Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

MARIO LUZI

Magari

Magari potrei tornare
o partire se tu lo vorrai
E potrei risalire il torrente degli anni
in cerca della tua nascosta sorgente
o arrampicarmi impavido
sull’albero dell’incoscienza
e salire al cielo del tuo viso
per rubare quelle stille di oceano
ed agguantare l’argentea coda
del tuo sorriso sfuggente
Magari potrei scalare
le impervie rupi delle tue labbra
e cavalcare le tue erbose colline
finchè non mi sorprenda
il beffardo risveglio dell’alba
Magari potrei preparare
un giaciglio soffice di frasche
per posarvi tutti i miei sospiri
e accovacciarmi quieto
sulla tua indulgente soglia
per sentire su questo volto rugoso
il privilegio delle tue mani
Magari potrei partire
o tornare se tu lo vorrai
e di nascosto portarti
un vento di cedro e gelsomino
per fare il passo tuo più dolce
e meno amaro il mio cammino

Fabio Sangiorgio

Il vaso

C’è un piccolo amico
nascosto nel mio taschino
che porto sempre con me
quando vado a passeggio
sugli asfalti assolati della vita
Se parlo o rido
lui ascolta in silenzio
e sente passare la gente
mentre fingo interesse
al confuso brusio della strada
oppure sonnecchia
e si accomoda piano
in un fresco giaciglio di pensieri

Ma un mio palpito può risvegliarlo
e accende di stelle i suoi occhi
ad ogni tuo incontro prezioso e raro
Allora gli freme dentro
quella voglia di uscire
portando di corsa il suo vaso
E’ una coppa di pura bellezza
una giara ricolma di baci
da versarti e con quelli coprire
le tue ciglia curiose del mondo
e ogni ciocca mossa dal vento
e poi calde le tue mani d’avorio
con le dita dalle unghie gentili
e se mai ne avanzassero ancora
tutte di baci riempire
le piegoline del tuo sorriso

C’è un piccolo uomo
proprio lì sul mio cuore
Ogni volta rimane rinchiuso
schiacciato e senz’ali
sul fondo di un alto taschino
Quando vai e mi saluti
lui resta abbracciato a quel vaso
carezzandone il chiuso sigillo
Poi ritorna al suo posto
a nascondersi quieto
nel confuso brusio della strada.

Fabio Sangiorgio

Sogni

 
Il giorno perpetua i suoi problemi
in questa notte che mi vede insonne.
M’affaccio cercando il ristoro della luna
col suo fascino che parla di magia.
Ossuta una mano vedo spigolare
tra i rifiuti da altri abbandonati
a cui dare forse nuova vita
cercando tra giornali accartocciati.
Due occhi fissi un abito di cenci
una bambola par guardar sorpresa
ostile l’apparenza ma non per chi
abbandonato ha il conformismo
cercando dentro sé la libertà.
Le accarezza i capelli  sussurrando bisbigli
un linguaggio di due cuori alla deriva
Se la pone accanto sul giaciglio d’asfalto:
per questa notte avrà con chi dividere
sogni.

Elide Colombo

L’undicesimo *mio* minuto

Mi spoglio
ancheggiando
nella libera rotondità

profumo di pelle,
la sua pelle,
la desidero
sul giaciglio
della mia provocazione.

Estenuante
mi libero del possesso
graffiato nell’odore
consumato

m’arrampico
in sopravvivenza debilitata
e non guardo
nello specchio stordito
parlante, cantando
il grido *di me*

in un’ora
dove gli attimi
sembrano accartocciarsi
nell’eternità sopravvissuta
al nuovo *amore* futuro.

Glò

I dimenticati


Sputati dal mare ritroso e minaccioso
vagano i dimenticati su spiagge
neglette e inospitali.
Quando sorride la sorte
hanno un giaciglio per riposare
e mani generose ad alleviare
la fatica, la fame e il dolore atroce
per la paura scampata.
Quando si distrae e si ritrae il cielo
soltanto l’abisso del mare,
involucro pietoso di morte,
carezza e accoglie esangui corpi.

Roberta Bagnoli

Published in: on gennaio 16, 2011 at 07:42  Comments (15)  
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Natalità


Il ” Frutto Divino” …sul giaciglio di fieno,
tra il bue e l’asinello nell’umile stalla,
con la mamma radiosa …
che osserva quel viso dal destino glorioso
e il gentile Giuseppe che lo contempla attonito,
con lo sguardo ammirato…
ed è grato dall’essere stato dal fato sortito,
quale padre adottante dell’immane portento
Una stella nel cielo…la più grande tra esse,
che illumina il mondo ed annuncia prodigi
indicando la meta ai reverenziali tre magi
Evento Sacrale o eccezionale scrittura ?
E’ certo, e sicuro…
che come la fede per la speranza,
l’esclusione dal dubbio ….è la coscienza

Ciro Germano

E non sai perché

Scoppia di salute
il mio cuore
marcia come un orologio
segnando il tempo
pompa a tutto spiano
il dovuto nutrimento
Questo mare paonazzo
che fa da giaciglio al sole…
Questa voglia di arrivare
che non sai perché…..
Quando la pelle del giorno scurisce
se volessi farti dispetto
porterei il mio sorriso altrove
mentre tu mi dici ancora
di aspettare…..
e non sai perchè

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 9, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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La nostra notte

Il tempo scorre,
i miei giorni sono fermi
da quando ti ho vista,
sono gradini troppo alti
per superarli senza dolore.

nei fermagli della solitudine
la mia mano ti cerca
fra assenze e sogni,
all’angolo di una strada
nel tremore di una vana attesa.

Come sarai questa notte,
forse ti sentirai sola
mentre particelle di memoria
rincorrono emozioni di vita
attimi rubati al tuo quieto vivere

La notte è lì con te
mentre le ore scorrono
nella attesa del profumo
di una libertà vera non rubata
e il tuo corpo freme, diventa vivo.

Quanto è inquieta la natura
imprevedibile e beffarda
ci comunica messaggi
con un suo dire antico
ma sempre nuovo

Ora nella tua dimora giunge un nuovo vento
che si posa su un giaciglio di verità,
implodendo in una nuda carezza
del tempo andato rimuovendo attese
e intanto ami nel confine di una notte.

Marcello Plavier

Giunchiglie

DAFFODILS

I wandered lonely as a cloud
That floats on high o’er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced, but they
Out-did the sparkling leaves in glee;
A poet could not be but gay,
In such a jocund company!
I gazed—and gazed—but little thought
What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

§

Vagavo solo come una nuvola
che galleggia in alto, oltre valli e colline,
quando all’improvviso ho visto una folla,
una moltitudine di giunchiglie dorate,
accanto al lago, sotto gli alberi,
svolazzare e danzare nella brezza.

Continue come stelle che splendono
e scintillano sulla via lattea,
si stendevano in una linea infinita
lungo il margine di una baia.
Ne vidi diecimila a colpo d’occhio
che scuotevano le teste in una danza vivace.

Le onde ballavano al loro fianco ma loro
superavano le scintillanti onde in allegria
un poeta non poteva che essere felice
in una compagnia così gioconda
io le fissavo sempre di più ma pensavo poco
alla ricchezza che quello spettacolo mi aveva portato

perchè spesso, quando sto sdraiato sul mio giaciglio
distratto o pensoso,
loro lampeggiano su quell’occhio introspettivo
che è la beatitudine della solitudine
allora il mio cuore si riempie di piacere
e danza con le giunchiglie

WILLIAM WORDSWORTH