Saint Tropez

.
Come mi prende il colore del mare
sempre inquieto
Intenso 
cangiante
Lo sguardo commuove 
la vigna 
spazzolata dal vento
che ardita s’accoscia al litorale
All’ombra dei pini inchinati
si raccolgono i miei pensieri
mentre ti respiro e contemplo
le tue grazie che al mondo prostituisci 
Indomita  resta la tua natura 
selvaggia
e superbamente vince
le bramosie dell’uomo
I tuoi morti mi sorridono
assolati su rocce a pelo d’acqua
dove l’eternità è scritta
nel ripetersi dei giorni accanto
A sera  il colore si fa materia e
ti rapisce alla malinconia
Ogni volta che parto
ti lascio con gli occhi di un amante
 
Anna Maria Guerrieri
Annunci

Contatto

Accarezzo con mano leggera, quasi a sfiorare,
il tuo corpo disteso al mio fianco,
con occhi chiusi lasci scorrere il tempo, vorrei fermarlo,
troppi sono gli anni che le mie mani ti sfiorano.
Il tempo a me segnato si accorcia inesorabilmente.
Mi restano i ricordi di notti meravigliose trascorse
a sognare un futuro migliore, viaggi lontani,
tramonti in riva al mare, scalate e rifugi tra i nostri monti.
Ora ricordo il passato,
quel passato diviso in due nel bene e nel male,
sempre solo noi.
Non voglio staccare questa mia mano dal tuo corpo assonnato,
non voglio spegnere questo incanto,
creato da un contatto innocente come una carezza.
Inconsapevole tu dormi, un respiro profondo scuote le tue membra
Quasi fosse una risposta ai miei pensieri.
Un grazie dato attraverso il contatto di due corpi inseparabili da sempre.

Gianna Faraon

Noi siamo briciole

 
Vedi, le tormente !
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo
.
Hanno grazie acute
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete piu belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
 .
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….

Stefano Lovecchio

Le mani sull’azzurro

 
Ed io rimango spesso
nel meriggio afoso
a rimirare i passeri tra le briciole.
Le acacie vanitose
lasciano ombre che non ti aspetti
e ci si ferma
scrutando il sole tra le foglie
e spine.
.
Amo questo respiro
a stento
correndo tra le primule cose:
il bacio seme,
le mani sull’azzurro,
le ginocchia nel grano,
le paure tra i grazie,
e le domande
proprio li, sul ricamo.

Stefano Lovecchio

Quello che so

Quello che so
è il ciarlare delle asce
sui fianchi degli olmi miti.

Quello che so
è una preghiera
che abbia almeno un grazie
tra i rami nudi.

E’ un miglio lasciato alla sera
quando il fiato manca;
è un canestro di sole
versato a stille sulla notte.

Quello che so
sei tu poesia di stracci,
tu che profumi i petali,
esondi i rami morti
di primavera.

Stefano Lovecchio

Published in: on novembre 12, 2011 at 06:55  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Traguardo

Fatta
è la vita
di piccole cose, parte
e tutto di noi: consolazione
al pretesto del passaggio terreno, al miraggio del viaggio.

Accontentarsi di ìnfime cose, carpe diem,
e dir grazie pensando a chi non può avere neanche quelle:
enormità per chi ha fame, ingiustizie, le guerre.

Di poi tutto verrebbe in seconda battuta,
in secondo piano, non più importante, più nulla,
soltanto minime cose ordinarie, separandole dal senso
del giorno per giorno.

In pazienza, per ciò che si ha, per ciò che si soffre . . .

Fino al buio della
nera notte di
Luce.

Paolo Santangelo

Quando appassiscono le foglie dell’anima

intrappolate stanno in un solo corpo
due teste che pensano in lingue diverse
due cuori stranieri.

ci avanziamo scavalcandosi nella maniera
più spontanea

e seduti nello stesso tavolo di insulti che
si sovrappongono irrimediabilmente ad ogni fiato
che sa di grazie e gentilezza

ceniamo con gli avanzi colpe che scagliamo
in abbondanza con la pretesa di doverci
giustificare solo per le colpe non commesse.

quando appassiscono le foglie dell’anima
specialmente quando arriva la notte
e anonime paiono tutte le cose

persino tu che ti lamenti che per colpa mia non dormi
che qualche ora ed
io che non vedo che una notte infinita fatta di molte
notti passate insonne e altre
quanto

mi tormentano sulla pelle
i lividi che si moltiplicano di continuo
del mio ennesimo fallimento.

Anileda Xeka

Il fiore Mrjt

I

Un fiore germogliò su questo mondo,
la Terra,
da un infinito amor negli universi:
il segno del Signore,  tra mistici tripudi
veli e luci,  pieno di grazie,
benedetto.
Il suo nome,  Maryam,  l’ancella
della figlia del faraone e,  insieme
ad essa, trova il fanciullino fratello,
abbandonato nel cesto
alla deriva,  Mosé,  sul Nilo,  e . . . lo salva.
Proprio come noi tutti,
sul fiume della vita.
Il suo nome, in egizio,  Mrjt,
vuol dire amato, caro;
questo nome Maryam:  pace.

Contro tutte le guerre,
in tutti i mondi.

II

E  Iddio  risceglierà,  proprio  in  Maria,
figlia di Gioacchino ed Anna,
il fiore Mrjt.
Il cui seme è cosparso  sopra il bene
ché,  ancora un poco,
c’è sul nostro mondo.
Le sue grazie su miliardi
di miliardi di santuari, in tutti
gli universi ancòra;
e,  per noi, indegni,
fioriranno e fioriscono,
come il suo nome,  in miliardi
di rosari.

L’ànfora di Colui,  che Lei si pose,
in dodici stelle simbolo degli astri
fece il manto ai tuoi piedi,  Maria,
e fece sbocciar le rose
di questo mondo.
Degli altri,
a noi del tutto sconosciuti,
altri fiori.

Paolo Santangelo