Impressioni

 
I banchi del mercato colorati
I fiori che si vendono sono stati traditi
E la bellezza effimera dei bulli di periferia
Gli avambracci scoperti e tatuati
Coi  sogni di viaggi mai fatti
E il Polo Sud è un’idea stramba
Per chi non ama l’avventura
E non farà mai nulla di così scontato
Da meritare funerali di stato
O lacrime stagionali
Come gelsomini oppure il glicine
Che non vuol  crescere sul  mio balcone
E c’è uno spreco di sogni
Anche nel mio nome
Se nulla è stato visto di quello che ho fatto
Quando innamorato cercavo spiagge
Di pietra lavica e sognavo ancelle
E bevevo alla sorgente con le mani a bicchiere
Senza sapere che potevo morire a vent’anni
Nel sudore di un’uniforme
Senza nemmeno il tempo di un pensiero
Come il Piero di una canzone
Che insegno ai figli
Per farli guarire.

Maria Attanasio

Omertà


L’ibiscus chiuso nasconde del sangue,
l’inchiostro simpatico fa le pagine bianche,
il coro è piangente,
ma le maschere son cieche e sorde.
La strada si svuota, spiata dai vetri,
fugaci fantasmi dai veli neri.
La campana rintocca ma non per il morto,
annuncia che è sera, sera di sangue.
C’è solo il pianto dei parenti
vicino al corpo dell’ammazzato,
pianto già orfano della vendetta,
pianto umiliato, pianto deriso,
pianto infangato da chi ha ucciso.
Ora è il tempo dei funerali
ora è il tempo di farsi vedere
per ribadire, con la presenza,
che nessuno parli, che nessuno dica
quello che ha visto la tragica sera.

Lorenzo Poggi

Non voglio

Non voglio
gioire per velone
nè ridacchiar di morti
a mio vantaggio
tutti possono ascoltare
ciò che dico
nè accettare soprusi
a me o a chi non ha voce
gambe o luce negli occhi
non mi scanso se due
si baciano sull’arena
siano donne amanti
o una coppia di anziani
bevo dalle mani
di ogni colore
e il mio è eguale
perchè è d’uomo
non voglio
lacrime finte ai funerali
nè doni per avere
ma d’amore
non voglio più fingere
di capire
chi parla e poi fa altro
non voglio esser
bella di finti colpi
e le rughe mi passano
in sordina
fili di seta sulla pelle
quasi in abbraccio
voglio amica la solitudine
e la gente
la musica e le voci d’ogni dove
tanto dentro c’è
quel silenzio se lo vuoi
non voglio
salutare di sorrisi
chi mangia pane a tradimento
so quello che
non voglio essere
e Montale insegna
ma forse chi sono
non so scoprirlo ancora …
..c’è ancora tempo
se l’attimo è il mio tempo.

Tinti Baldini