La vita agra

Si andava al fiume
a lavare i panni di fatica,
le dita ghiaccioli
le gambe malate a quarant’anni
a sgobbare nella fanga,
le giovani vesti
piangevano l’acqua,
a mollo i fianchi freddi
che ci avrebbero pensato
a casa a scaldarsi
le povere donne
dalla faccia spaccata dall’aria,
sapone dalla cenere
e lisciva a portar via la pelle,
le mani che parevano
di carta velina
buone per accartocciare
due carezze di sera ai figli
tirati su a polenta.
La miseria abitava
le credenze magre
e l’uomo stanco
tornava da Stienta,
che là andava
a lavorare il tabacco
e in tasca teneva care
due foglie per far su una cicca
da dare al suo vecchio
seduto nel cantone.

barche di carta

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