Sonetto 116

SONNET 116

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O, no! it is an ever-fixèd mark,
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth’s unknown, although his height be taken.
Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle’s compass come;
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

§

Non sia mai ch’io ponga                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            impedimenti all’unione di anime fedeli;                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando
l’altro si allontana.
Oh, no!
Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta
e non vacilla mai;
amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste
al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.

WILLIAM SHAKESPEARE

Quel che è

WAS ES IST

Es ist Unsinn
sagt die Vernunft
Es ist was es ist
sagt die Liebe

Es ist Unglück
sagt die Berechnung
Es ist nichts als Schmerz
sagt die Angst
Es ist aussichtslos
sagt die Einsicht
Es ist was es ist
sagt die Liebe

Es ist lächerlich
sagt der Stolz
Es ist leichtsinnig
sagt die Vorsicht
Es ist unmöglich
sagt die Erfahrung
Es ist was es ist
sagt die Liebe

§

E’ assurdo

dice la ragione

è quel che è

dice l’amore

E’ infelicità

dice il calcolo

non è altro che dolore

dice la paura

è vano

dice il giudizio

è quel che è

dice l’amore

è ridicolo

dice l’orgoglio

è avventato

dice la prudenza

è impossibile

dice l’esperienza

è quel che è

dice l’amore

ERICH FRIED

Chisciotteide

 
A voi, di nobil censo,
lo dicon vostre insegne,
io, prode cavaliero
montato su destriero,
final giudizio chiedo
.
Dovrete sentenziare,
con alto aulico dire,
che bella tra le belle,
nell’universo intiero,
primeggia la mia dama.
.
-Tu nobil schiatta vedi
in noi poveri cristi,
e, ohibò, ti siamo grati.
Ma per sputar sentenza
vederla noi vogliamo !-
.
Felloni e anco marrani
mio verbo contestate ?
Che… ? Forse per sapere
che luna in cielo splende
necessita il vederla ?
.
-Non è proprio l’istesso,
larva d’un cavaliero,
la luna godimento
apporta al mondo intiero.
A te soltanto, invero,
dattela la tua amata.
Che almeno un suo ritratto
potessimo ammirare !-
.
Oh di gran puta hijos
la lancia assaggerete !
Carica a pancia bassa
cavallo mio fedele.
Ma non così, poffarre,
la terra mi fai arare !
.
-Addosso a ‘sto buffone
che merita lezione !
Usiamo quelle insegne,
che poi sono bastoni,
puniamo l’arroganza
di chi, prova non dando,
imporci vuol sentenza.-
  .
Ahimè m’hanno conciato,
mio immaginato bene.
Per raddrizzar gl’inganni,
che oscuran la giustizia,
sghembo dovrò ambulare
p’andar dove conviene.
.
Se poi tu vuò lenirmi,
porta al futur’incontro,
immago tua adorata,
che più del mio bel dire
sarà il suo guardamento.
.
E poi, già che qui siamo,
un altro dono chiedo,
 perché questo m’han detto,
battendomi quei prodi.
Non so di che cianciasser,
gridavano… d’un fiore.
Da qualche parte certo
dovrà portar calore.
.
Mio fido Dozzinante,
quanto dolor m’avvolge.
E su, non protestare,
sbagliato ho forse il nome,
ma chiaro è il mio pensare.
.
Un giorno fui  investito
d’una divin missione:
il mondo ripulire
d’ingiuste ipocrisie.
Per realizzar ‘sto sogno
‘sta strada obbligo è il fare.
.
————Così, caracollando,
tra un ahia e un poffarbacco,
condusse la sua vita.————-
.
Miguel, mancino monco,
questo ci ha raccontato,
mostrandoci un inetto
che, sempre ottuso, lotta,
negando questo mondo.
.
Ma Unamuno, il grande,
riscrive altra avventura.
Quei solidi ideali,
ch’eran la sua cultura,
nel Don errante incarna.
.
E chi capir volesse,
le due versioni approcci
per somme, poi, tirare.

Piero Colonna Romano

Amante fedele

Nel tuo bianco mondo mi perdo
Tra le tue righe sogno
A te dono tutti i miei pensieri
Apro il mio cuore a volte distrutto
a volte traboccante di felicità
tu mio amante fedele
accetti i miei dubbi le mie paure
mai da te ci sarà giudizio
mai negazione
ma accettazione totale dei miei sentimenti
ti si può amare o odiare secondo il momento
tu dai serenità sicurezza che ciò
che c’è tra noi mai rivelerai ad alcuno
la tua memoria può ferire
ma anche giovare nella riflessione
con te nulla si dimentica
anche i segreti più profondi
li nascondi tra le tue righe
segnate dal tempo

Gianna Faraon

Politici

“E’ difficile decidere quando la stupidità assume le sembianze della furfanteria e quando la furfanteria assume le sembianze della stupidità. Perciò sarà sempre difficile giudicare equamente i politici”

ARTHUR SCHNITZLER

Published in: on settembre 12, 2011 at 07:08  Comments (3)  
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Topante

 
Un giorno un topo vide,
s’era di primavera,
un’elefanta al bagno,
scendeva già la sera.
.
Fu galeotto il stagno
e magici i colori,
all’elefanta il topo
narrò questi dolori:
.
O dolce mia piccina
di te m’innamorai,
del cuor la mia regina
un giorno tu sarai.
.
La dolce elefantessa,
invero già stupita,
rispose un po’ perplessa:
vorretti per la vita.
.
M’ahimè topino bello
diggià promessa fui.
Voler di mio fratello
ed anche dell’altrui.
.
Ma la tenzone amara,
tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera.
Branco deve sapere!
.
Scese nella radura,
vide tutti gli astanti.
Nel cuore la paura,
ma col dover davanti.
.
In cerchio tutti quanti,
al centro la gran rea,
udirono vocianti
quello che dir volea.
.
Poi  cominciò un tumulto:
che credi tu di fare,
da che paese arriva,
non vedi ch’è foresto,
la pelle ha pien di peli,
in Rha egli non crede,
non mangia le banane,
persino boscaioli
a lui la caccia danno,
e la foresta è piena
di simili furfanti.
.
Quel pugno di briganti,
via così dicendo,
la testa le confuser.
Lacrime van scendendo.
.
E si levò il gran saggio:
elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio
che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono
quel giorno porterà.
Deh chiedi il suo perdono,
d’amor ti riempirà.
.
E poi non ti scordare,
siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare
tu ne farai lordura.
.
Perciò quest’io ti chiedo,
curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo,
cessa di far la ‘ntrocchia.
.
Sdegnata ed avvilita
abbandonò il consesso,
s’arrampicò in salita
tornand’al suo possesso.
.
Questi che l’attendea,
di molto trepidante,
chiese con voce tesa
sentenza, esitante.
.
E quando alfin sapette
la storia dall’amata,
d’acchito promettette:
l’avrebbe mai lasciata.
.
Per cieli puri andaron
cercando  loro mondo.
A lungo essi s’amaron
felici a tutto tondo.
.    
E giunse poi l’inverno.
Vibrava del suo amore
la coda d’una stella.
La neve era un candore.
.
Un suono allor si spanse,
nell’aria tersa e chiara,
un tenero vagito
salì da quella cara.
.
E verso il cielo sale,
quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri
portando il suo respiro.
.
Topante ei fu nomato,
accolto fu da un coro:
tu toglierai peccato,
amore avrai per loro.
.
Il cielo allor s’aperse,
le stelle palpitaron,
il vento poi disperse
nequizie e infamità.
.
Le trombe del giudizio
sonaron inquietanti,
nell’ora del solstizio,
cercando i lestofanti.
.
Ma quel sublime amore
tutto avea mondato
e il fosco trombettiere
a casa fu mandato.

Piero Colonna Romano

Madonna delle Grazie

(Ballata in do minore)

Dentro ognuno di noi
c’è un balcone fiorito,
spesso stiamo affacciati
ma senza aver capito
che ciò che vediamo sotto
non sempre è cosa vera
ciò che vediamo sotto
spesso è una chimera.

Con i piedi nella cera
con le piaghe ed i rimorsi
sfilan lente in processione
come anime perse,
quando finalmente guardo
meglio dentro i loro occhi,
vedo che…
hanno volti tutti uguali
vedo tanti me…

Ma è il coraggio di sfilare
sotto al mio balcone
che non ho,
che mi fa capire infine
che non sono io,
e l’altrui giudizio
le trafigge come una spada,
siate voi dannate ovunque
senza fine sia la strada.

Se potessi bagnarmi
nelle acque di un fiume
formato dalle lacrime
di chi è senza rancore,
e asciugarmi al vento
di un’estate infinita
di chi crede nell’amore
di chi crede nella vita.

E sei tu dolce Mirella
che cammini in mezzo a tante,
con un cero nella destra
e un foulard intorno al viso,
porti un cuore palpitante
di passioni e di rimorsi
e vedo che
hai tuo figlio nei tuoi occhi
ed è dolce il tuo sorriso.
Puoi guardare ancora il mondo
con gli occhi di un bambino
con lo sguardo di speranza
di un Gesù non divino,
con la mente galleggiare
a metà tra il bene ed il male,
tra un futuro ed un passato
che non resti tutto uguale.

Alla fine della mia vita
forse anch’io entrerò in chiesa,
come loro,
a contare i miei peccati
le speranze ormai deluse,
ma ho paura sia finita
impossibile è il perdono,
tutti i fiori appassiti
il balcone ormai è chiuso.

Sandro Orlandi

Gli Italiani

(…) L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.(…)

PIER PAOLO PASOLINI

da “La Guinea”, Poesia in forma di rosa

Mille e una notte

C’era una volta …

No no lo ammetto
avevo rotto gli occhiali
e giocavo a moscacieca

Si io che sbriciolavo il cuore
per disegnare sull’asfalto
il sorriso alla malinconia

Io che non vedevo la fine
e allungavo le mani
in cerca dello specchio magico
di quei pochi e inutili nascondigli
– non ero più solo –

Camminavo in compagnia
di un Pierrot e una Zingara

Lui muta faccina provata
da una lacrima di vento
sembrava in una fiaba beffarda
in cui ti muovi a fatica
alla ricerca perenne de
“alla fine vissero
tutti felici e contenti

Lei in cerca della corte dei miracoli
con un lampo vermiglio fra i capelli
e una luce negli occhi
scuotendo la testa
sussurrava due volte
a l’eco delle mie emozioni

è solo un incantesimo
è solo un incantesimo

a lume di candela
su di una strada che non scegli
ma vuoi arrivare in fondo
mi volle fare le carte

forse tarocchi

ma con due sole carte
tra il Giudizio e l’Appeso
avevo la scusa per fermarmi
al mercato delle pulci

inseguito da una farfalla
che non a caso sbatteva le ali
in cerca di primavera

tra saltimbanchi e Mangiafuoco
barattai il mio pastrano
per uno zecchino d’oro
– e così pagai pegno per le mie bugie –

certo era un pastrano vecchio
aveva le tasche un po’ bucate

ma dalle luci della notte

era di lana
spinosa e grezza
comprata qua e là
in anni difficili da filare
ma pur sempre buoni
per scaldare la solitudine

mentre lo toglievo
le comparse si fermarono
ed io recitando con gli occhi
al culmine di una scena
già vista nel mio teatrino

inciampavo ancora
nelle stringhe
sciolte del cuore

e ridevano di me

io che burattino senza più fili
avrei solo voluto stare in equilibrio
nell’immenso di un’altra notte
cercando la Fata Turchina

o piuttosto che niente

a seminare margherite
sull’ultima stella a destra
insieme alla Donna cannone

Pierluigi Ciolini

Esternazioni

Scrivo ed esterno quello che sento
fatti reali o di fantasia, riporto le emozioni,
le gioie, le ansie, e le mie frustrazioni

Le storie son vaghe, banali, alcune un po’ tristi
parlo d’amore e di dissapori, della natura,
dell’ Essere umano, dei suoi pregi e dei tanti difetti,
di cose vere, concrete e di quelle inventate
del Divino e del profano, do libero arbitrio alle mie paure

Commetto eresie grammaticali, non uso bene la punteggiatura
e mi espongo al giudizio del letterati.
Molte volte mi esprimo coi piedi ,
l’importante, però, è la mia buona fede

Non tutti recepiscono il mio concetto
me ne assumo la colpa, per il mio poco intelletto
Continuo, comunque, e trascrivo ciò che ho in petto,
e accetto la critica, sotto qualsiasi aspetto

Sperando, però,  che alla fine ci sia comprensione,
e se non appieno, si condividano in parte …le mie esternazioni

Ciro Germano