Dopo una separazione

Sto cercando di rimuovere il grigio,
brandelli di vecchie tappezzerie
restano attaccati come
croste residue
di un male feroce

Se provi a rimuovere le croste
la carne ferita ancora risanguina,
ogni volta, crudele, il dolore
riaffiora e la memoria non muore.

Con le unghie non vale graffiare
la crosta pesante,
il dolore è presente ancora,
forse solo più pallido
ma col ghigno maligno si appropria
del tuo pensiero costante.

Non vale sovrapporre
altra tappezzeria, magari fiorita
o di color più brillante,
il grigio permane e soffocante
vanifica il desiderio di restauro.

Forse sarebbe la soluzione migliore
gettar della calce su quel muro graffiato,
riempire gli spazi e bruciare le attese,
colmare i solchi e ripianar le fessure.

Una bianca parete di nuovo
pulita e spianata
potrebbe far sempre la sua bella figura!

Anna Maria Guerrieri

Il tedio del mare


Irrompe il tedio del mare,
stride, ride, rode, corrode
la vecchia barca lasciata
in disparte sul secco arenile.
E’ tutta la notte che odo
il mormorio lacero del vento.
Piange il gabbiano
nel volo solitario,
disperde lontano lamenti incessanti
come le sue piume tremanti, bianche
troppo fradice e stanche
per sostenere ali pesanti.
E’ troppo tempo che aspetto,
cattivo presagio il tuo cupo silenzio
ormai non hai del lupo vorace artiglio,
svelto e mesto sei scappato nel fitto cespuglio
hai ingoiato in un istante la luce rossa della torcia.
Di te rimane un’ombra,  misera ombra
dissolta nel ghigno di sinistro sorriso.
Resto sola col mio amore
appena nato e già morente
che versa lacrime mute alla luna
e che spera di guarire in fretta
prima che l’alba sottomessa
lo getti senza scampo fra le braccia
dell’illusa promessa.

Roberta Bagnoli

Il diavolo allo specchio

Nel corridoio, appesa alla parete
c’è una mia foto, quarant’anni fa
non dico fosse un’epoca propizia
chè i miei problemi io li avevo già
ma quella foto….rendeva giustizia!

Sorridente sfidavo l’obiettivo:
gambe sapientemente accavallate
34 col tacco a decolletè
l’aria di voler mordere l’estate
fasciata in un tubino macramé.

Di fronte a quella foto è la scarpiera
con lo sportello a specchio e la riflette;
già mille volte le son passata accanto
e sempre quell’immagine mi mette
di buon umore; sì è vero, un po’ mi vanto.

C’era una volta un tale…Narciso?
beh l’altro ieri, mentre mi preparo,
e alzo lo sguardo in quel cono di luce
vedo storcersi il riso in ghigno amaro
su di un corpo che certo non seduce

il quadro l’ho riposto in un cassetto
però l’enigma mi tormenta ancora:
c’era beffardo, il Diavolo allo specchio,
o fatalmente sono io che invecchio?

Viviana Santandrea

Ioedio

Ho ripreso la mia strada inutile, da solo,
pensoso, con un peso immane sulle spalle.
Anima, perché piangi? Perchè abbandoni
il tuo dolore a umana ipocrisia: ché ti consoli?
Ma se han cuori di marmo, hanno povere
menti ottenebrate, eppure additano beffando
nel consolarti con sussurro pietoso: a tutti accade.

Anima sciocca, taci. Parola che percuoteinsulta
ben conosci oramai. Quando un canto d’amore
in un singhiozzo tremulo si spegne, sul tuo dolore
il ghigno cinico del mondo risuona. Quando
nel terso azzurro un inno elevi che palpita di fede,
che trema di speranze giammai espresse,
repentinogelido tutto travolge un soffio di bufera.

E resti sola, anima, e chiudi gli occhi per non più
vedere. A fiordilabbra beffardo mormora il mondo:
Credi, non inganni con false lacrime affanni.
Perchè sul volto hai questo steril pianto?
Il brutto è che la vita è bella: gli umani,
che sanno amarla, hanno la fronte limpida
serena, l’amara piega ignoran del tuo labbro.

No, anima mia, non piangere, butta
in un mare abissale il tuo tormento.
Pensa solo al profumo d’eterne primavere
mentre sei ancora imprigionata nel cadùco
corpaccio di vecchio. Su questa terra breve
è il tuo cammino. Alza la testa: in fondo
ad occhi superbi, ai cinici meschini
che ti deridono senza parlare, immobile
fissa il tuo sguardo: li vedrai tremare.

Paolo Santangelo