Bianco e nero

Sapessimo cercare
negli anfratti spugnosi
delle mezze verità,
nei mezzi toni dubbiosi
delle note in purezza
e chiudere nel marmo
segreti col saio,
potremmo alzare le mani
già piene di terra,
ascoltare disaccordi stonati
senza moti di rabbia,
accettare la pioggia e la neve,
deserti invivibili e ghiacci taglienti.  

Potremmo sederci
sul ciglio del fosso
e rovistare con mani
probabili vermi in libera uscita
senza punirci addosso
di colpe macchiate
da paure ancestrali.

Oppure alzare i veli
del nostro sconforto
accennando un sorriso
che contamini il mondo,
gettando al cestino
il bianco ed il nero
di false certezze.

Lorenzo Poggi

Il suo candido manto d’ermellino

 
Il monte
ribelle s’aderge
fiero,  ancor per ora,
bianco di ghiacci:  sue catene avvinto,
cinto di nubi e stagliato d’azzurro.  
.
Il suo candido manto d’ermellino
discende in cento rivoli
sempre di più cantando,
con un tinnante murmure e argentino;
ma è un canto triste…  
.
Ché perde le sue sengie in rocce nere:
freme ogni tanto in quella forza
fiera,  sovrana
sull’uomo,  che semina di croci
e di preghiere  la paura d’ignoto
e dell’ agghiaccio
più fiòco

Paolo Santangelo

D’impronte mobili

E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d’esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d’impronte mobili
su inchiostro d’avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell’intonazione
d’un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all’aria senza tempo
il fulcro esistenziale d’un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all’arrivo d’armi
nell’immobilità inerme del loro stesso sapore.

Glò

Tu c’eri

Al tramonto del cuore
sotto il salice
quando la notte
si faceva nera
alle albe di gesso
senza pace
tra le risate di poesia
e di vino
dentro le stelle
di San Lorenzo
nel meriggio di primavera
stretto tra
profumi e parole
tra  folle di nebbia
e grida di gioia
dentro la roccia e
la calura
tra i ghiacci del ruscello
e l’assolata mota
di lago
sempre
tu
c’eri.

Tinti Baldini

al caro amico Marcello

Chiedono

Se passa
e come e perchè
dicono
di far tornare la luce
da quel buio
impastato di calce
affermano che
la vita va avanti
cavalcarla bisogna
trovare il senso
nelle piccole cose
togliere dal petto
macigni
come fossero
fuscelli
strappare velo
dagli occhi
che cambia i colori
…………………

Ma il dolore
è persona forte
comanda al vento e
alla pioggia
è padrone di mare
e di cielo
straripa dai deserti e
dai ghiacci
lascia corpi
senza volto
e strappa anime.

Occorre viverlo tutto
tenerlo a braccio
e farselo amico
altrimenti
diventa te stesso.

Tinti Baldini

Colori stonati

Ti cerco nel
calice,
della mia sete
asciutta.
Non so se sei,
non so se sai,
non so se sarai.

E non so più
del giorno
e del suo cammino
obliquo,
radice quadrata
del mio sentire.
Impietrito il domani,
arcaico monolite
lo confondo nei quadri,
avvolti d’Inverno
appesi sui ghiacci
dei tuoi occhi bui.

Ti cerco nel viola
del mio pensiero,
prillante nel gorgo
di un sogno sottile,
tagliente del gelo
del tuo sole cieco.

Ti cerco nell’inno
di cori all’amore
Ti cerco e mi trovo
canzone stonata.

Flavio Zago e Marcello Plavier

Sospesi tra cielo e terra

Sfidano il loro corpo
Su distese di ghiacci
scrigni di segreti
di ere passate
di vite sconosciute
smarrite alla ricerca
di vie nuove
e della vittoria nel silenzio
delle alte vette inviolate
tra crepacci senza fine
trappole mortali
odono sibilare il vento
tra silenzi assordanti
spiriti avventurieri
che affrontano la cima
tra il bianco accecante della neve
e l’azzurro del cielo limpido
più vicini alle stelle
alla ricerca dell’anima

Gianna Faraon

Brividi


Silenzio inverecondo regna
in questo micro tempo vincitore.
Ora che brividi giungono al cuore
come se la felicità mai è esistita,
io, dietro i vetri della mia finestra,
vado sfaldando i resti dell’attesa.
Mi abbraccio, quasi innamorato
di ciò che non riesco a dimostrare,
dell’aria ingenua che mi ha pervaso
da quando bimbo credevo nelle fate.
Mi porto al collo un lembo di coperta
ma non del gelo tutta è la colpa.
Son brividi d’insana solitudine
che spossa e spossa più dei ghiacci,
che spoglia la mia anima indifesa
e la trafigge senza che sangue n’esca.
Mi coprirò e aspetterò la dolce luna
ma questa notte alle abusive stelle
intimerò di togliersi dal campo.
Non ho la voglia di legittimarle…

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 31, 2010 at 07:23  Comments (4)  
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Aurora boreale


Avete mai visto quell’aurora
che trapassa il muro del suono?
onde magnetiche ad archi
formano i suoi sibili
la scheggia attraversa il nostro cielo riverso
una meraviglia ci sorprende
è sole che esplode su noi
sempre attivo egli ricambia
si proietta sul velo polare, al nostro cupo pianeta si dona,
è visione misteriosa o il pro-getto di un dio che parla?
le mosse del suo volto iridato ci avvolgono, ci salvano
in quello spazio-tempo abitiamo, nei bagliori dei suoi bargigli
fasci rossofuoco ci condensano di verde e giallo
enormi vortici di comete sempre brillano
tra i ghiacci e sugli igloo!

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 17, 2009 at 07:20  Comments (6)  
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