Notturno nuziale

Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non ti vedo, non ti sento.
E la ghermisti con artiglio d’aquila, e tutta la costringesti nella tua forza
riplasmandola in te con tal furore ch’ella perdette il senso d’esistere.
E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu il ritmo perfetto,
e dal balcone aperto la notte guardava con l’occhio d’una sola stella
rossastra,
e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri
la tristezza dell’ombra vi vegliò sino all’alba.

ADA NEGRI

UMANI: NON CON . . . QUESTI OCCHI

 
che cosa
debbo darvi
come prove:
siete,  siamo,  tutti fasulli  e . . . intanto,
nel remoto remoto,  nessuno leggerà
quello – che è stato scritto – e sarà scritto,
da me,  da voi,  dal  previssuto Alighieri,
anzi da tutti,
ALMENO NON CON . . . QUESTI OCCHI,
.
NON SPECIE, NON PROGENIE,
ALTERANTI
PROBOSCIDI
ACCATTIVANTI CLITORIDI
VITA ESTREMA
FULGIDA
COME UN LAPILLO
E VACUA E VAGA
COME DA ESTERNO FURORE
ETERNO VANO.
.
VINCOLO
PER LA VITA IN CUI NON SIAMO
MA STAREMO PER SEMPRE
FINO A CAPIRE.
.
Oltre l’Anima non c’è nulla
che scende o che sale
verso il Tutto,
l’anonimo astrale
prova
anche lui come noi
da culla del tempo
alla fine del viaggio.
.
Coraggio:
ne abbiamo bisogno,
col sogno dell’ ultimo
abbaglio
la vita terrena per noi.
Travalica i sensi
fittizi
dell’essere umano,
arriva in sinapsi,
di sensi mai occorsi,
che ora son morsi
dal vivere eterno
a noi occulto,
ché ancora
non siamo all’altezza di Loro e di Lui.
Di Lui: leggerà i fatti nostri
– senza occhi –
in un modo diverso.
 

Paolo Santangelo

Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute

EUGENIO MONTALE

EVVIVA LE DONNE!

Evviva le Donne! oggi è la nostra Festa!
quando andiamo, quando si resta
se siamo aperte o chiuse in noi stesse
ad ascoltar le parole nel cerchio riflesse
quel sospiro quel cielo
quell’alito leggiero
che solo noi sentiamo
o quando condividiamo
pane e sogni con amore
quando siam cieche di furore
ogni tanto succede
non è la nostra fede
è reazione quando non siamo ascoltate
non siamo solo belle fate
a volte streghe nere arrabbiate

quanto bello sarebbe sempre sognare
allargate le braccia al vento
della primavera fiore che si apre
splendide sulle colline di tutti i tempi
accanto al mare col suo dolce rumore
nel sole o fra tutte le stelle del firmamento
senza più l’ombra dei rimpianti
alzare assieme i nostri canti
libere e folli di quell’ebbrezza
che apre la mente e fantastiche
con tutta la nostra tenerezza
dire sì sì  al bello alla vita alle antiche
madri che ce le hanno trasmesse
tutte queste possibilità di essere
di essere in essere ci hanno fatte
noi e i nostri compagni amici fratelli
non sempre belli a volte nemici
coi figli coi padri andare forse in bici
e credere ancora all’Amare pure
nelle amare ore di incerti momenti
nelle avversità sperare contenti
in un Destino un Futuro un Mondo Migliore!

Alessandra, una Donna!

Alessandra Generali

Furore

Aprirò un cancello
di ferro arrugginito
per nascondere gli attrezzi
del mio falso umore.

Con le braccia a crocefisso
rivolte all’infinito
salirò sulla vetta del monte
a gridare il mio furore.

Guarderò in faccia
il mostro imbellettato
per strappargli la maschera
del buon educato.

Mi accomoderò
sulla torta nunziale
d’un milione di torti farcita.

Darò scandalo fra bellimbusti
cariatidi sparse
tra bicchieri e vassoi.

Minerò la base del tempio
sapendo da prima
che non sarà uno scempio.

Lorenzo Poggi

Genesis

Forse è meglio
che
nasci solo,
Uomo,
infinitèsimo
àtomo del nulla,
e muori
nel tempo,
nello spazio
sempre,
quando,
esasperatamente
acerbo
nel cervello
alièno
si adombra
il pensiero …
vuoto
di nuovo.

Meglio
fingere
sénno,
ignorando
il Furore
che… penetra disperato
il vivo,
d’ essenza eterno,
ché subendo
il patire
soffri
aspettando,
effetto Génesis,
Ciò che adempia
l’ Esperimento.

Paolo Santangelo

Published in: on giugno 16, 2010 at 07:35  Comments (8)  
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Creatività

Aggrappato al solco del vento
balbetto immagini
con parole slegate
cercando lo spago,
la voglia ed il furore
di chiudere tutto,
di farmi del male.

ritorna la luce
ridendo tra i denti
sporcando l’inchiostro
di falsi colori,
così da confondermi
nell’oasi di pace,
accanto alla fonte,
vicino al creato.

Rientra assonante
il ritmo del gioco,
metronomo angusto
della nostra pochezza,
le sbarre improvvise
dell’urlo ingoiato,
dell’intravisto infinito.

Lorenzo Poggi