Riprendo il cammino

Cadenzati passi
calibrati giri
intorno a cerchi concentrici

ricerca di un’uscita
di un passaggio segreto
ove il tempo non giunga

labirinti percorro
cerco libertà
in assenza di peso

mi cospargo di lavanda
purifico il mio animo
da negative energie

riprendo il cammino
innalzo bandiere
le dipingo di rosso
come il sangue di ognuno

Maristella Angeli

Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

Nodi e nodi

C’è una macchia nera che avanza
finge d’essere nube
invece ha zanne
il mio cuore ha paura
se lui mi dice cara
dovrai cavartela da sola
parla
un giovane di mille giri fa
quando le danze
avevano negli occhi
già il destino

a un ragazzo smarrito
grido non puoi non voglio
che ti attanagli il tempo
e la parola rotta
il crollo delle case
la disfatta
le strade le stagioni
i triangoli apposti sulle strade.

Annunciate alle linee di dogana
vengono navi pavesate a notte
i passeggeri
s’appressano all’imbarco
alcuni sottobraccio
per non restare soli.

Io sulla riva aspetto
ti porgerò la mano per l’attracco.

Cristina Bove

Stati d’animo

Scalda l’amor come incendio infocato,
nulla è più eterno dell’aver amato.

La solitudine la bocca cuce,
prende per mano e lontano conduce.

Malinconia, frignona, struggente,
piange i ricordi ed ignora la gente.

Gioia negli occhi, gioia dentro, intorno.
Due fila di denti ridono al giorno.

Vuoto esteso ovunque, dappertutto,
negli occhi serrati lo sguardo a lutto.

Rabbia che irrompe con furia s’accende,
fuoco che brucia, che avvampa e offende.

Pace che plana, a larghi giri, lenta,
che tutto avvolge come una placenta.

L’odio corrode consuma atterrisce,
l’odio devasta offende ferisce.

L’indifferenza gela la parola
tacitamente come un groppo in gola.

E l’inquietudine, sai come morde?
Mormora invano a mille voci sorde.

Silvano Conti

Anni


Quanti saranno ancora i giorni felici?
Saranno cento i nostri prossimi viaggi
o mille i libri i sogni e gli errori
e  quante le notti insonni di lacrime e bugie?
E’ strano questo bagaglio
che ci portiamo sul nostro cammino
Più viene meno e più pesa
il fardello ingombrante degli anni
Ma tu non devi temerli
questi anni veloci che il tempo ha rubato
Sono bolle cullate dal vento
dalla forma impalpabile e lieve
che hai riempito di sogni a colori
Sono lunghi giri di giostra
che ogni cuore bambino
non vorrebbe fermare
Sono ali robuste e leggere
che affrontano libere i cieli
cercando la sfida e l’ignoto
Sono questi gli anni che porti
e che vedo dal mio nascondiglio
Mi stanno passando davanti
ma io non li posso toccare
e passo il mio tempo a sognare
i tramonti che non ho vissuto
e le albe che non vedrò mai
Sono margherite di giorno sbocciate
che si chiudono al calar della notte
i miei desideri ormai vani
come libri proibiti e mai letti
che tengo sul mio comodino
Sta lì dentro su pagine stinte
quella storia irreale e preziosa
che compagna sarà dei miei anni
Ma tu non devi temerli
questi anni lenti che il tempo ti dona
tu che ancora cammini sull’erba
e indossando la tua giovinezza
con te porti anche la mia

Fabio Sangiorgio

Andrò a ballare questa sera


Andrò a ballare questa sera,
a farmi un po’ di giri in pista,
a coglier note dentro le ossa
e conservarle, dopo, per l’inerzia.
Con una dama farò dei passi
– non voglio finte fate del 2000 –
mi accosterò alla sua nuca
e sentirò un brivido di pace.
Sarò alla fine un po’ sudato
ma non importa, ci si asciuga.
A quasi vita poi mi rivolgerò
per dir che un’ora le ho rubato,
che mai capace essa diventerà
di farmi schiavo dei non sensi.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 9, 2010 at 07:12  Comments (6)  
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