Natura autunnale

 
“Bella che ier ridevi, il capo adorno
di gemme, cieca all’umana sventura
rabbrividisci or discinta e impura
sparse le vesti d’ocra tutt’intorno.
 .
Dell’instabile amante tuo il ritorno
di certo tu vedrai;  a me più dura
è la stagione estrema, ed ho paura
non basti il tempo a cancellar lo scorno.”
 .
Natura dunque ha ben altra sorte:
si spoglia e si riveste, piange o ride,
le è concesso rifarsi;   non vi è Morte
 .
che la possa fermar, nulla l’uccide.
Sbarrate invece sono all’uom le porte,
se dell’errore tosto non si avvide.
.

Viviana Santandrea

Published in: on giugno 23, 2012 at 07:48  Comments (7)  
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Scorciatoia per aprile

Al posto della neve il ramo nudo
fiordiciliegio gemme
tradite dal rossore
aria che intiepidisce intorno
età di precipizi e di solstizi
essere al dunque

portami al petto almeno un suono
che insinui la certezza del momento
io viva
intorno un surrogato di passione
dura
quanto un post it
sul vetro della fuga
è un patto d’alleanza

scruta la scritta sulle mani
azzurrità d’amore in altro modo
leggi
la vita trattenuta dall’inverno

Cristina Bove

Gemme

Ti dico della volpe, con la sua coda rossa
la strada con un cenno indicata
la salvezza.
La sua eleganza è la gioventù che avevo
i cani il letto triste del tanto non amore.

Ti dico della lontra che scivola, di pietra
nel fiume nome semplice e povero
il suo peso
corredo di un istante sognato
un guizzo antico
simile a quello che insieme facevamo
io ed il mio corpo serpe di luna.

Dico l’erba, il mais novello per le poiane
e quelle gemme
capezzoli immaturi di un latte passeggero.
Ti dico le ho succhiate per tutto il tempo giusto
ne ho ancora qualche festa annunciata per la bocca.
Insieme a tenerezze vicine agli occhi
e in fronte
nel cavo delle mani, sul petto
tra le rose.

Massimo Botturi

IL MIO ALBERO DI NATALE

Il mio albero
a guardarlo bene
è come quello vero
piantato nel giardino di casa
radici profonde
a irrorare linfa
prezioso nutrimento di vita
foglie forti e fragili
rami stecchiti adesso di gelo
domani gemme di luce
ad annunciare festa
di  prodiga primavera.
Il mio albero è un continuo
fremito di voci e memorie mai sopite
uno scandaglio di terra fremente
in cerca di nuove zolle sempre migliori,
se chiudi gli occhi
e porgi il cuore
puoi vederlo e sentirlo
come una creatura in carne ed ossa
abbracciarti di calde parole sempreverdi.
Il mio albero vorrei
che fosse infinito come il cielo
e portasse in dono
il regalo più bello
certezza di stella
splendente d’amore,
fuggente meteora sulla terra,
per strapparti un “oh”
di tenera, stupita meraviglia.

Roberta Bagnoli

Città e potenze e troni

CITIES AND THRONES AND POWERS

Cities and Thrones and Powers,
Stand in Time’s eye,
Almost as long as flowers,
Which daily die:
But, as new buds put forth
To glad new men,
Out of the spent and unconsidered Earth,
The Cities rise again.

This season’s Daffodil,
She never hears,
What change, what chance, what chill,
Cut down last year’s;
But with bold countenance,
And knowledge small,
Esteems her seven days’ continuance,
To be perpetual.

So Time that is o’er -kind,
To all that be,
Ordains us e’en as blind,
As bold as she:
That in our very death,
And burial sure,
Shadow to shadow, well persuaded, saith,
“See how our works endure!”

§

Città e potenze e troni
Stanno sotto l’occhio del tempo,
Quasi quanto i fiori,
Che giornalmente muoiono:
Ma, come spuntano gemme novelle
Per rallegrare altri uomini,
Così dalla terra esausta e dimenticata
Risorgono le città

Il narciso di questa stagione,
Non viene mai a sapere
Quale mutamento, caso, gelo
Stroncasse quelli dell’anno passato;
Ma con audace aspetto
E conoscenza poca,
La sua durata di sette giorni
Pensa perpetua.

Così il tempo, generoso oltre ogni segno
Con tutto ciò che esiste,
Ci fa altrettanto ciechi
E audaci che il narciso:
E nella morte stessa,
E sepoltura certa,
Ombra a ombra, ben persuasa, dice:
« Vedi l’opera nostra come dura! ».

RUDYARD KIPLING

Inverno

                                        Accucciarsi
                       nel tuo grembo e
                       in gemme di brina
                       risplendere.
                       Errabondi siamo
                       per campi bruni
                       nel vento basso
                       che scuote le siepi
                       e muove fili di grano.
                       Le labbra ti porgo
                       sotto
                       un tramonto ametista
                       alla tua fiamma
                        sfavillante
                       sarà la notte.

                      Graziella Cappelli

Published in: on novembre 29, 2011 at 07:26  Comments (18)  
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Senza un perchè

Senza un perché io ti amo
Non dico perché sei interessante
e dolce e tenero
perché mi capisci senza parole
perché i nostri sguardi
si incrociano
al momento giusto
nell’attimo in cui
entrambi i cuori
han qualcosa da dirsi
e lo fanno solo guardandosi
nel medesimo preciso istante
quasi avessero puntato l’orologio.

Senza un perché io ti amo
Non dico perché in te
c’è il riassunto dell’amore
o perché quando mi baci
i miei occhi divengono
laghi di luce
come se il sole in essi si specchiasse.

Senza un perché io ti amo
Non perché le foglie che cadono
mi ricordano il giallo del grano
invece di infondermi tristezza
o una bella nevicata fuori stagione
non perché le gemme che esplodono
palpitano di vita come i battiti del mio cuore
o perché le rondini che a primavera ritornano
portano nel becco
tanti messaggi d’amore per te.

Senza un perché io ti amo
con il linguaggio delle tortore che tubano
delle onde che si accavallano
richiamando galoppi di cavalli.

Senza un perché io ti amo.
O forse c’è un perché.
L’unico.
Senza di te io non vivo.

Sandra Greggio

Specchio

Ed ecco sul tronco

si rompono gemme:

un verde più nuovo dell’erba

che il cuore riposa:

il tronco pareva già morto,

piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;

e sono quell’acqua di nube

che oggi rispecchia nei fossi

più azzurro il suo pezzo di cielo,

quel verde che spacca la scorza

che pure stanotte non c’era.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on novembre 20, 2011 at 07:20  Comments (4)  
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A te, pragmatico uomo, chiedo

 
Prestami la tua capacità di decidere
la tua sicurezza nel sapere in cosa credere.
Scrollami, dimmi che non ho più l’età
che i sogni sono illusioni per allocchi
protagonisti di fiabe antiche inascoltate.
.
Convincimi che la luna è solo un astro
e non complice luce che si fa discreta
per proteggere un’intimità
o regalare un brillar di gemme
alle sciolte chiome di colei
che come fiera le libera al vento
per spargere profumi incantatori.
.
Dimmi che il cielo è aria
e non dimora di angeli e di anime.
Fammi credere che mai più
le braccia forti di mio padre
sorreggeranno la mia fragilità
e che il sorriso di mia madre
ho spento io per sempre
abbassando le palpebre
su occhi che mai rivedranno luce.
.
Polvere, solo polvere,
resterà di questo amore cosmico
tormento e gaudio
che mi divora l’anima
attimo per attimo
facendo di me una fiamma
che non so estinguere.

Elide Colombo

Sulla laguna

Scende la sera e la pace mi porta,
pace di sensi sulla laguna:
ineffabile silenzio si rompe
e trascorre sulle erbe,
rauco richiamo di gabbiani
solenni sull’immota acqua.
Lievi farfalle ondeggiano
al vento impaziente.
Lontane le vette respirano
sospirano liete le gemme.
Una vela disegna un arco
bianco.
L’argine è azzurro
di fiori.
I pruni le angosce dipingono
della vita – il vento mai non posa –
groviglio di attese mai vinte.

Nino Silenzi