Facciata natalizia napoletana

Ai poveri balconi delle case felici

zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,

ove il cielo dei fili si perde nell’albore

murario delle cupole e nel freddo del cuore,

– e Napoli nell’agro falsetto trova il piglio

grinzoso, la sua matria ridicola di figlio-

di scena è la facciata ove il Natale mostra

i melloni, le sorbe, l’uva dei merletti

di carta, i fichi d’India. (E’ la nomenclatura

del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra

fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,

il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.

Era l’aria festiva, era l’aria di tutti,

la porta sulla scala aperta ai pastori

che piangevano i lutti, il bambino che viene

in braccio alle novene.

Era un vederci fuori

di noi, “al vento, al gelo”, per restar dentro, al fiato

di quel primo passato ove albeggiava il cielo.

Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano

paffuta di geloni per quel mangiare poco

in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.

ALFONSO GATTO

Che ci siamo persi

Le gesta dei padri
nelle foto ingiallite

il lume a petrolio
le mani sul fuoco
vicino al camino
il bagno all’esterno
lo scaldino nel letto
le scarpe bollate
i geloni dei piedi
la neve dal tetto
a cadere sul letto
materazzo di paglia
rumoroso e con buche
calzoni corti
per lividi viola
il riposo d’inverno
intorno alla tavola
la tavola storta
tagliata dal tronco
il nonno racconta
le feste paesane
i giochi nell’aia
l’amore rubato
tra le spighe di grano
il lavoro bestiale
il pezzo di pane
condito di niente
la zuppa la sera
il pollo a Natale
il pollo all’Assunta
il suino allevato
il prosciutto venduto
il pane con lardo
e l’ulcera certa
il fieno ai conigli
i buoi con l’aratro
la zappa e la terra
il reticolo scuro
sul dietro del collo
il rosario la sera
e il timore di dio
tutto il disagio
e l’amore che c’era
vita vuota di tutto
e colma di tutto.

Lorenzo Poggi

(in collaborazione con l’amico Augusto Paiella)