Sono fatta

Non sono fatta per l’inverno
e nemmeno per l’inferno
non sono fatta per discordia
sono fatta di concordia.

Mi son fatta sotto un cavolo
e nel mezzo alla natura
sto lontana da ogni diavolo

Sono fatta per l’estate
sono fatta per i fiori
mi son fatta di colori.

Non son fatta di malizia
ma son fatta di giustizia.

Aurelia Tieghi

Published in: on giugno 25, 2012 at 07:28  Comments (7)  
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Scosse

Mentre la terra si burla della povera gente
le rovine sotterrano respiri e grida
mozzate a metà
(la vita è su una ghigliottina, si sa).
Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride
al suo portafoglio di parole e promesse:
esistono monumenti da rielaborare con fondi
di concerti poi dimenticati
(le istituzioni sono un circo, si sa).

Come una guerra, forse peggio:
ognuno a braccetto con il proprio pallido viso
che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,
di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme
(è al destino che appartiene la vita, si dice)
proprio mentre manca (e mancherà per sempre)
il pane, infarinato di polvere e detriti
di parenti, amici, conoscenti
o di chiunque altro visto solo così
senza sorriso o lacrima
l’uragano si rimbocca le coperte
con la morte improvvisa
(la terra si scuote, è viva, si dice).

Tutto il baccano di ricostruzione
si spalma su accuse d’un paese
che affamato di giustizia
piange ancora i morti
su ali che di vorace e forte e bella
non ha ancora ripreso (ancora) a volare…
mentre si piange sempre sull’impotenza
d’un fuori controllo immune da colpe umane
(forse; ma questo non si sa, si dice).

Glò

El pueblo unido

El pueblo unido jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido!
De pie, cantar que vamos a triunfar.
Avanzan ya banderas de unidad,
y tu vendrás marchando junto a mí
y así verás tu canto y tu bandera
al florecer la luz de un rojo amanecer
anuncia ya la vida que vendrá.

De pie, marciar,
que el pueblo va a triunfar.
Será mejor la vida que vendrá
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate
se alzarán, dirán,
canción de libertad,
con decisión la patria vencerá.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido!

La patria está forjando la unidad.
De norte a sur se movilizará,
desde el salar ardiente y mineral
al bosque austral,
unidos en la lucha y el trabajo irán
la patria cubrirán.
Su paso ya anuncia el porvenir.

De pie cantar que el pueblo va a triunfar
millones ya imponen la verdad.
De acero son, ardiente batallón.
Sus manos van, llevando la justicia
y la razón, mujer,
con fuego y con valor,
ya estas aquí junto al trabajador.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
El pueblo unido jamás será vencido!

§

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto

In piedi, cantare
che trionferemo.
Già avanzano
Bandiere di unità.
E tu verrai
camminando con me
e così vedrai
prosperare il tuo canto e la tua bandiera.
La luce
di un tramonto rosso
già annuncia
la vita che verrà.

In piedi, combattere
il popolo trionferà.
Sarà migliore
la vita che verrà
a conquistare
la nostra felicità
e in un lamento
mille voci di lotta si alzeranno,
diranno
canzone di libertà,
con decisione
la patria vincerà

E ora il popolo
che si alza nella lotta
con voce da gigante
urlando: avanti!

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto

La patria sta
forgiando l’unità
da nord a sud
si muoverà
dal salare
ardente e minerale
al bosco australe
uniti nella lotta e nel lavoro
andranno,
percorreranno la patria
il loro passo già
annuncia il futuro.

In piedi, cantare
il popolo trionferà.
A milioni
impongono la verità,
sono uno squadrone
di acciaio ardente,
le loro mani
porteranno la giustizia e la ragione
Donna,
con fuoco e con valore,
sei qui
insieme al lavoratore.

E ora il popolo
che si alza nella lotta
con voce da gigante
urlando: avanti!

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto

SERGIO ORTEGA ALVARADO

La felicità

 
 
La felicità è il sorriso
del bambino soldato ché ha deposto le armi,
è addormentarsi sereno dopo una preghiera,
e l’arrivo della Primavera, la pioggia che si riflette
nella luce di lampioni la sera.
E’ la libertà in un mondo
di uomini liberi, in un mondo libero,
è pane per ogni fame,
acqua per ogni sete.
.
La felicità è speranza e non solo illusione
è un uomo che ritorna salvo dal lavoro
è giustizia senza padroni
è legge senza eccezioni.
E’ quando un amico  comprende
che sei triste
e ti consola, senza una parola.
.
La felicità è un vento leggero tra i capelli
di cui nemmeno ti accorgi,
è futuro, è un bambino che ride nel sonno
è una piccola mano che contiene le sorti della vita
il peccato ed il perdono.
La felicità è conquista mai dono.

Maria Attanasio

La Giustizia

Tra le quattro vertù ch’er monno spera
ch’averiano d’avé li cardinali
ce sta dipinta la Giustizia vera
come l’hanno da fa li tribunali.
Tiè in mano uno spadone e ‘na stadera:
carca un agnello sutto li stivali:
e stà bennata có ‘na benna nera,
quann’io pé me je metterìa l’occhiali.
Ma come, cristo!, ha da trovà la strada,
cusì orba la povera Giustizia,
de contà l’oncia e de calà la spada?
Come pò vede mai si la malizia
de li curiali je dà grano o biada,
e s’è zucchero-d’orzo o regolizzia?

GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI

Noi che abbiamo il coraggio

Noi che abbiamo il coraggio
di bruciare la nostra terra
e i nostri alberi,
di oscurare il cielo,
di sporcare le nostre strade
e i nostri prati,
di inquinare i nostri fiumi
e i nostri mari,

noi che abbiamo il coraggio
di ammazzare i nostri fratelli,
in guerra e in pace,
quella pace che non c’è mai stata,

noi che abbiamo il coraggio
di ingannare i bambini
di tutto il mondo,
rubando loro l’innocenza,

noi che ci illudiamo,
che siamo alla moda,
che ci trasformiamo,
non abbiamo ancora avuto

il coraggio di vergognarci!

Gavino Puggioni

Uomo inutile

Se nulla ho da dire, nulla ho da chiedere,
nulla ho da dare…sarò amore negato.
Se non saprò dare forza al mio pensiero,
farlo diventare grido in un coro di grida,
sarò inutile voce che a se stesso parla.
Se mi chiuderò nel giardino incantato,
fatto di versi che solo io riesco a sentire,
mi nutrirò di me stesso in un mondo
che ha sete di giustizia, fame di verità,
che è stanco di morire senza ragione
semmai di morire ragione vi sia,
sarò albero dai frutti a terra caduti.
Sarò morto senza saperlo se lascerò
che la mia coscienza sia arenile dove
impronte di dolore cancellate vengano
da onda di calcolata indifferenza.
Sarò un offesa al creato se incapace
sarò di amare, capire, parlare e far mio
ogni attimo di vita che con dolore
da questo mondo nasce.

Claudio Pompi

Chisciotteide

 
A voi, di nobil censo,
lo dicon vostre insegne,
io, prode cavaliero
montato su destriero,
final giudizio chiedo
.
Dovrete sentenziare,
con alto aulico dire,
che bella tra le belle,
nell’universo intiero,
primeggia la mia dama.
.
-Tu nobil schiatta vedi
in noi poveri cristi,
e, ohibò, ti siamo grati.
Ma per sputar sentenza
vederla noi vogliamo !-
.
Felloni e anco marrani
mio verbo contestate ?
Che… ? Forse per sapere
che luna in cielo splende
necessita il vederla ?
.
-Non è proprio l’istesso,
larva d’un cavaliero,
la luna godimento
apporta al mondo intiero.
A te soltanto, invero,
dattela la tua amata.
Che almeno un suo ritratto
potessimo ammirare !-
.
Oh di gran puta hijos
la lancia assaggerete !
Carica a pancia bassa
cavallo mio fedele.
Ma non così, poffarre,
la terra mi fai arare !
.
-Addosso a ‘sto buffone
che merita lezione !
Usiamo quelle insegne,
che poi sono bastoni,
puniamo l’arroganza
di chi, prova non dando,
imporci vuol sentenza.-
  .
Ahimè m’hanno conciato,
mio immaginato bene.
Per raddrizzar gl’inganni,
che oscuran la giustizia,
sghembo dovrò ambulare
p’andar dove conviene.
.
Se poi tu vuò lenirmi,
porta al futur’incontro,
immago tua adorata,
che più del mio bel dire
sarà il suo guardamento.
.
E poi, già che qui siamo,
un altro dono chiedo,
 perché questo m’han detto,
battendomi quei prodi.
Non so di che cianciasser,
gridavano… d’un fiore.
Da qualche parte certo
dovrà portar calore.
.
Mio fido Dozzinante,
quanto dolor m’avvolge.
E su, non protestare,
sbagliato ho forse il nome,
ma chiaro è il mio pensare.
.
Un giorno fui  investito
d’una divin missione:
il mondo ripulire
d’ingiuste ipocrisie.
Per realizzar ‘sto sogno
‘sta strada obbligo è il fare.
.
————Così, caracollando,
tra un ahia e un poffarbacco,
condusse la sua vita.————-
.
Miguel, mancino monco,
questo ci ha raccontato,
mostrandoci un inetto
che, sempre ottuso, lotta,
negando questo mondo.
.
Ma Unamuno, il grande,
riscrive altra avventura.
Quei solidi ideali,
ch’eran la sua cultura,
nel Don errante incarna.
.
E chi capir volesse,
le due versioni approcci
per somme, poi, tirare.

Piero Colonna Romano

Aspettando

 
Parole stampate su strisce di carta bianca,
serpenti di folla,
adunate di giovani e adulti
da tutte le latitudini
per pregare e socializzare
in questa parte di mondo
ove la guerra non è ma si sente
Abbraccio di sentimenti,
calvario di pianto,
di dolori rinnovati
quasi obbligati e puntuali
per queste nostre generazioni,
passate e presenti e, ahimè!, future!
Aspettando
l’alba di un giorno di pace
per seppellire i corpi
e i ricordi di gente che non è più.
Aspettando
l’alba di un giorno lontano,
tramonto di mille civiltà
l’una contro l’altra armata,
nel nome e per conto di un solo Dio
che non hanno voluto o saputo amare.
Aspettando
da quando siamo in vita
la civiltà del cuore e del pensiero.
Aspettando
invano che il potente sia meno potente,
che il debole sia meno debole.
Aspettando
che i bambini siano il futuro del nostro mondo
li ammazziamo
e non solo con le bombe
ma con tutte le altre armi
che la moderna civiltà ci ha regalato.
Aspettando
quei bambini che sono morti di fame e di sete,
di malattie e sopraffazioni indicibili.
Aspettando
quelli che non ritorneranno
alle case distrutte, ai loro genitori ammazzati,
inutilmente.
Quei bambini,
che non sanno di essere bambini,
sanno solo di essere oggetti,
di far parte di un mondo che corre,
dove,
non si sa,
ma di certo in un baratro infinito
di miseria e di abbandono.
Aspettando
che l’odio diventi amore,
che l’ingiustizia diventi giustizia,
che non esistano più
i terzi e i quarti mondi,
che il nord dei ricchi si mescoli al sud dei poveri,
diseredati e senza terra da calpestare
Aspettando,
noi siamo diventati vecchi,
quasi colpevoli, perchè non abbiamo urlato
le disgrazie del nostro tempo.
Noi
abbiamo soltanto aspettato!

Gavino Puggioni

Morire due volte

I tuoi passi, pesanti come pietre,
faranno rumore inascoltato
tra quelle mura fredde come chiese.
Su un foglio, l’ora, il giorno, il mese.
Al tuo volto ancor pieno di paura,
nessuno farà caso né avrà attenzione,
per te non avranno comprensione.
Sarai soltanto un numero e un nome,
sarai per loro una donna aggredita
in una strada dove il male è padrone,
dove finì la tua gioia, cessò la tua vita.
Quella vissuta, quella che non vivrai,
la seconda per sempre perduta
con i tuoi sogni che di notte invocherai,
orfani di te che li hai cresciuti aspettando
quel domani che a loro non darai.
Il domani è l’oggi senza più colori,
grigi e senza luce quei muri e i volti
senza anima che di te non si curano.
Sei un fascicolo, un’attesa di risposte
a domande che fanno più male di un insulto,
più male del martirio di stupro subito.
Ti chiederanno, senza in viso guardarti,
e tra loro ridendo, se piacere hai provato,
se lo conoscevi e perché l’hai guardato.
Ti chiederanno perché non hai gridato.
Mostrerai loro le braccia dolenti e segnate,
del volto tuo il gonfiore e i lividi infami
lasciati da brutali e sconosciute mani.
A loro chiederai se occhi di giustizia hanno
oppure sono lì per aggiunger altro dolore
e peggior di stupro danno.

Claudio Pompi