Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

EUGENIO MONTALE

Non esiste metro di fallimento

se [non] sai da dove nasce.

L’infanzia, qui, non c’entra.

E’ in età matura
che si aprono le porte
delle proprie fusioni insolventi.

L’infanzia, qui, non c’entra.

Nella vita ti foderi
di tasselli mancanti
in continuo (forse), sperato divenire.

Il baratro è un metro di misura
che vive di continua valutazione
ispiratoria, sognante, idealizzante.

Le braccia si arrampicano
scivolose
raccogliendo(si) dagli specchi.
Nonostante tutto.
Son consapevolezze.
Lasci alle spalle l’infanzia
e cresci sui [tuoi] profumi.
Salvando il fiore, il suo stelo.
Compreso le spine che t’illudi
di aromatizzare nei colori.
Nei colori nel tatto.
Nel [suo] vaso di puro germoglio.

L’adolescenza [non] c’entra.

-Son nuove strade, nuovi cementi.
senza fiori/odori-

Le scelte iniziano ad essere soggettive
oggettivamente osservate
da chi si prende cura di te
anche col solo pensiero
di pensare a te.
In concreta assenza.

S’inizia a bollire la [s]bronza
dove l’infanzia c’entra
ma senza fallire la conquista
d’un essere “costruzione”.

Camminando ancora,
seguendo l’invisibile oggettivo
che ti ha reso
colui a cui gli altri non interessa,
colui a cui l’umano non sa entrare.

Glò

L’ombra nella sequoia


Rossa corteccia
pelle di un Dio pagano fratello
Sequoia di un mòdo e in un mondo blasfemi
indietro non torni
neppure a portare con te la mia ombra
prigioniera nel legno e dei tuoi segni.
Sequoia che stampi la mia Religione
che m’anneghi il pensiero di profumi di terra e radici
Sequoia Navajo
canto germoglio in alto nel cielo
e nel fango di resine e pino
innalzato ai Mòdi
ed ai Mondi degli Eterni Giardini Bambini…
sappi mio abbraccio
che non sei sola col tuo proteso dolore…
ripara la mia anima dentro la Tua.

Enrico Tartagni

Sognando il sogno

Ho di te immagine
sensuale
i tuoi languidi sguardi
mi trascinano
tra la fine seta
dei tuoi capelli
sul tuo collo roseo,
adolescente e fine
sul dolce arrossire
del tuo orecchio
come freschi gelsomini
si perderebbero
i miei baci
A volte le mie
inquiete mani
incontrano
le tue forme
tonde come rose
è una vaga luce d’amore
una promessa
candida e misteriosa dolce come l’alba
nella soavità
del germoglio
ingioiellato di brina.
Ascolta il fruscio del vento
tra i placidi alberi
su ogni paesaggio
scendono nuove note
così inattese nuove e dolci
quanto il rosseggiare
dell’aurora.

Marcello Plavier

Sospesa

Vivermi d’aria
in volo
in tesorieri
d’un noi

lati stemperati
occupati
da rumori…

echi d’un distratto
dormiveglia
scricchiolii laterali
d’un giorno appeso
al mio ricordo d’una pergola
rigogliosa in fiore.

Non mi stritola
nessuna moina di mare

mi estraggo latente
dal colpo d’una mite foglia
in purpureo germoglio…

Glò

Published in: on settembre 10, 2010 at 07:13  Comments (1)  
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A Senhal


A  CLÎ

Quand l’è tänp ed caranvèl
fèr di sèlt sanza grinbèl
pò cuntént andèrsen vî
in silänzi e in pónta ed pî
a zarchèr una caśleńna
dóvv tafièr un’anadréńna
e vulèr såtta un linzôl
par magnèr sfrâpl e raviôl!
Pò, in sta mûśica fiuré,
lûv biasèr un dåulz candé
dåu fritèl cån sî grasû
e ala lómm di mirasû
chèld gustèr ranûc’ cån Clî
ch’la s fa vgnîr la freneśî,
ch’l’é l’insónni d nôstra vétta,
che però l’é tante drétta
ch’an s’ariès mai ed ciapèrla,
pzigutèrla e intànt baśèrla!
L’é un źarmói, l’é un sprucajén,
l’ha del cûruv da viulén
l’é una źòja l’é un zriśén ,
cån Clî psairi ciacarèr
cån Clî psairi anc źughèr,
la Sô véggna… psair vindmèr!

§

A  SENHAL 1

Quando è tempo di carnevale
far dei salti senza grembiale
poi contenti andarsene via
in silenzio e in punta di piedi
a cercare una casina
dove ingollare un’anatrina
e volare sotto un lenzuolo
per mangiare sfrappole e raviole!
Poi, in questa musica fiorita,
ghiotti masticare un dolce candito
due frittelle con sei ciccioli
e alla luce dei girasoli
caldi gustare ranocchi con Senhal
che ci fa venire la frenesia,
che è il sogno della nostra vita,
che però è tanto scaltra
che non ci riesce mai di acchiapparla
pizzicottarla e intanto baciarla!
È un germoglio, è snella carina,
ha delle curve da violino
è una gioia è un ciliegino/sorrisino 2,
con Senhal poter chiacchierare
con Senhal poter anche giocare
la Sua vigna… poter vendemmiare!

Sandro Sermenghi

1 Senhal” (Clî) nome fittizio che nella poesia dei  trovadori provenzali adombrava il nome della  donna amata che, per rispetto e per sana gelosia, veniva tenuto segreto.

2 ciliegino e/o sorrisino (zriśén) in bolognese si scrivono nello stesso modo.

Ci hanno consumato

ci hanno consumato le nostre parole.
dente a dente cadiamo come sillabe.
per tutto l’inverno ti ho atteso
spiando dalla finestra l’ultimo tremore delle foglie
mescolarsi con il lieve ticchettio dei tuoi passi.
ma ora che sull’uscio m’appare l’Aprile
e di baci in germoglio si affollano i pensieri
tacciono gli ululati delle nostre parole
e l’attesa è pari ad un’impazienza affilata
che trafigge il petto.

Anileda Xeka

Galleggiando tu ed io

dove un cuore fremente rincorrente l’armonia universale trafigge un imbroglio per galleggiare col suo amore.
Giunche di sambuco
incrocianti bucaneve
nei mari di Ofiuco
Latrati nella neve
schizzati del corallo
di un’alba nella pieve
Acuti di cavallo
in bosco sorridente
colorato di giallo
Pazzo cuore fremente
che come un lunario
viaggia inesistente
Rami del binario
di ogni giornata
vissuta da gregario
Selvatica sgroppata
di arruffata venere
che non fu cavalcata
Effluvio di stalliere
che stringe cerfoglio
vicino ad un levriere
Iperbolico germoglio
che con un crepitio
trafigge un imbroglio:
Su questo sciabordio
marzolino amore mio
galleggiando tu ed io.

Sandro Sermenghi

Published in: on gennaio 16, 2010 at 07:09  Comments (3)  
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