Emozioni lontane

Albe mie ingrate,
voci solitarie che veleggiando andate
verso approdi a me ignoti,
colori della terra e dei boschi,
cangianti all’ondeggiare del sole,
brezze solitarie del vento
che m’accarezzate la fronte sudata
ed i capelli scomposti,
un pallido sorriso
regalate al mio animo in pena.
Invano
cerco negli approdi in disuso
imbarcazioni che a lungo sognai
nelle mie primavere lontane.
Rade e golfi,
baciati dall’onda malinconica
o schiaffeggiati dalle mareggiate infuriate,
disegnate ancora per me
i colori che un tempo
riempivano di gioia e di piacere
il mio animo assetato
di emozioni sempre rinnovate.
Inutilmente
inseguo stagioni che non si ripetono,
sensazioni mutevoli
che mi lasciano in cuore solo il rimpianto
per un amore finito
e per una carezza ormai dimenticata.

Salvatore Armando Santoro

Hélène

Azur! C’est moi… Je viens des grottes de la mort

Entendre l’onde se rompre aux degrés sonores,

Et je revois les galères dans les aurores

Ressusciter de l’ombre au fil des rames d’or.

Mes solitaires mains appellent les monarques

Dont la barbe de sel amusait mes doigts purs;

Je pleurais. Ils chantaient leurs triomphes obscurs

Et les golfes enfuis aux poupes de leurs barques.

J’entends les conques profondes et les clairons

Militaires rythmer le vol des avirons;

Le chant clair des rameurs enchaîne le tumulte,

Et les Dieux, à la proue héroïque exaltés

Dans leur sourire antique et que l’écume insulte,

Tendent vers moi leurs bras indulgents et sculptés.

§

Cieli son io: ritorno dagli spechi
della morte. Qui ascolto l’onda rompersi
ai gradini sonori, qui rivedo
le galee nell’aurora, che resuscitano
ombra sul filo dei dorati remi.

Con le mani solinghe chiamo i re
la cui barba di sale  m ‘allietava
le pure dita. E io piangevo e quelli
cantavano i trionfi oscuri e i golfi
perduti a poppa delle loro barche.

Ascolto le profonde conche e i litui
militari che il volo ai remi scandono;
il chiaro canto della ciurma scioglie
il tumulto e gli dei sopra l’eroica
prora esaltati, con i sorrisi antichi
cui insulta la schiuma, verso me
tendono abbracci indulgenti e scolpiti

PAUL VALÉRY

Il vento di Mykonos

Il vento di Mykonos
non giace sulle sacre sponde d’Apollo
corre come un ghepardo
ruggisce
sfodera le unghie
graffia insistente
prorompe in mare
lo ghermisce

il vento di Mykonos
sfiora gli occhi dei golfi
le cupole celesti e i muri bianchi
poi addenta i paradisi
senza pazienza sforma la sabbia
spinge l’acqua verde sui miti delle Cicladi

il vento di Mykonos in altri tempi
muoveva le vele leggere dei mulini
pigiava il grano come un dio alato
era amato…

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 12, 2010 at 06:59  Comments (5)  
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La mer

La mer
Qu’on voit danser le long des golfes clairs
A des reflets d’argent
La mer
Des reflets changeants
Sous la pluie

La mer
Au ciel d’ete confond
Ses blancs moutons
Avec les anges si purs
La mer bergere d’azur
Infinie

Voyez
Pres des etangs
Ces grands roseaux mouilles
Voyez
Ces oiseaux blancs
Et ces maisons rouillees

La mer
Les a berces
Le long des golfes clairs
Et d’une chanson d’amour
La mer
A berce mon coeur pour la vie

§

IL MARE

Il mare
che noi vediamo danzare lungo dei golfi chiari
ha dei riflessi d’ argento
Il mare
dei riflessi che cambiano sotto la pioggia
Il mare
al cielo d’ estate confonde
i suoi bianchi cavalloni
con gli angeli così puri
il mare pastore d’azzurro
infinito
Vedete
presso gli stagni
queste grandi canne umide
Vedete
questi uccelli bianchi
e queste case color ruggine
Il mare
li ha cullati
lungo i golfi chiari
e una canzone d’ amore
il mare
ha cullato il mio cuore per la vita

CHARLES TRENET