Il capestro

–  Corda che pendi dall’albero muto,
vorrei conoscere dove ho sbagliato;
in questa notte che ho appena vissuto
dimmi se il canto d’amore è peccato.
Dammi un motivo per questa condanna,
che male ho fatto al cospetto del cielo?
Amai soltanto, ma il cuore mi inganna,
nulla ebbi in cambio se non il suo gelo.
–  Non disperare finchè si fa giorno,
sei ancora in tempo per l’ultima scena:
anni e illusioni non fanno ritorno,
ma ci son io a lenirti ogni pena.
Io sono tua, sono vera, non fingo,
nel mio legame puoi ben confidare;
vieni da me, con amore ti stringo,
neanche da morto ti lascerò andare.

Fabio Sangiorgio

Vita mia

 
Vento pungente
sul dorso della strada.
Vola il biglietto
dell’ultimo tram perso,
volteggia
.
intona canti stanchi
.
e danza
tra le chiome sbiadite
di scordanti radici.
.
E tu,
occhi amari
che mi domandi piano,
se ancora
ti afferro la mano.
.
Alita il gelo,
qualche fiocco cade,
.
presagio solitario
in fondo al cuore.
Passano risate
e un cane,
la coda esclamativa,
fiuta e rifiuta.
tracce vaghe;
i miei pensieri.
.
Ed io,
.
occhi sfatti,
che su vetrine intrise
di borse, impronte
e  lustrini di Natale mi scorgo
e mi domando invano
se ancora
so prendermi per mano.                    

Flavio Zago

Inverno

 
l’ho sempre detestato
tanto che già l’autunno
seppur caldo e ramato
m’indisponeva,
poiché ne era il preludio.
Lunghi mesi di gelo
e pomeriggi
dal buio sepolcrale
la credevo una pena
un prezzo da pagare
per avere il diritto
a un briciolo d’estate.
Poi tutti quegli orpelli:
maglie che t’infagottano
sciarpe, cappotti e ombrelli
son vere barricate
alla femminilità;
bruttine anche le tinte
tutte tendenti al nero
e a noi donne si sa
ci tocca  di attrezzarci
con il “vedo-non vedo”;
usiam trafori e spacchi
chè per amor del vero
ciò ch’è bello a vedersi
è bene che si veda!
 
Però ultimamente
assaporo l’autunno
e inizio ad apprezzare
questo freddo pungente;
mi piace stare in casa
e in fondo non m’importa
di dovermi coprire.
Che cosa vorrà dire?

Viviana Santandrea

La tempesta non conta i suoi morti

Videro fuochi di sant Elmo
aprire il nero come fosse un foglio
un mare obliquo
mare
mare
mare!

navigavano vene da contratto
senza diritto di mugugno
ma d’inventarsi un cielo      sì
lo fecero grondante di bitume
piovvero inferno e sangue

il Capitano
s’accorsero nell’attimo d’un lampo
leggeva poesie sul cassero fiammante

o marinaio
mio marinaio
parodiava una voce di balena
arpione in gola
non suonare campane
il gelo ha già ghermito le tue braccia
e le ghirlande
barcollano battendo le fiancate

nessuno scenderà da questa nave

Cristina Bove

Occhi di luna

 
 
Occhi di luna,
velati d’azzurro
lampi di gelo
 a nascondere il cuore
.
Occhi di cielo,
velati d’amore
occhi di mare
sereni, ridenti.
.
Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.
.
Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.
.
Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.
.
Immagini lievi
d’un sogno d’amore
vissuto.

Piero Colonna Romano

Nevicata

Neve morbida
s’imbeve dell’impronta lasciata
ghiaccio fissa per poco la traccia
nuovi fiocchi candidi ricoprono i passi

un pettirosso si nasconde fra i rami
intirizzito dal gelido vento
si ricopre di foglie resistendo al gelo

si staglia fioco un raggio di sole
ragnatele ghiacciate brillano
rispecchiando riflessi arcobaleno

tutto sembra fermarsi silenziosamente
lo sguardo soppesa la purezza
di quel bianco manto

Maristella Angeli

Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

Tutto muore al mondo

Tutto muore al mondo, madre e giovinezza
la donna tradisce e l’amico scompare.
Impara ad assaporare una nuova dolcezza
contemplando il freddo circolo polare.

Prendi la tua barca, salpa verso il polo
tra mura di ghiaccio e in silenzio oblìa
come l’uomo ama, lotta e muori solo:
dimentica il paese dell’umana follia.

Ed all’anima stanca insegna, mentre lento
s’impossessa del sangue il brivido del gelo,
che non le serve a nulla questo pianeta spento
perchè i raggi vengono dal cielo.

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Galaverna

Si è fatta poesia stamane
la natura tutta.
Ha indossato l’abito bianco
e si offre a sguardi ammirati.
E non c’è cespuglio
né filo d’erba
che non si sia sottratto
a divenire merletto
come una dama imbellettata.
Su tutto aleggia
l’atmosfera sospesa
di quel soffio di gelo.

Sandra Greggio

Published in: on gennaio 29, 2012 at 07:00  Comments (11)  
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IL MIO ALBERO DI NATALE

Il mio albero
a guardarlo bene
è come quello vero
piantato nel giardino di casa
radici profonde
a irrorare linfa
prezioso nutrimento di vita
foglie forti e fragili
rami stecchiti adesso di gelo
domani gemme di luce
ad annunciare festa
di  prodiga primavera.
Il mio albero è un continuo
fremito di voci e memorie mai sopite
uno scandaglio di terra fremente
in cerca di nuove zolle sempre migliori,
se chiudi gli occhi
e porgi il cuore
puoi vederlo e sentirlo
come una creatura in carne ed ossa
abbracciarti di calde parole sempreverdi.
Il mio albero vorrei
che fosse infinito come il cielo
e portasse in dono
il regalo più bello
certezza di stella
splendente d’amore,
fuggente meteora sulla terra,
per strapparti un “oh”
di tenera, stupita meraviglia.

Roberta Bagnoli