Volevo scrivere un racconto

 
fatto di gente e di mare
di sole e di pruni
saporito alla zagara e
abbrancato alle rupi viola.
.
Volevo scrivere un racconto
fatto di vento e semola
di corpi aperti alla luce
e di capelli di seta.
.
Volevo scrivere…
ma mi sono accorta
che i personaggi
erano di gesso
nè si capiva che volevano
e cercavano tra la sabbia.
.
Allora ho capito che
mancava quel soffio
il soffio dell’amore
che rende viva
anche una pietra.
 
Tinti Baldini
Published in: on aprile 21, 2012 at 06:58  Comments (20)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Mi hanno detto che

Mi hanno detto che
ti hanno visto
nel riflesso del
sangue sulla montagna
ti hanno visto nel ventre
violato
tra i visceri sparsi
sul deserto
tra le palpebre
degli affogati
ti hanno visto coperto
di polvere bianca
quella che spolpa vita
tra le case di cartone
ad ogni refolo
in braccio ai piccoli
soldati e vestito di
gesso e sputo
mi hanno detto...
ma io vedo solo
volto
adunco del potere.
Forse sarà che
sto diventando cieca?

Tinti Baldini

La cenere dei giorni

Ti scrivo una poesia,
come farei l’amore.
Entro nel foglio tutta la testa
perché è acqua, la fonte che d’estate si carica di labbra.
Gli segno gli orli come una sarta
gesso chiaro, fingo sia una tovaglia di trine.
Metto lingua
due foglie belle larghe di salvia,
il dito,
il dorso,
la guancia e il naso
fino all’odore del creato
a quello del sudore dei ragazzini a scuola
al tuo, quando ribalti la casa per spicciare
e non hai niente addosso di bello, o ricercato.
Ti scrivo una poesia che fa cenere dei giorni
di noi, quando vibriamo come due pietre scaglie
e fuori viene un fuoco
ch’è ancora da inventare.

Massimo Botturi

La fotografia

Uhe, no guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io, io son quello col vino
lui, lui è quello senza motorino
così adesso che è finito tutto e sono andati via
e la pioggia scherza con la saracinesca della lavanderia
no io aspetto solo che magari l’acqua non se lo lavi via
quel segno del gesso di quel corpo che han portato via
e tu maresciallo che hai continuato a dire andate tutti via
andate via che non c’è più niente da vedere niente da capire
credo che ti sbagli perché un morto di soli tredici anni
è proprio da vedere perché la gente sai magari fa anche finta
però le cose è meglio fargliele sapere.
Guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
era il solo a non voler capire d’esser stato sfortunato
nascere in un paese dove i fiori han paura e il sole è avvelenato
e sapeva quanto poco fosse un gioco… la sua faccia nel mirino
la… ohi… la… da… daradan… daradan… daradan…
è finita la pioggia tutto il gesso se l’è portato via
lo so che ti dispiace maresciallo, ma appoggiato alla lavanderia
era il mio di figlio, e forse è tutta colpa mia perché
perché come in certi malgoverni se in famiglia il padre ruba
anche il figlio a un certo punto vola via
e così lui non era lì per caso no. Anche lui sparava e via
ma forse il gioco era già stanco e non si è accorto neanche che moriva
guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
la fotografia la fotografia la fotografia
tutto il resto è facce false della pubbliciteria
tutto il resto è brutta musica fatta solamente con la batteria
tutto il resto è sporca guerra stile stile mafieria
la fotografia tu che sei famoso, firma firma per piacere la fotografia.

ENZO JANNACCI

Tu c’eri

Al tramonto del cuore
sotto il salice
quando la notte
si faceva nera
alle albe di gesso
senza pace
tra le risate di poesia
e di vino
dentro le stelle
di San Lorenzo
nel meriggio di primavera
stretto tra
profumi e parole
tra  folle di nebbia
e grida di gioia
dentro la roccia e
la calura
tra i ghiacci del ruscello
e l’assolata mota
di lago
sempre
tu
c’eri.

Tinti Baldini

al caro amico Marcello

Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.

GIANNI RODARI

Published in: on aprile 24, 2011 at 07:00  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

L’acero

Ho sempre amato
gli alberi colore del mio sangue,
gli stessi polsi
i tendini
i nervi risoluti.
E ancora più che oggi ho soldati nelle crepe
vermi di terra e gesso
a segnarmi nome e storia.
Corro veloce al netto dei sensi
nulla disto, dall’acqua
che mi vide sbocciare
nulla disto.
Golosità d’infanzia non l’ho perduta,
invero,
la stessa che metteva degli occhi in quelle gole
fatte di seni e croci sudate.
Si, passione, è la mia faccia lingua di vento
carne e pianto
risata delle rondini, a volte
firmamento
gocciolatoio e labbro zecchino,
amo ancora.

Massimo Botturi

Di soste

Sto qui
con la sola tristezza
di sempre.
Il battere della pioggia
annulla ogni sentire
e i miei silenzi dissolti
sui muri
colano speranze.

[ sono giorni di gesso
a infastidire i sogni ]

– Dove sono gli ingressi d’ulivo
protesi in abbracci di sole
e le tue mani a frugarmi
quadrifogli, da riempirci le sere
d’estate ? –

Ho spazi di sedute
in attesa
– e sosto –
in ogni parola sbriciolata
per ritrovarmi.

Beatrice Zanini

Umani disuguali

Casupole  di  fango  rosse  e  nere,
strade  bianche  di  gesso,   mulattiere,
che  ci  provocano  un  certo  sgomento
quasi  un  tormento,

ora  ruderi  spogli,   nel  pensiero,
ricordo:   insediamento   lusinghiero
d’ esistenza,  da  illudere  l’umano
d’ essere  eterno.

Sfoggiava: ” Guarda  l’ opera!   Rimane ”
” da  me  costrutta,   dal  mio  genio  immane ”
” di  tutti  gli  animali  superiore,”
” dominatore ! “

Nel  campo  mezzo  grigio  e  mezzo  d’ oro,
dove  il  grano  nasce,   parco  è  il  ristoro
del  contadino,  eppur  pare  una  mensa
ricca:  ciò  pensa

il  Saggio  che  conosce   tra ‘l terrestre
dominatore,  l’ umile  e  il  pedestre
che  arando,  sparge,   mol
tiplica  il  biondo
oro.   Nel  Mondo.

Paolo Santangelo

Annuire


Le parole ci sono
e tante
troppe
di dimensione
assurda
strette o a fiume
allargate ad elastico
minute come formichine
o granelli di polvere
sciolte in mota
rigide di gesso
slabbrate
ricucite di spine
sdrucciolevoli
o chiuse in involucri
di pasta sfornata.
Ma le parole non
hanno faccia
io non la vedo
non annuiscono
nè ammiccano
sorridono
o piangono.
Se le annuso
affannata
albergano suoni altri
ruotano
vibrano
rissano e
si nascondono
ma manca
il volto
quello che
sulla scena
dà l’idea
che ciò che vedi
è ancora
cosa tua.

Tinti Baldini