Come il Vate…io

 
il Vate:       Come quel fiume ch’ha proprio cammino
                    prima del Monte Viso ‘nver Levante
                    da la sinistra costa d’Apennino,
                  .
                    Che si chiama Acquacheta suso, avante
                    che si divalli giù nel basso letto
                    e a Forlì di quel nome è vacante,
 .    
                    rimbomba là sovra San Benedetto
                    de l’Alpe per cadere ad una scesa
                    ove dovea per mille esser ricetto;
.
io:                mi apparvero le fonti d’Acquacheta
                     bianche spade ghiacciate su quel letto
                     cantato già dal Divino Poeta,
 .
                     e affascinata fui da quell’effetto
                     di  statica armonia, tal che pensai
                     si fosse di quell’acque spento il getto.
 .
                      Assorta in quell’incanto io, ormai
                     fantasticavo sui travestimenti
                     di Dea Natura, e lì m’indugiai;
 .
                     poi, vinto lo stupore e a passi lenti
                     mi distaccai da quella meraviglia
                     cercando di arginare i sentimenti.
 .
                     Sospirando dischiusi le mie ciglia
                     che avevan nelle ghiacce trasparenze
                     colto l’incanto che ad amor somiglia
                     .
                     e lodai del Creato le valenze!

Viviana Santandrea

Sospiro

SOUPIR

Mon âme vers ton front où rêve, ô calme soeur,
Un automne jonché de taches de rousseur,
Et vers le ciel errant de ton oeil angélique,
Monte, comme dans un jardin mélancolique,
Fidèle, un blanc jet d’eau soupire vers l’Azur!
– Vers l’Azur attendri d’octobre pâle et pur
Qui mire aux grands bassins sa langueur infinie,
Et laisse sur l’eau morte où la fauve agonie
Des feuilles erre au vent et creuse un froid sillon,
Se traîner le soleil jaune d’un long rayon.

  §

La mia anima sale, o placida sorella,
Al cielo errante della tua angelica pupilla
E alla tua fronte, dove, giuncato di rossore,
Sogna un autunno, come nell’antico pallore
D’un parco un getto d’acqua sospira su all’Azzurro!
– Verso il tenero Azzurro d’Ottobre mite e puro
Che guarda in grandi vasche la sua malinconia
E lascia, su acque morte, dove, fulva agonia
Le foglie errano al vento tracciando un freddo viaggio,
Il sole trascinarsi giallo col lungo raggio.

STÉPHANE MALLARMÉ

Ambra

Un oleandro esploso è la bocca del poeta
argilla fatta polvere e acqua,
sangue vivo,
nell’inguine che chiude all’amante addormentata.
Le cui fattezze scindono in lui natura madre
pugnale nella mano malferma
getto d’ombra
tra le roventi strade di Porto, od Alicante.
Dietro le tende a stecco di faggio
in un cortile, dove due palme
tendono reti color rame
e il petto suo è un pennello di luce
ambra, chiara.

Massimo Botturi

Autoritratto loffio


AUTORITRÂT FLÒS

Qué mé am trôv d frassca matéina
quand che l’aria fòra é féina
a zarchèr d plasmèr di vérs
parché ai ò da méttr insàmm
un mî sbiâvd autoritrât:
mo a n um vén al saggn adât!
Dånca a vâg zå pr al bråz dèster
e pò a tåurn a vgnîr in só
al bósst fâg dimóndi cûrt
e una ganba ch’và al in zå,
pò a m dirîz vérs al pustrån:
ste mî dsaggn l é pròpi stran!
Adès adèsi a môv in só
vérs al drétt mî brâz manzén
e a m acôrz che lé arivè
i é quelcôsa ch’a n cunbén!
Mo ste abåurd a vói finîr
e a m avéi al côr dirèt.
Qué mî amîg na riflesiån:
csa dirèni i bòn letûr,
forsi mèl a scréss al téma,
a sån stè un mât martóff,
e s’i um ciàpen srèni bòt?
Svélt a fîl int un tramlòt!

§

Qui io son, fresca mattina
mentre l’aria fuori è fina,
a dovere verseggiare
per cercare di comporre
un mio ansante autoritratto
che non vien fuori di getto!
Dunque scendo il braccio destro
e riprendo a salir su,
faccio il tronco molto corto
e una gamba va all’in giù,
poi risalgo al perineo
poscia ché ritorno giù!
Indi salgo lento all’alto
verso il dritto braccio stanco
e rifletto: ove son giunto,
qui qualcosa non combina!
Ma finir devo sto aborto
e diretto al cuore punto.
Or qui vien la riflessione:
cosa mai dirà il lettore,
forse male scrissi il tema,
sono stato troppo loffio,
se mi prendon saran bòtte?
Svelto scappo in autobótte

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 18, 2010 at 07:27  Comments (3)  
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