Anima pura

non ammortizza più
l’anima opaca che stringo,
e sonde e gangli stranieri
la passano e storpiano incauti.
M’accovaccio nel cielo,
ridisegno un feto.
Rarefatta, l’aria che sento
è più amniotica di mari di sale,
più madre di terre argillose;
un cordone saprà riportarmi
nella mano che mi ha generato,
e il mio essere sempre in cammino
saprà ripartire dal pianto.

Flavio Zago

Published in: on luglio 9, 2012 at 07:36  Comments (4)  
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