Un cieco

Questa mattina ho aperto due dita sullo scuro
per annusare l’aria del forno
qui vicino, e l’eco della pioggia passata.
Poi, più avanti, ho messo il viso
come nell’acqua da bambino
tenendo aperti gli occhi
su niente.
Così, solo.
A immaginarmi in Africa australe
in un diluvio,
di versi d’animali notturni
nudo in cuore; pulito dei dolori che ho dato
e i ricevuti.
Capace di fiorire
e sembrare altro che umano,
un avamposto a tutti gli uccelli
un capitano, che smessa la sua spada
si ferma alla collina.
E guarda il genitale del sole sulle cose
sopra i paranchi messi a asciugare
sulle croci
dei poveretti nati garzoni
e morti meno.

Massimo Botturi