Marinaio a terra

MARINERO EN TIERRA

El mar. La mar. El mar, ¡Solo la mar!
¿Por qué me trajiste, padre, a la ciudad?
¿Porqué me desenterraste del mar?

En sueños, la marejada me tira del corazón.
Se lo quisiera llevar.
Padre, ¿Porque me traíste acá?

Si mi voz muriera en tierra,
llevadla al nivel del mar
y dejadla en la ribera.
Llevadla al nivel del mar
y nombradla capitana
de un blanco bajel de guerra.

Oh mi voz condecorada
con la insignia marinera,
sobre el corazón un ancla
y sobre el ancla una estrella
y sobre la estrella el viento
¡Y sobre el viento una vela!

 

§

Il mare. Il mare
Il mare. Solo il mare!

Perché mi hai portato, padre,
in città?

Perché mi hai sradicato
dal mare?

Nei sogni la mareggiata
mi tira il cuore.
Se lo vorrebbe portare via.

Padre, perché mi hai portato qui?

Se la mia voce morirà in terra

Se la mia voce morirà in terra
portatela al livello del mare,
lasciatela sulla riva.

Portatela al livello del mare
e nominatela capitano
di un bianco battello da guerra.

Oh, la mia voce decorata
con l’insegna marinara:
sul cuore un’ancora,
e sopra l’ancora una stella,
e sopra la stella il vento,
e sopra il vento la vela!

 

RAFAEL ALBERTI

Il buon raccolto

 
Voglio vivere pienamente
il tempo che ho a disposizione
e voglio farlo con il canto sulle labbra,
non importa se il grano non maturerà in fretta
avrò la forza dell’attesa e la pazienza necessaria
per vederlo alto e biondo come il fanciullo
che cresce rigoglioso.
Aspetterò in silenzio
che sorga il sole
e non sarà sole spento
ma sarà bianco come il giglio,
lo supplicherò di carezzare piano il campo,
che non bruci neanche un solo chicco.
Aspetterò con fede il nuovo raccolto
e sarà  buona messe se il cuore
avrà attecchito il seme della pace.
S’inebrierà la terra di sospirata quiete.

Roberta Bagnoli

Noi siamo briciole

 
Vedi, le tormente !
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo
.
Hanno grazie acute
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete piu belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
 .
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….

Stefano Lovecchio

San Valentino

o valentino mio valentino!
vestito con aghi di pino
mi lanciasti dardi e deliri
dai canti inebrianti e squisiti ma
ogni volta spietato sull’aurora…
per te ora
svesto il mio giglio ti assomiglio
metto in serbo la tua stagione
nella tasca dell’attimo…

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 14, 2012 at 07:33  Comments (11)  
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Dentro gli scogli di ghiaccio

 
Tra un sorriso
e una lacrima il mondo
è trascinato:
voglia di vita tra dolor di morte,
venti e elementi
del pianeta Terra soffiano
ruggendo tra bufere
dentro scogli di ghiaccio
.
Frammenti
di vitasogno, come
lucenti stelle di giglio adorne
candida giovane
la luce spirituale,
bella e leggera d’etere
di rosa profumata.

Paolo Santangelo

Scenario plumbeo

(riflettendo sul tragico fatto di sangue a Firenze )

Nuvole fitte, adirate
coprenti ogni spiraglio di sereno
così il cielo stamani accompagna
il cordoglio dello scempio
in una città che mostra
un giglio rosso listato a lutto
piangono i cittadini tutti
uniti in ferma condanna
per un gesto di lucida follia
frutto del germe xenofobo
dell’odio razziale.
Firenze ha un cuore grande
color arcobaleno
lo sento palpitare
lo vivo ogni giorno
ma un gesto così premeditato
e feroce colpisce
in pieno petto più di una fucilata
senza una possibile ragione,
indietro non si torna
due vite sono spezzate,
s’ammanta di dolore
e di commossa solidarietà
la via dell’integrazione;
se il seme della discordia impera
se si addita il diverso come nemico
ecco che ritorna lo spettro del razzismo
ad oscurare la mente, ad armare di morte la mano
a fare di un esaltato estremista “esecrabile eroe”.
Resto in silenzio adesso
mi stringo ai fratelli senegalesi
in solidale, muto pianto
che oggi è un giorno di vergogna
per l’umanità tutta.

Roberta Bagnoli

Piume in volo

 
Sfidando il tempo volano le mani
come di piuma staccata in volo
a sfiorare leggere i tuoi capelli
e dirti che sono lì, oltre il domani.
Pronte e protese, guanto d’amore,
a proteggere dalla grandine il tuo capo
facendo scudo fin che torna il sole
o stelle in cielo e lucciole nel campo.
Amore dal cuore di candido giglio
che la vita a me t’ha donato
ti avvolgo nel mio mantello di piume
per volare con te oltre  ogni male.

Elide Colombo

Published in: on novembre 9, 2011 at 07:05  Comments (5)  
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Il cuore dell’assurda donna

 
Hai poggiato mani e piedi
sull’impensato, frastagliato masso,
lì hai deposto sogni e bisogni
e colle mani arcaiche, dolenti
hai preteso di salvare il mondo.
Amico mio se ti vedessi
come ti vedo io
non avresti paura dell’amore,
saresti puro come l’anima del giglio,
saresti semplicemente uomo
cogli occhi trasparenti di bambino
nella certezza di capire
il cuore dell’assurda donna.

Roberta Bagnoli

Published in: on giugno 2, 2011 at 07:09  Comments (11)  
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Il presepe visto da un passerotto


Quel ciuffetto, sulla via,
d’erba fredda, circondato
da mercanti e da bambini
si fa piccolo, piccino
il ciuffetto su quel bordo
della via che è casa sua
per non esser calpestato.
“Che succede, che succede” –
chiede il passero al ciuffetto –
“Non lo so, non mi son mosso
dalla zolla che è il mio tetto,
guarda tu, che puoi volare.”
Ed il passero s’inalza:
dietro il monte sta calando,
stanco ed affannato,  il Sole.
E poi vede, da lontano,
una stella con la coda…
Forse è un’aquila reale?
Scorge male?  No vicino
sta arrivando:  sta guidando
Magi, uomini e animali.
.
E’ una stella molto strana
e la chiamano “cometa.”
.
Gira ancora il passerotto,
presto deve ritornare
dal ciuffetto ch’è suo amico
raccontar ciò che ha veduto
raccontar ciò che ha sentito.
.
Vede un uomo con le ali,
come lui, ma luminoso
non uguale ad altri umani,
non uguale a zampognari,
né ai re Magi, né ai soldati,
né ai cattivi cacciatori,
che son tutti senza ali:
“Sono un angelo” gli dice
“sono un angelo di Dio,
per cantare la Sua gloria
ed a tutti i cieli interi.”
.
“Sai che è nato un bel Bambino,
proprio adesso.  Guarda, ammira,
guarda verso quella stalla.”
.
Ed il passero obbediente
vola presto più vicino
e chi vede? Un uom piccino,
biondo, roseo, ricciolino,
coccolato dalla Mamma.
.
Ma che freddo,  ma che freddo!
Non c’è fiamma a riscaldarlo
solo il Babbo, nella grotta
con un bue ed un asinello.
.
Il Bambino è il Re dei Re,
quel tugurio è la sua reggia,
perché uomini e animali
gli si inchinano davanti,
tutti quanti anche i re Magi
che gli portano gli omaggi.
Il visino è sorridente,
ride piano la Madonna
per la gioia, col marito
San Giuseppe, che l’aiuta
appoggiandosi al bastone
che fiorisce con ungiglio.
.
“Questi è il Figlio, già voluto
dalla Mente del Signore
ora è nato, per salvare
ogni uomo dal peccato…”
Ciciricìp!”: il passero
nel sentire ciò è felice
di non essere un umano.
Lui e gli altri del suo mondo,
pur con legge della giungla,
il “peccato originale”
non lo fecero:  son salvi.
.
E il ciuffetto d’erba in prato,
non ancora calpestato
da carretti o da calzari,
vede il passero calare
in picchiata sulla zolla
circondata dalla neve:
è successo ch’Egli è nato,
il Signore dei Profeti
di quel Tutto immaginato
da Colui che sempre è,
che ha creato Tutto il Più,
in attesa del riscatto
dalla morte e dal dolore:
ecco il Grande Salvatore
il Divin Bambin Gesù!

Paolo Santangelo

Un fiore bello

Stando seduto
a questo punto di presente
galleggia impigliato tra spine
un fiore bello,
di quei fiori che nascono inattesi
nei posti impensati
tra rovine
e germogli avvizziti dal gelo
della indifferenza
di questa grande madre
senza cuore
e l’ingordigia
dei suoi figli bramosi.
Il verso non insiste
nelle pieghe del calice
incantato giglio
che offre nettare ed ambrosia…
senza ricorsi a fantasie di note
tra le pareti della stanza inferma
sotto l’uscio del tempo
arrampicato alla scarpata impervia
tende alla vetta,
illumina
con la piccola face che dispone
e un grande cuore
i campi senza luce.

Giuseppe Stracuzzi