Aspetto

 
aspetto la notte ogni sera
ma il buio ritarda sempre più
appare la prima stella io fremo
come una bambina gioisco
la addito! Quella è casa mia
lontano tra paffute nubi bianche
veloce con il pensiero volo
e salgo sulla prima nube
che mi porta lassu dove non c’è dolore
non c’è gelosia e possessività
solo io e i miei sogni
in un giardino fiorito e verdi pascoli silenziosi
lassù trovo tutti i miei pensieri
distesi tra petali di rose
in attesa del mio apparire.

Gianna Faraon

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Published in: on maggio 29, 2012 at 07:40  Comments (5)  
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Giardino

JARDIN

Zanjones,
sierras ásperas,
médanos,
sitiados por jadeantes singladuras
y por las leguas de temporal y de arena
que desde el fondo del desierto se agolpan.
En un declive está el jardín.
Cada arbolito es una selva de hojas.
Lo asedian vanamente
los estériles cerros doloridos
que apresuran la noche con su sombra
y el triste mar de inútiles verdores.
Todo el jardín es una luz apacible
que ilumina la tarde
y es también un acorde
entre la algarabía del paraje.
El jardincito es como un día de fiesta
en la eternidad de la tierra.

§

Canaloni
aride sierre
dune,
accerchiati da affannose spirali
e lunghe raffiche di bufera e di sabbia
che dal fondo del deserto si avventano.
In un pendio sta il giardino.
Ogni arboscello è una selva di foglie.
Vanamente lo assediano
le sterili colline doloranti
che affrettano la note con le ombre loro
e il triste mareggiare d’inutili verdori.
Tutto il giardino
è una luce soffusa
che rischiara la sera
ed è altresì un accordo
in mezzo al tumulto circostante.
Quel leggiadro orticello è un dì di festa
nella eternità della terra.

JORGE LUIS BORGES

Il mediocre

Vive all’ombra della gente,
non esprime i suoi pensieri,
e non si schiera apertamente

I discorsi ? Sempre e soli…
imperniati vagamente

Una figura inesistente!

Un vero scendiletto nel lavoro
e tutto ciò…
per la pacca sulla spalla
del diretto superiore

La strategia è vincente
e continua…
la sua ascesa coi parenti

Ecco, allora, che
porta il cane della moglie
a far la piscia nel giardino
le faccende di casa,
e tutto il resto un suo dominio

Esso ambisce che nel letto,
a chiusura di giornata,
per la grossa faticata
ci sia la giusta…
ricompensa meritata

Ma , lei è stanca,
le sue chances
le ha già spese stamani…
con l’amante,
e…
allora gli consente
in via del tutto eccezionale,
e solo per un attimo…
di fargliela guardare

Ciro Germano

Aprile

 
Aprile è una ragazza
coi fiori nei capelli
passa nei prati
accende verde
e copre
di trapunte vivaci
la terra…
fiori fiori fiori
passa aprile,
i rami ancora spogli
abbraccia
regala a tutti fiori,
fiori fiori fiori
passa aprile
nel mio giardino
sveglia il vecchio melo
lo accarezza nei rami
che sentono il tepore…
fiori fiori fiori
passa aprile,
solo l’intruso
con lo specchio in mano
non usufruisce
di tutto questo allegro
rifiorire.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 21, 2012 at 07:41  Comments (10)  
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Era de maggio

Era de maggio e te cadéano ‘nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse…
Fresca era ll’aria…e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe…
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce…
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n’allicordo,
fresca era ll’aria e la canzona doce…
E diceva: “Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse, io conto ll’ore…
chisà quanno turnarraje!”
Rispunnev’io: “Turnarraggio
quanno tornano li rrose…
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá…
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.”

E só’ turnato e mo, comm’a na vota,
cantammo ‘nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s’avota,
ma ‘ammore vero no, nun vota vico…
De te, bellezza mia, mme ‘nnammuraje,
si t’allicuorde, ‘nnanz’a la funtana:
Ll’acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d’ammore nun se sana…

Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioja mia,
‘mmiez’a st’aria ‘mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: “Core, core!
core mio, turnato io só…
Torna maggio e torna ‘ammore:
fa’ de me chello che vuó!
Torna maggio e torna ‘ammore:
fa’ de me chello che vuó ”

SALVATORE DI GIACOMO

Le ortensie

Sembravano tuonare, le ortensie, nel giardino
quando nascosti bene per gioco là amavamo
fare come gli uccelli che s’alzano, improvvisi
per correre alla tana da tutti noi decisa:
la bocca di una vecchia fontana.
Era settembre
il fresco delle sei della sera ci incontrava
come le madri uscite dagli stabilimenti,
pronte a dettare burro e due cose per bottega.
Un’ora solamente e poi casa, era settembre
il rischio grande d’esser felici a poche cose:
i fuochi per il santo, le bancarelle e i dolci.
Il rivolo che s’era formato il nostro fiume
la meliga e le vecchie robinie un po’ Salgari.
E poi i saluti dalle ringhiere
giù in cortile, le bici incatenate, i gatti rossi usciti
a fare scorta d’ultime luci
e poi la notte.

Massimo Botturi

Colazione in giardino

GIUSEPPE DE NITTIS – 1883

Published in: on marzo 6, 2012 at 06:50  Comments (2)  
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L’allodola

Nel mio giardino
l’alba filtra tra gli alberi scarni;
le ultime chiazze di neve
dipinge d’un roseo appassito
e smuove le gocce
che scivolano lente
lungo il sentiero
che bacia le sponde del Lys.
Già un tempo,
il vate che a Bolgheri
parlò coi cipressi,
tra queste vallate si perse.
E il suo canto
raccolse il fiume impetuoso
e racchiuse tra gli orridi di Guillemore
scavati tra i monti
nel lungo suo andare.
E un’allodola il verso riprese
e trasmise nel tempo
alla nuova progenie.
E al mattino il gorgheggio ripete
le parole apprese a memoria
e trasmette, da un ramo
d’un vecchio abete arroccato nel bosco,
melodie che sol io
ancora riesco a sentire, e capire,
e su un foglio di carta archiviare.

Salvatore Armando Santoro

Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO