Sui gradini del tempo

Quando la somma degli anni
arriva al punto
e volge il segno
alla polvere patria
che si leva
cerco la chiave
per aprire il muro,
rovistando tra pezzi
latenti di vita
ricupero
un esame di coscienza
ed un passaporto di memorie
per non precipitare.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on giugno 16, 2012 at 07:35  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Ajsha

La domenica che rivide Ajsha
non volle farsi leggere la mano.
La vide assorta, chiusa come una i,
che guardava soprattutto il cielo.

Le domandò allora cosa avesse,
dov’è ch’era finito l’estro suo,
la parlantina solita di sempre
ai piedi dei gradini della chiesa.

Rispose lei ed anche a malapena
di non avere voglia della vita.

Nessuna quotidiana profezia,
Ajsha chiese al signor Mario Rossi
notizie fresche della Primavera
mentre cascate di capelli neri
smorzavan flussi dell’antico ardire
e in rossi lobi gli ori erano rame.

Aurelio Zucchi

Ho cercato

 
Camminando ho cercato
ho cercato
e ho incontrato donne sotto i riflessi degli alberi
che sognavano acqua sorgiva
ho incontrato leghe leggere e pesanti
draghi malati che sputavano tizzoni
                                                        ardenti
ho incontrato creature viventi
fatte di penna e piumati voli
ho incontrato mani tremanti che
                                     ghermivano il sole
ho incontrato gradini per salire
sassi su cui inciampare
ho cercato il silenzio che accoglieva e
                                              spaziava dentro
un attento cerbiatto che annusava
                                                           l’amore

Aurelia Tieghi

Published in: on giugno 1, 2012 at 07:37  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Hélène

Azur! C’est moi… Je viens des grottes de la mort

Entendre l’onde se rompre aux degrés sonores,

Et je revois les galères dans les aurores

Ressusciter de l’ombre au fil des rames d’or.

Mes solitaires mains appellent les monarques

Dont la barbe de sel amusait mes doigts purs;

Je pleurais. Ils chantaient leurs triomphes obscurs

Et les golfes enfuis aux poupes de leurs barques.

J’entends les conques profondes et les clairons

Militaires rythmer le vol des avirons;

Le chant clair des rameurs enchaîne le tumulte,

Et les Dieux, à la proue héroïque exaltés

Dans leur sourire antique et que l’écume insulte,

Tendent vers moi leurs bras indulgents et sculptés.

§

Cieli son io: ritorno dagli spechi
della morte. Qui ascolto l’onda rompersi
ai gradini sonori, qui rivedo
le galee nell’aurora, che resuscitano
ombra sul filo dei dorati remi.

Con le mani solinghe chiamo i re
la cui barba di sale  m ‘allietava
le pure dita. E io piangevo e quelli
cantavano i trionfi oscuri e i golfi
perduti a poppa delle loro barche.

Ascolto le profonde conche e i litui
militari che il volo ai remi scandono;
il chiaro canto della ciurma scioglie
il tumulto e gli dei sopra l’eroica
prora esaltati, con i sorrisi antichi
cui insulta la schiuma, verso me
tendono abbracci indulgenti e scolpiti

PAUL VALÉRY

L’amore andato

Emozioni e rossori
a scoprire i segreti dell’anima,
quando l’amore era negato
e, gli appuntamenti, segreti di stato.
Battiti intensi nel petto,
come un frullar d’ali
inquieto e frettoloso.
Timori d’esser visti
e felicità
di due mani avvinte,
come un’edera a un tronco,
seduti sui gradini
di stradine acciottolate
o su muretti fuori mano
che guardavano il mare.
E poi il silenzio del cuore,
ed i ricordi
che ogni tanto ti rinnovano
tenerezze ormai finite,
archiviate sugli scaffali alti
d’una libreria
che solo tu sai ritrovare.

Salvatore Armando Santoro

Da queste parti

Da queste parti, stretta della sciarpa che la nonna
Mi porgeva prima di scendere i gradini
Mi sono rimaste i silenzi di cenere, il collo
Di donne di Modigliani a scaldarmi

Da queste parti nemmeno la pioggia s’avvicina
Con coreografie di rondini che basse, volano
Sotto i rami del ciliegio centenario
La foglie dell’anima si disperdono

Da queste parti, sepolte nei tanti
Sono le strade che si sottraggono l’una all’altra
Che fine avrà fatto l’ombra colossale
Del gabbiano di legno, scolpito dal mare?

Da queste parti, a tutti mancano le parole
In fila come soldati di scacchi, per essere ascoltate
O forse è meglio tacere, perché non c’è rischio che
Qualcuno possa portar sulle spalle il coraggio

Il silenzio mi proteggerà anche stanotte.

Anileda Xeka

A capofitto nell’anno bisestile 2012

A CUFÉTT INT L ÂN BISÈST 2012

A vòi fèr al girundlån
e a infåurc un vaird insónni
cme s’la fóss un’aventûra
mé ch’a viâz da pió d vént ân
in stra mèz ala Poesî,
e a m i fécc con dsinvultûra!
Ai n’é tanti, dòn e òmen,
ch’viâzen trésst in sti mumént
ch’i én in câsa o i van zarcànd
la cadäina sfrutadåura
d fèr di tûren nòt e dé,
ch’vrénn andèr con la famajja
in muntâgna al mèr o ai sí
mo ch’ai tåcca d cuntintères
d’un uvén cån dû radécc’!
Bän, nuèter bî bulgnîs,
par l’amèra congiuntûra
s cuntintän pr al Bån Nadèl
ed pluchèr vèci parnîs,
pò andèr zå pr i ûltum pirû
dl’Ân ch’finéss sänza surîs!
Acsé entrarän con tant’angósstia
in cl antepâtic Ân Bisèst
pr’inizièr na vétta nòva:
gnínta scónt a tótt i lêrz
speranzû§ ed psair rubèr
cómm i an fât in fén adès!
Sänpr in èlt i én i Povêta
con la forza sovrumèna
ch’i an i Pûr: Vîva l Amåur,
tótt al månd al se dsdarà
e sugnànd pió giósst turtlén
fôrsi… la batâglia al vinzarà!

§

Voglio fare il giramondo
e inforco un verde sogno
come se fosse un’avventura
io che viaggio da oltre vent’anni
sempre in mezzo alla Poesia,
e mi ci ficco con disinvoltura!
Ce ne son tanti, donne e uomini,
che viaggiano tristi in questi momenti
in cassa integrazione o van cercando
la catena di montaggio
per fare turni notte e giorno,
che andrebbero con la famiglia
in montagna al mare o sugli sci
ma che devono accontentarsi
d’un ovino con due radicchi!
Bene, noi bei bolognesi,
per l’amara congiuntura
ci accontentiamo per il Buon Natale
di leccare vecchie pernici,
poi scendere gli ultimi gradini
dell’Anno che finisce senza sorrisi!
Così entreremo con tant’angustia
in quell’antipatico Anno Bisestile
per iniziare vita nuova:
niente sconti a tutti i lerci
speranzosi di poter rubare
come han fatto fino adesso!
Sempre in alto sono i Poeti
con la forza sovrumana
che hanno i Puri: Viva l’Amore,
tutto il mondo si sveglierà
e sognando più giusti tortellini
forse… la battaglia vincerà!

Sandro Sermenghi

Una mattina a Monte Sole

 
Vi ho guardate dormire
come prese da morte
nella stanza un sonno
disteso e immobile
a prendere tutto lo spazio
nei vostri corpi poggiati
sui letti scomposti bocconi
non vi vedevo i volti.
Nella luce fioca del mattino
filtrata dalla tenda
nulla di sospeso
tutto pareva irrimediabilmente
definito e statico.
Solo il suono ritmato
del sonno di Giulia
era nell’aria chiusa
segnale di vita.
Ho disceso adagio i gradini
un grillo accanto alla doccia
le gocce fresche sulla pelle
hanno tolto quella frase d’angoscia
sono entrata in silenzio in cucina
alla finestra aperta
ho raccolto le tazze sporche
preparato il caffè
piccoli rumori quotidiani
gesti spesso vissuti
con noia fastidio indifferenza
ora densi di senso
ricomponevano il mondo
per voi tutti e tutte che dormivate
e vi sareste svegliate
E’ lì che è arrivata tua madre

azzurrabianca

Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

Un fiore rosso

Un fiore rosso
in un vaso d’argilla
collocato sui gradini d’una casa
d’un vecchio borgo maremmano.

Una farfalla
corteggia le corolle
e sul calice si posa.

Un raggio di sole l’accarezza
e dà colore
alle sue ali ondeggianti
al vento.

La tristezza d’una giornata opaca
si colora di luce
ed accarezza il cuore.

Salvatore Armando Santoro