Gennaio

sotterra l’anno morto,
spegne le luci di Natale
solleva in fretta il sole
dal fondo del solstizio…
Cade la neve
a fiocchi di speranza
copre gli aridi spogli
e poi conduce
progetti,
speranze,
promesse
di un anno migliore…
Prendi lo spunto
di questo primo passo
per seguire
un indirizzo buono,
conta una strada irta di scalini
per abbracciare il quadro
dove pullula il coro
di lacrime e soprusi,
grida una parola
contro il male …
forse tutti insieme
potremo riuscire
a spaventarlo.

Giuseppe Stracuzzi

Per sempre

 
Per  sempre
mia figlia che ride
una giornata di sole a Gennaio
un attimo d’ispirazione
poesia nuova e vecchio dolore.
Per sempre
una fetta di limone nel tè
la ricerca riuscita di me
due occhi innamorati nei miei
mia figlia che prega
le poesie migliori nei giorni dispari
una casa sul Lago
un uomo fedele
o solamente buono.
Per sempre
la pace nel mondo
(come sono banale,
ma ancora ci credo)
una voce amica  al telefono
io molto innamorata
compassionevole
innocente come un bambino appena nato
o un pazzo qualunque.
Per sempre
parole in movimento
ed io che le raccolgo sottovento
io che mi raccolgo sottovuoto e fermo il tempo
io che mi rassereno e faccio tutto di meno
io che metto insieme i pezzi del mio piccolo cielo
io che riesco a sentire nella città
qualcosa di buono.
Per sempre
io che finalmente
comprendo il dono del perdono
e ritrovo volti e cellule del mio sangue
sparse per il mondo.

Maria Attanasio

Ancora quasi amore

 
 
Ora tutto quello che resta da fare
È ricominciare
Darsi morsi baciarsi sulla bocca
E via nel vento
Come foglie o nascondersi
Come un gioco di bambini.
Quello che siamo stati un tempo non lo saremo più
Perfino la voglia di bere è cambiata
Il modo di girarsi o quello di specchiarsi nelle vetrine
Col gioco di non trovarsi mai
E poi all’improvviso la sorpresa
Di sentirsi di nuovo quel vuoto
Nello stomaco che era amore
E fiato perso nel  freddo di Gennaio
Quando ci unimmo in un abbraccio
Che ancora dura più lento.

Maria Attanasio

Published in: on luglio 29, 2011 at 07:46  Comments (6)  
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Concerto per anime sole

 
Nell’aria
rarefatta
di un’anonima mattina
di fine gennaio
accordo
senza alcuna pretesa
il violoncello del tempo
oboe di fiato in sordina
carezza le dita
e spinge l’anima
a salire da sola
sul pentagramma del cielo
piangono le stelle
vibrano d’amore reciso
il sole resta attore
dimenticato
altrove a esultare
qui le nubi
fanno e disfanno
suoni e accordi grigi
di un pianoforte scordato
tutto sembra perfetto
anche il dolore della terra
si staglia perla assoluta
scagliata per distrazione
e raccolta per scelta sublime
magia di un semplice
concerto per anime sole.

Roberta Bagnoli

Storia di dodici mesi

Dice gennaio: chiudete quell’ uscio!
Dice febbraio: io sto nel mio guscio!
Marzo apre un occhio e inventa i colori
Aprile copre ogni prato di fiori.
Maggio ti porge la rosa più bella
Giugno ha in pugno una spiga e una stella.
Luglio si beve il ruscello in un fiato
Sonnecchia agosto all’ombra sdraiato.
Settembre morde le uve violette
Più saggio ottobre nel tino le mette.
Novembre fa di ogni sterpo fascina
Dicembre verso il Presepe cammina.

Sandro Sermenghi

Lilium

Senz’altro il due Gennaio,
un ordinario giorno come tanti
altri. O l’undici Settembre.
Perché.
Non ci è dato
di sapere
oltre.

Peccato del non credere.
Defilato
meraviglioso passare:
non siamo e siamo.

E dalle auguste vette
della vita
fugace
siamo e non siamo.

Fino a che restiamo
soli
con colui,
che dell’oltre
ha fondato
il tutto
e il fine:

noi,
lo chiamiamo Dio.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 8, 2010 at 07:26  Comments (14)  
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Aurora

Pure il mattino splende radioso
nel gelo di gennaio
la bruma si dissolve lentamente
in nebbia più sottile
e il sole che la penetra
la feconda di luce e di calore.

Pure l’animo mio si dispera
e si contorce
e geme
per la tua mancanza
e quel sole sembra cadere
non sorgere
e la luce spegnersi
come al tramonto.

Sandro Orlandi

Published in: on giugno 12, 2010 at 07:31  Comments (9)  
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Gazzella del ricordo d’amore

No te lleves tu recuerdo.
Déjalo solo en mi pecho,

temblor de blanco cerezo
en el martirio de enero.

Me separa de los muertos
un muro de malos sueños.

Doy pena de lirio fresco
para un corazón de yeso.

Toda la noche en el huerto
mis ojos, como dos perros.

Toda la noche, comiendo
los membrillos de veneno.

Algunas veces el viento
es un tulipán de miedo,

es un tulipán enfermo,
la madrugada de invierno.

Un muro de malos sueños
me separa de los muertos.

La niebla cubre en silencio
el valle gris de tu cuerpo.

Por el arco del encuentro
la cicuta está creciendo.

Pero deja tu recuerdo
déjalo sólo en mi pecho.

§

Non portar via il tuo ricordo.

Lascialo solo nel mio cuore,

tremore di bianco ciliegio

nel martirio di gennaio.

Mi separa dai morti

un muro di brutti sogni.

Soffro pene di giglio fresco

per un cuore di gesso.

Tutta la notte nell’orto

i miei occhi come due cani.

Tutta la notte, mangiando

le cotogne di veleno.

A volte il vento

è un tulipano di paura.

È un tulipano malato

l’alba d’inverno.

Un muro di brutti sogni

mi separa dai morti.

L’erba copre in silenzio

la valle grigia del tuo corpo.

Per il tempo dell’incontro

la cicuta sta crescendo.

Ma lascia il tuo ricordo

lascialo solo nel mio petto.

FEDERICO GARCIA LORCA