Ultima puntata

Nei passi tuoi più scuri,
guardami, io ti farò da faro.
Nei tuoi momenti vuoti
mangiami, ti nutrirò di vero

Ma non giocarmi, non mi giocare
e come un dado, non mi lanciare,
non sono il punto su cui sperare

Nelle tue ascese, prive di prese
stringimi, sarò la roccia.
Nei tuoi deserti asciutti
attingimi, diventerò la goccia

Ma non giocarmi, non mi giocare;
sul tuo tappeto verde, non mi puntare,
non sono io il bersaglio, su cui mirare

Nella tua giungla impervia
leggimi, e vedrai la mappa.
Nelle tue vittorie
levami, perché sarò la coppa

Ma non giocarmi, non mi giocare;
e sulla tua scacchiera, non m’ingannare
o il mio temuto amore mi vedrà arroccare

Flavio Zago

Published in: on novembre 30, 2011 at 07:31  Comments (6)  
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Partecipazione

Perché la storia del passato
non insegna mai nulla?
Cosa macina il cuore
delle nuove generazioni
per non capire che l’indifferenza
è il nemico della loro libertà?
E’ vero che il potere
è un mostro insensibile,
inutilmente si spera
ch’abbia un volto umano,
che possa capire.
La storia si costruisce
con la paura o il consenso.
Ma l’artefice è sempre lo stesso:
il denaro!
L’avversario più temibile
è la partecipazione.
Non capirlo
significa dare spazio alla sopraffazione
e subire la legge della giungla.

Salavatore Armando Santoro

Il presepe visto da un passerotto


Quel ciuffetto, sulla via,
d’erba fredda, circondato
da mercanti e da bambini
si fa piccolo, piccino
il ciuffetto su quel bordo
della via che è casa sua
per non esser calpestato.
“Che succede, che succede” –
chiede il passero al ciuffetto –
“Non lo so, non mi son mosso
dalla zolla che è il mio tetto,
guarda tu, che puoi volare.”
Ed il passero s’inalza:
dietro il monte sta calando,
stanco ed affannato,  il Sole.
E poi vede, da lontano,
una stella con la coda…
Forse è un’aquila reale?
Scorge male?  No vicino
sta arrivando:  sta guidando
Magi, uomini e animali.
.
E’ una stella molto strana
e la chiamano “cometa.”
.
Gira ancora il passerotto,
presto deve ritornare
dal ciuffetto ch’è suo amico
raccontar ciò che ha veduto
raccontar ciò che ha sentito.
.
Vede un uomo con le ali,
come lui, ma luminoso
non uguale ad altri umani,
non uguale a zampognari,
né ai re Magi, né ai soldati,
né ai cattivi cacciatori,
che son tutti senza ali:
“Sono un angelo” gli dice
“sono un angelo di Dio,
per cantare la Sua gloria
ed a tutti i cieli interi.”
.
“Sai che è nato un bel Bambino,
proprio adesso.  Guarda, ammira,
guarda verso quella stalla.”
.
Ed il passero obbediente
vola presto più vicino
e chi vede? Un uom piccino,
biondo, roseo, ricciolino,
coccolato dalla Mamma.
.
Ma che freddo,  ma che freddo!
Non c’è fiamma a riscaldarlo
solo il Babbo, nella grotta
con un bue ed un asinello.
.
Il Bambino è il Re dei Re,
quel tugurio è la sua reggia,
perché uomini e animali
gli si inchinano davanti,
tutti quanti anche i re Magi
che gli portano gli omaggi.
Il visino è sorridente,
ride piano la Madonna
per la gioia, col marito
San Giuseppe, che l’aiuta
appoggiandosi al bastone
che fiorisce con ungiglio.
.
“Questi è il Figlio, già voluto
dalla Mente del Signore
ora è nato, per salvare
ogni uomo dal peccato…”
Ciciricìp!”: il passero
nel sentire ciò è felice
di non essere un umano.
Lui e gli altri del suo mondo,
pur con legge della giungla,
il “peccato originale”
non lo fecero:  son salvi.
.
E il ciuffetto d’erba in prato,
non ancora calpestato
da carretti o da calzari,
vede il passero calare
in picchiata sulla zolla
circondata dalla neve:
è successo ch’Egli è nato,
il Signore dei Profeti
di quel Tutto immaginato
da Colui che sempre è,
che ha creato Tutto il Più,
in attesa del riscatto
dalla morte e dal dolore:
ecco il Grande Salvatore
il Divin Bambin Gesù!

Paolo Santangelo