M’è cara solitudine

M’è cara, solitudine, soltanto dopo amore;
come m’è caro il verde dell’acqua
e l’ogni vista, sul marmo delle belle fontane
dove china
mettevi bocca e gonna scozzese.
E me, vicino, nel tentativo poco riuscito di salvare
almeno i piedi dalle freddate
dai ricami, che intorno al labbro e fino ai tuoi nei
ti usava il sole.
M’è cara come certe conchiglie da non dire
quell’utopia che in mezzo alle gambe
altro che mare!
E che mostrare corpo regina!
Da un balcone, un parapetto
o altre prospettiche teatrali.
M’è cara come tua consistenza, come il melo
che l’ombra catapulta sopra la rete e il prato;
m’è cara come prima del sonno la tua vena
la pulsazione e il pari respiro,
la tua coscia
e l’ombelico che non sta zitto, neanche a notte.

Massimo Botturi

Onironauta

Un mordersi continuo
come a sfamarsi degli umori
fermare il flusso  d’un tempo caldo
che ancora avverte d’esser vivi
a toccarsi le gambe pare strano
testimoniare tutti i giorni
sedute o deambulanti
e le braccia una loro geografia
di vene e squame

sognare alligatori sotto il letto
i figli sparsi da salvare
urlavo
nessuno mi ascoltava
ridevano di quelle care bestioline                   e
non aver paura, sciocca, vedi che sono innocui?
Non era vero
li mangiarono tutti                     grandi e piccoli
qui ci vorrebbe un gesucristo armato – pensavo –
che se aspetto miracoli…

ho poi guardato                   ho visto tra le fauci
d’una stanza affamata di me
scricchiolarmi di ossa
espropriarmi di sangue e d’ogni fluido
in questo sogno che rimane fisso
e so
d’essere sveglia.

Cristina Bove

Insieme come allora

Ora che l’aria è rarefatta
ed il mistero che incombe
rintana gli animali impauriti
dall’incombente temporale.

Ora che di grigio spento
pare tingersi anche l’anima
e con un sospiro greve
sparisce dal ricordo ogni colore.

Ora dovrei parlarti di speranza
dei nostri occhi giovanili
che nella tremula penombra
brillavano di candele fragili,

delle nostre gambe flesse
su ginocchia doloranti di fede,
di quell’incondizionato abbandono
ad una volontà che incute forza.

Invece piango con te, amica mia
lacrime dense di attesa
e ti tengo la mano fredda
nel silenzio che già è preghiera.

Elide Colombo

Vecchiezza

 
Assopito
nella evanescenza
di bucolici anfratti
prendeva a passi lenti
il panorama.
Gli occhi disciolti
nell’amena vista
offrivano ai pennelli
il desiderio
di scorrazzare sulla tavolozza
e incoravano il cuore 
a proseguire
lungo il rettilineo delle ore…
l’atonia spalmata
nelle braccia cadenti
e nelle gambe
diluiva la foga
di pupille,
del cappello ruzzato
sulla fronte
del fumo acceso
a ciglio delle labbra…
le due voci
scolpivano la sera su cuscino
un sorriso pietoso,
mentre dal cielo
piovono sempre
sassi di domani
sul capo
del presente ammutolito.

Giuseppe Stracuzzi

Il mio vento

 
è tra le pieghe disfatte
nell’orlo leggero di seta
.
sfrontato e innocente
carezzevole e distratto
languido
nel soffio vellutato
.
fra dita sinuose
che accendono i sensi
.
m’avvolge
stravolge
nel brivido caldo
arruffa i capelli
sfiora le gambe
s’insinua
lento
a cercar voglie mute
sopìti desideri
strazia le carni
è bacio di vento

astrofelia franca donà

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:40  Comments (9)  
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Niente lavoro ieri e oggi?

Stavi seduto
braccia molli
gambe attocigliate
sbocconcellando
pane abbrustolito
e le nocche blu di vento.
 
Lei ti guardava
occhi di luce spenta
ma in amore
e girava
girava girava
nel paiolo
polenta bianca
quella che piaceva a
te.
 
Era sera
sulle Langhe
a fasce crude
e tutto era grigio
d’umore
e silenzi.
 
Come pesci
appena generati
i ragazzi
puntavano il colle
come se da lì
venisse
pace.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:00  Comments (15)  
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Parvenze

Sgocciola
un pianto antico
di settembre
gambe doppio nodo
e il sale sparso
a rito di scongiuro

e raspa nella gola
il ritornarmi vivo
frangia di suono
calpestato invano.

Venti petali
divenire pietra
e un silenzio sposo
e compromesso
di morta stagione.

Sgocciola
venti passi avanti
l’onta stesa
alla penombra, e il nodo

un fiocco che non è. 

Beatrice Zanini

Come si fa

 
a sentirsi natura
che muore e rinasce
se si aspetta l’ultima sigaretta
come si fa a svegliare
sensi sopiti
senza schiaffo di ghiaccio
a sollevar gambe
senza false stampelle
a non succhiare miele
e panna montata
per gonfiare
come una mongolfiera
a essere buoni e cari
se ci si sente cattivi
come
a sollevare capo al cielo
quando ciondola
tra paludi
di bruma?
.
Basterebbe vivere

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 11, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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Farfalla prigioniera

Nere arcate su gocce di tristezza –
perle di umida malinconia –
di magnifica, tristezza,
di dolce, malinconica tristezza,
rassegnata, tristezza,
lo sguardo
lontano fai vagare tra i ricordi,
tra i sogni di bambina ormai sfumati
tra braccia inadatte, e egoiste
che in cerchio
stringono
la lieta libertà che più non hai.

Fili dorati sulla fronte chiara,
raccolti in una coda di cavallo
donano fierezza
a chiare gote appena zigomate,
lisce e vellutate;
contornano lo sguardo…che non guarda
per non vedere quello che hai lasciato.

Il corpo adolescente,
di bambina cresciuta,
su gambe di alabastro,
sotto la vestina,
lo perdi per donare il paradiso
a chi da tempo, ormai,
non lo sperava più.
Ma solo lui lo vede…
non già lo sguardo tuo, smarrito
tra il bel ricordo
di quella tua sognante gioventù
ch’è già finita.

Ami soltanto
per vivere una vita.

Armando Bettozzi

Promessa e speranza

Un giorno promisi al vento
che non mi sarei più lasciato
portar via con le foglie d’autunno.
Scesi a patti col tempo
che mi lasciasse assaporare finalmente
il gusto di una vita senza pianto.
La regina della notte
splendeva di luce bianca nel cielo
mentre riponevo i miei ricordi
in una scatola di nebbia chiusa a chiave.
Alla fine salii in groppa ad un cavallo di nome futuro
e galoppai verso i confini della fantasia.
Ora vorrei chiedere a mamma Natura
di non avere più pelle nè occhi,
né mani nè bocca,
né testa nè gambe,
ma solo anima,
e un cuore da riempire con il tuo amore
e con la tua essenza.
Ti avrò così anche quando non ti tocco,
ti amerò anche quando non ti sfioro,
potrò baciarti anche quando non ci sei,
abbracciarti col pensiero,
e tenerti sempre stretta a me.
Ti percepirò anche e soprattutto
nel silenzio sospeso della tua assenza,
sprofondando in te,
nella certezza e nel calore
della tua esistenza.

Sandro Orlandi