Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Grotta

CUEVA

De la cueva salen

largos sollozos.

( Lo cárdeno

sobre el rojo).

El gitano evoca

países remotos.

(Torres altas y hombres

misteriosos )

En la voz entrecortada

van sus ojos.

(Lo negro

sobre el rojo).

Y la cueva encalada

tiembla en el oro.

(Lo blanco

sobre el rojo).

§

Dalla grotta escono
lunghi singhiozzi

(Il viola
sul rosso)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(torri alte e uomini
misteriosi)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(il nero
sul rosso)

E la grotta imbiancata
trema nell’oro.

(Il bianco
sul rosso)

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:48  Comments (1)  
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Sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

L’Illuminato

 
Verità vanno cercando,
sulla strada della seta,
e cavalli cavalcando,
cercheran chi li disseta.
.
Questi candidi destrieri,
oro e azzurro  finimenti,
porterann’i forestieri
verso mete convenienti.
.
 “Cara Amal, amica mia,
su raccogli il tuo sitar,
canta  per la nostra via,
rendi lieve questo andar.”
.
La violenza del deserto,
la durezza del percorso,
li stremarono di certo
anelando ultimo sorso.
.
Ed alfine all’orizzonte,
sopra un monte, sulla cima,
la città di tutte l’onte,
Samarcanda s’avvicina.
.
Quivi giunti chiederanno,
destra e manca ansiosamente,
“chi alla sete non fa danno,
chi disseta veramente ?”
.
Ricevuti nel castello,
dal sultan della regione,
ecco il re di quel bordello
che impartisce la lezione:
.
“Quei che qui non vo’ restare,
esecrando ‘sto mercato,
scelse solo il meditare
fino all’ultimo suo fiato.
.
Con la vaga tua compagna,
guadar l’Oxus voi dovrete
e scalando la montagna
nella grotta il troverete.”
.
Si rimisero in cammino,
gonfio il cuore d’emozione,
certi del loro destino
di trovar la soluzione.
.
Grande gioia fu per loro
la caverna rinvenire,
nella mente quasi un coro
per l’auspicio divenire.
.
E così, dinanzi a loro,
ecco appare il gran vegliardo,
vestimenta prive d’oro,
tanto affetto nello sguardo.
.
“Wahid altri m’han chiamato
sin da quando rinunciai
a restare in quel mercato,
fonte di primieri guai.
.
Quell’ è un luogo di vergogna,
di Babel la confusione
e vi regna la menzogna
quale unica ragione.
.
So che voi state cercando
Verità, unico bene
e per questo, camminando,
qui giungeste dopo pene.
.
Tu bruciasti tuo passato
ricercando savi esperti,
ora in luogo malfamato,
ora andando per deserti.
.
Non v’è saggio, qui nel mondo,
che rispondere saprebbe,
quel che chiedi, vagabondo,
dentro il cuore albergherebbe.
.
E nel cuore dell’onesto
ben nascosta c’è una luce,
guarda là con un pretesto
solo il ben ti ci conduce.
.
Quest’io dico alla partenza:
Verità, suprema dea,
accompagna l’esistenza
di chi amor ognor si bea.”

Piero Colonna Romano

(n.d.a.  I nomi arabi Amal, Oxus e Wahid corrispondono rispettivamente a : la speranza, il fiume nei pressi di Samarcanda e l’ineguagliato. I cavalli simboleggiano la mente ed i finimenti la fantasia che la orna. Così come il deserto simboleggia il mondo in cui viviamo e la durezza del percorso, il vivervi. L’ultimo sorso, ahimè, è la morte, desiderata per gli stenti subiti. Samarcanda è stata scelta perché punto centrale della via della seta, quindi  luogo frequentato da un’umanità fatta di mercanti, notoriamente non proprio sinceri.)

Luci di Natale

Quando, per ospitare la colomba,
la briciola di un fragrante panettone
si poserà sul mio freddo terrazzo,
di colpo si accenderà la grotta.
*
Quando a posarla sarà uno di noi,
premeditata nel flusso della festa
o fosse anche per una distrazione,
la stella brillerà anche per gli altri.
*
Buon Natale – diceva mia madre
già dalle prime luci del mattino
tra dolci frette e succulenti fritti
mentre incartavo scintille per la notte.
*
Buon Natale – io le rispondevo –
ma… non si dice quando è proprio l’ora?
L’attesa é attesa – lei mi replicava –
più é lunga e più sarà il Messia.

Aurelio Zucchi

Se…

Se si camminasse con la testa all’ingiù
per far sì che la testa serva a qualcosa.
Se in fondo alla via ci fosse un’uscita.
Se al confine del mare ci fosse un cancello.
Se quello che appare fosse vero.
Se le favole tornassero indietro.
Se tutti sedessero a terra
a riscrivere le regole del gioco.
Se tutto ciò non bastasse.
Se la bestia urlasse ancora nella grotta.
Se l’eremita si accorgesse di esistere.
Se unissimo tutti insieme gli sforzi.
Se fosse bello guardarsi intorno.
Se …fosse abolito il concetto del se.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 16, 2010 at 07:37  Comments (5)  
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Quando arriverai


Umide piume e sigarette
d’attese sfumate, vedrai.
Io che bevo,
ma non riesco scordare
quanto la sete sa apparire
rimbombo di grotta
Quando arriverai, sulla mia soglia
cuscini sudati
velanti frangenti di fumo
sul mare di Bacco;
labile scia d’un oblio
Ah, la notte, quanto
è difficile vivere il giorno!
Il cuore balbetta
lo sguardo mio al cielo
in dolce, perenne attesa
e sotto
un neonato pezzo di prato
da svezzare correndo.
Quando arriverai, chissà,
scorgerai, errabondo
il mio consueto cuore
ricucire rotte
lacerate in alto mare;
forse un pensiero d’umore salino,
o un coacervo d’idee
in brandelli ancora nebbiosi;
non so. Non so neppure
se mi troverai.
Non so neppure
se mi ritroverò,
dentro i tuoi occhi
fondali melmosi,
avvinto e perso come sono
nella kasbah assassina
di questo mesto gioco
dell’oca giuliva;
che ogni casella che avanzo
è un lancio di dadi
in meno dal via.

Flavio Zago

Davanti al Presepe

È un freddo
quel freddo nella grotta,
che riscalda.
E come l’appannarsi dei vetri di casa
quando fuori ghiaccia e dentro
scaldano forte gli elementi in ghisa,
appanna gli occhi. Di più…
Fa sciogliere il ghiaccio
che stilla gocce,
che la mano asciuga, furtiva.

Ravviva un tepore
dimenticato a lungo,
quasi smorzato,
raffreddato da mille e mille freddi, o
da altri calori confuso, soffocato.

Fa bene quel freddo
sul bambinello nudo,
che tutto se lo è preso su di sé,
così il suo cuore, fucina d’amore,
per noi lo cambia in mille caldi abbracci,
vivifici abbracci di sole, e misera…
misera rimane ogni pelle ad essi refrattaria.

Quelle stille di gocce di ghiaccio trasformato
scaldano anche fuori, dove, a quel che sembra,
il freddo punge e il sole…
il sole rimane ben nascosto…dentro.

Armando Bettozzi

Published in: on dicembre 24, 2009 at 07:18  Comments (1)  
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E cerco stella

 
Anch’io guardo al ciel di queste notti.
Del mio tempo scanso le fitte nebbie,
le nubi – inopportune al mio presepe –
e le piogge d’un acido dicembre.
 
E cerco stella ch’anima rischiari,
lembo di coda che mi posizioni
dentro il sentiero che so complicato
verso la grotta che calda mi accolga.
 
Non ho oro, né incenso e né mirra,
porto con me i segreti del cuore,
i sorrisi non del tutto capiti.
Sono i miei doni per questo Natale.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 23, 2009 at 07:42  Comments (4)  
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