Addio al mare

 
Cespugli di ginestre contro il sole,
scesi tornanti ad arrivare al mare.
.
M’inebriò profumo di salmastro,
penetrò dentro quel color turchese
ed un respiro placido mi prese,
mentre lassù cantavano gabbiani.
.
Nella memoria restan come un sogno
questi ricordi che mi porto dentro.
Suoni e color ritornan come un’eco.
.
In  tempo ormai passato della strada
così bagnai di lacrime quel mare,
mentre una vela lenta scompariva.

Piero Colonna Romano

Stragi italiane

Mi piacerebbe
gettare a mare scialuppe d’ortiche
e lunghe scie
per aprire i sentieri di morte
che lastricano il fondo.

Mi piacerebbe
portare ginestre sui morti sparati
dalla cima del monte
o fatti saltare nella frazione di tempo
d’un telecomando.

Mi piacerebbe
conoscer le mani di chi ha mischiato
la vita e la morte,
caffè e cianuro per incollare
la lingua per sempre.

Mi piacerebbe
capire qualcosa dell’intreccio indelebile
tra potere e denaro
come se Cristo
non fosse mai nato.

Lorenzo Poggi

Faltognano

ozioso
arroccato al poggio
dove
sui terrazzi
gli olivi
s’aprono al sole.
Spira un venticello
nei ceppi incavati
s’infiltra
a risuonar
d’armonica.
Casette di pietra
coi gerani alle porte
e lillà negli orti.
Si va
per sentieri odorosi
di nipitella
intricati
di corbezzoli e ginestre.
Sui muretti
guizza
la lucertola
le api
s’insinuano
in garofani fuxia.
Oltre…
il bosco
a criniera
del monte.

Graziella Cappelli

Sensazioni d’indaco


Ho un’iride di variopinto aquilone nel cuore,
l’ho riscoperta per caso nell’incontro di una magica sera,
il corpo sospeso nell’errante viaggio,
l’anima cinta di prezioso nastro violetto,
attimi di totale abbandono, frammenti di sospirata pace,
ho visto paesaggi colorati, prati di fruscianti papaveri
trasformati in stupendi girasoli, adornati da fresche ginestre,
mi sono persa in una cascata di spuma cristallina,
lassù tra picchi innevati, dove l’aquila solitaria ha preso dimora,
un lago sereno, profondo e imperturbabile, da sempre attendeva i miei passi.

Roberta Bagnoli

Chimera

Gemma nascosta
occhi felini
nella notte.
Mi attendi
quando il Sole
incendia
le sterpaglie
e la Luna
si leva
sul bosco.
Per mano
andiamo
su tappeti di foglie
tra folte
avvolgenti ginestre.
Siamo
luce nel buio
ebbri di mirto
stretti
nell’intimo cavo.

Graziella Cappelli

Published in: on maggio 19, 2010 at 07:48  Comments (8)  
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Alzaia


Sarà la primavera
a portare paglie nuove
al nido di carezza
del colibrì e dell’usignolo,
sarà la primavera
che avrà bagliori di perdono
e un volo verde a legare
il talamo d’erba e foglie
e sogni, sogni tanti a non finire mai,
tanti da far girare la testa,
da scompigliare l’anima tutta
e il rosso delle piume sparse
sugli alberi dell’amore.
Là al solito ramo
delle frasche vecchie
dove il fiume ha vento buono
per gli occhi delle ragazze sole
che hanno barche e navi di carta
e nelle stive baci a salutare marinai.
Sì, sarà in primavera
che coglierà il fiore
il giovane ragazzo delle colline
e avrà canti e cinguettii
il tetto della casa rosa,
sveglierà la donna
dai capelli nudi
che dorme il letargo dei tassi
e il suo bosco si bagnerà
di pioggia smarrita
dal cielo al mare,
un marzo che canta vent’anni
e le ginestre in fiore,
forse l’ultima stagione
di quel perduto amore.

barche di carta