Metaforizzando…a far la vita meno amara

Quanti scivoloni
ancora
prima di risalire
il gesto benedetto?

Il segno della croce
per tenersi a galla
stroppia il canoro
all’eco
che mi ritorna sordo.

Saggio colui che non pesa
l’occhio di una triglia
in ruota posticcia ruba
la scena madre
al pavone su di turno.

Allora meglio pesce
un pesce nel barile
addizionando cane
per non essere sardina

e prendere la vita
di cicala
che se riesce giuro
f(r)inisco che mi sdoppio.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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From hour to hour

 
“And so from hour to hour,
 we ripe and ripe.
And then from hour to hour,
 we rot and rot.
 And thereby hangs a tale.”
(William Shakespeare – As you like it-)
 
 
Rughe sui volti il tempo scava,
nel viver d’affanni corrotti.
Si coprono specchi impietosi
che immagini cupe ci rendon.
Ed è quel coprire quei vetri
un gesto che pare che assolva,
lasciandoci senza peccati.
.
Ci segue l’angoscia di un’ombra,
la mente aggroviglia pensieri
ed il nostro andare impudente
porrà su quel viso altri solchi.
Coscienza non serve coprire,
in noi cresceranno i rimorsi
e insonni le notti saranno.
.
Perdute così corron l’ore,
così si consuma la strada,
in un vacuo viaggio egoista
un viaggio ch’è senza speranza.

Piero Colonna Romano

Di vita e…

Forse quand’ io
avrò capito e
quando questo rumore
sarà esausto
tornerò nel silenzio
ove non sarà gesto a
scatenar brusio e
ogni umano affanno
sarà placato. Un
mondo nuovo o anche
il nulla in cui errare
vuoto di questioni, silente
di finita incertezza, sarà
la medesima cosa, una
porta da un breve sentiero
puntellato di lucciole fioche
terminante nella sala radiosa,
nell’ immobile danza della
assoluta certezza. Voi che forse
non sperate questo, fatelo per me,
poichè non importa la durata
del nostro incespicare, ma che un
giorno, finalmente, poss’ io esser preso in braccio.

Gian Luca Sechi

Scenario plumbeo

(riflettendo sul tragico fatto di sangue a Firenze )

Nuvole fitte, adirate
coprenti ogni spiraglio di sereno
così il cielo stamani accompagna
il cordoglio dello scempio
in una città che mostra
un giglio rosso listato a lutto
piangono i cittadini tutti
uniti in ferma condanna
per un gesto di lucida follia
frutto del germe xenofobo
dell’odio razziale.
Firenze ha un cuore grande
color arcobaleno
lo sento palpitare
lo vivo ogni giorno
ma un gesto così premeditato
e feroce colpisce
in pieno petto più di una fucilata
senza una possibile ragione,
indietro non si torna
due vite sono spezzate,
s’ammanta di dolore
e di commossa solidarietà
la via dell’integrazione;
se il seme della discordia impera
se si addita il diverso come nemico
ecco che ritorna lo spettro del razzismo
ad oscurare la mente, ad armare di morte la mano
a fare di un esaltato estremista “esecrabile eroe”.
Resto in silenzio adesso
mi stringo ai fratelli senegalesi
in solidale, muto pianto
che oggi è un giorno di vergogna
per l’umanità tutta.

Roberta Bagnoli

Insegnami

Insegnami
come posso fuggire
ai mille occhi di te
che mi cercano e mi trovano
nel gesto più folle delle mie braccia
chiuse
nel centimetro più angusto di me.
Insegnami come posso far tacere
il silenzio delle mie mani
che non piovono d’inchiostro
il bianco foglio
che più non danzano la pioggia
sulle punte
nè gli arcobaleni del dopo
sulle tue labbra.
Insegnami come sopravvivere
a questo groviglio di anime
che amo e odio
e mi odio perchè l’amo
quando la sera cala sulle parole
e in dono ti porta il mio tormento.

Anileda Xeka

Camera(ta) con vista

Così sono rimasta che le luci
dal soffitto sui letti piovevano ricordi
fuori, il paese
la cerchia dei Lepini un po’ più in alto
nella neve ottobrina
precoce il gelo se tu fossi andato
per quella via che non si torna indietro

ero seduta ai bordi della vita accattonando
cappello teso a quel divino gesto
io che non credo
aspettavo monete d’anestetico
sospenderti il dolore
di me c’era soltanto una preghiera

e si convinse il sole alla finestra
a farsi portatore di carezze
quasi abbraccio di madre

Cristina Bove

Cosa copriva

Quando si tolse il cappotto
si vide bene ogni particolare
segni d’irriconoscimento li potremmo dire
non servono bottoni mormorò la donna

prima sfilò le maniche
era in piedi e guardava davanti
un moto si risolse nello specchio

ci si sforzava di distinguere
gigli in penombra
le passamanerie delle pareti

i movimenti cauti
si poteva cadere per un sibilo
o vorticare un attimo
dipendeva dal gesto volontario e dalle storie
che un ninnolo cinese riusciva a raccontare
forse un foulard turchese poteva ricoprire
non è detto
un altare per cerimonie mimiche

fu così che perdette prima il corpo
sotto non c’era niente, non domandate come
era rimasto solo un che d’argento, sembravano capelli
non fu mai confermato.

qualcuno espresse un desiderio
credendole perseidi cadute dallo sciame

Cristina Bove

Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Impressioni di settembre

Tra le foglie di Eva
il sole brulica stanco
stropicciando gli ori
sfumando colori

nel gesto stolto del vento
aspiro l’incerto
che mesce al sapore di fichi
l’ultimo vaneggio di rose

è in quella confusa follia
che dolce sprigiona ebbrezza
profuse note d’eterno
nel rinnovo delle stagioni.

astrofelia franca donà

Published in: on settembre 13, 2011 at 07:00  Comments (7)  
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Il bicchiere sul comodino

 
Ti ho messo il bicchiere sul comodino
vale quanto un gesto un bacio o un livido furente sulla faccia
vi ho versato l’acqua fresca per la sete della notte
che ti riporti salva fino al mattino
bollirei il latte in un vetro fumè marchiato di murano
pur di far cosa che ti piaccia
la rabbia le mosse i concetti smossi
lunghi quanto tanti giorni sparsi
come battiti degli occhi come i pensieri sul da farsi
saranno come l’urlo primitivo sfinito dai primi amplessi
poi saranno le cose frugate nel buio senza vedere con la mano
come la Luna un viaggio sulle stelle e i nostri sogni
almeno in una pace apparente senza dossi
almeno sotto a questi coppi già dismessi
per…per quel che vale dissetarsi e fare a botte
con un po’ d’acqua nel bicchiere…

Enrico Tartagni