sul ciglio
della strada il gregge dorme.

L’ansia dei pastori s’attenua
in questa pace di stanchezza
lungo la via senza stelle. Notte
profonda. L’ombra di questa
croce cresciuta è a dismisura
nel cammino. Nel silenzio
assordante tendo le braccia
e non ti giungo, ti cerco nella luce,
candide vie tra i fiori, e non m’appari.

Paolo Santangelo

Parla il mare con il sole

muovendo calmo
il corpo caldo
ed a tratti quasi canta
al suo fulgore.
Ora tace al passaggio
di nuvole screziate
ed ascolta gioioso le grida
dei fanciulli che s’immergono
tra le sue fresche onde.
Ecco sembra chieder
pace, lui, di tempeste
artefice tremendo.
Freme placido
alla luce che s’arroventa
dilatando le passioni
dei cuori invisibili.

Nino Silenzi

Published in: on marzo 31, 2010 at 07:22  Comments (7)  
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Ella passa radiosa

SHE WALKS IN BEAUTY

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes:
Thus mellow’d to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impair’d the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express
How pure, how dear their dwelling-place.
And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

 §

Ella passa radiosa, come la notte
Di climi tersi e di cieli stellati;
Tutto il meglio del buio e del fulgore
S’incontra nel suo sguardo e nei suoi occhi
Così addolciti a quella luce tenera
Che allo sfarzo del giorno nega il cielo.
Un’ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
Guastato in parte la grazia senza nome
Che ondeggia sulla sua treccia corvina
O dolcemente la illumina in volto,
Dove pensieri limpidi e soavi
Pura svelano e preziosa la dimora.
Su quella guancia, sopra quella fronte,
Così dolci, serene ma eloquenti,
I sorrisi avvincenti, i colori accesi
Parlano di giorni volti al bene,
Di un animo che qui con tutto è in pace,
Di un cuore che ama innocente!

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on gennaio 14, 2010 at 07:35  Comments (5)  
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