Generale

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c’è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant’anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c’è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

FRANCESCO DE GREGORI

Un altro respiro

Nel mare d’ignoto,
dado gettato,
ora rimbalzi,
verde pallina,
tra funghi di flipper
e soli brucianti.

Tutto tocchi e tutto
vuoi tastare,
figlio di tatto e sorpresa:
il tuo non sapere
è stiva da colmare.

Ma tutta l’acqua del mondo,
a fatica,
ti saprà dissetare;
tutta la luce del cosmo,
a malapena,
ti potrà illuminare
perché,
figlio di tatto e sorpresa
i tuoi occhi, ora accesi,
sono pozzo
che non sa traboccare.

Flavio Zago

Published in: on novembre 6, 2011 at 07:24  Comments (3)  
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Perdonatemi…parlerò d’amore

Son strade che riportano al fienile
cammini che conducono il ricordo,
stringendolo per mano quando è sera,
per farmi raccontare un po’ d’amore.

La paglia scalda l’animo e le membra
dal turbine che sventa la mitezza
ch’è scritta sulla linea della vita,
che inciampa sopra i calli dell’amore.

Saranno omaggi in fiore o funghi matti,
cestini colmi pesano sul petto
ch’espira versi nati dal balletto,
che ritma questo mio cantar d’amore.

Così dirò di fiordi e verdi tetti,
rianimerò le foglie rinsecchite
le rivedrò danzare col maestrale
che soffia sul mio acero d’amore

E’ acqua che nel letto non riposa,
è leva che solleva questa terra,
orecchio che bottina la tua bocca
silenzio mormorato il nostro amore.

Flavio Zago

Published in: on gennaio 1, 2010 at 07:12  Comments (5)  
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