Oggi il cielo

Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.

Nino Silenzi

Basta

Basta con questa rabbia che mi uccide
per non essere abbastanza forte.
Basta con quei gridi che salgono al cielo
da corpi di donna violata.
Basta con il volto di una lei che piange
tra le mie mani e le lacrime al suolo
scendono come gocce di sangue.
Basta con la morte dell’anima
che corpo di donna rende un’automa,
di una bambina che non saprà scoprire
l’amore, che non accenderà i suoi sensi.
Basta con gli occhi truci di un bastardo
che non s’abbasseranno davanti
a quelli di colei che più luce non avranno
ma che per strada incontreranno.
Basta, mille volte basta, eternamente basta.
Basta con l’ipocrisia del perdono seme
di futura violenza.
Basta con il silenzio del dolore taciuto
per pudore, per colpa solo d’essere donna.
Vorrei su quella piazza centomila donne
che gridino basta e il loro grido
squassi i vetri e le orecchie di coloro
che in un palazzo non vedono ma si fanno
vedere.

Claudio Pompi

Ndr:  Claudio lavorava nel reparto di radiologia di un ospedale del centro di Roma, e per questo motivo si trovò spesso a contatto con realtà tristi e drammatiche come quelle che descrive in questa poesia.  Noi lo ringrazieremo sempre per la sua testimonianza, vera e preziosa, di uomo giusto e sensibile.

Nudi, esangui

giacciono gli intenti
: ciechi.
Nessuna insidia li sfiora.
Lo squarcio di luce
dall’oriente non li tocca
: parole che gridi non odono.
Neanche la pioggia
che piange improvvisa
li commuove.

Silvano Conti

Published in: on novembre 14, 2011 at 07:21  Comments (3)  
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Luna piena

LÒUNA PÈINA

Strécc såtta una lóuna péina
źughèr al amåur int un fòs:
pâsa d’in fnèsstra al petråss
fagànd al sô acût in “la”
e mé a m’apòg’ la schéina
a un vèc’ trabalànt cumå.

 E a mîr cun gósst e piaśair
cal savuré incånter notûren:
l’amåur come pâst diutûren
al nutréss pulîd òmn e dòna,
l’é una poeśî stèrl a guardèr
cme vîvrel pugè a una culåuna!

 I t fan sénter dimónndi vîv
al và e véggn e una carazza:
bèś gridulén mûsg lintazza
ch’i t cunpâgnen vérs al finèl
i t fan vgnîr alźîr e źulîv
parché i én na mèrcia trionfèl!

 L’amåur l’é lé a purtè ed man,
l’é davaira un animèl stran
mo an s pôl brîśa dèr sugeziån:
l’amåur l’é la pió gran pusiån!

 Vivägnel cun quèlca lizänza,
dû trî dé al maiś d’astinänza
fantaśî surpraiśa e libertè:
al srà un tariånf ed felizitè

§

Stretti sotto la luna piena
giocare all’amore in un fosso:
entra in finestra il pettirosso
facendo immenso acuto in “do”,
ed io m’appoggio la schiena
a un vecchio tarlato comò.

E miro con gusto e piacere
quel sapido incontro notturno:
l’amor come pasto diuturno
ben nutre sia l’uom che la donna,
è un’ode sia starlo a vedere
che averlo poggiati a colonna.

Ti fanno sentire assai vivo
il va e vieni ed una carezza:
baci morsi gridi lentezza
che ti guidan verso il finale
ti rendon leggero e giulivo
ché son come marcia trionfale!

L’amore è a portata di mano
è certo un animale strano
ma non ci può fare paura:
l’amore è la nostra natura!

Viviàmol con qualche indecenza
un giorno mensil d’astinenza
estro sorpresa e libertà:
sarà trionfo e felicità!

Sandro Sermenghi

Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

GIOVANNI PASCOLI

Le rondini

Son tornate
a sorvolare
la casa di pietra
ai margini del bosco.

S’apre il cielo
ai garriti
di frecce piumate e
tra le fronde inverdite
riecheggiano
altri gridi
altri frulli.

Esulta il cuore
spalanca finestre
ad aria nuova
si fa piccolo nido
negli anfratti
del muro a sud
si accoccola.

Graziella Cappelli

Published in: on agosto 21, 2010 at 07:29  Comments (5)  
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