Poesia della morte

 

Prendete il mio sangue, 

Prendete il mio sudario 

 E i resti del mio corpo. 

 Scattate fotografie alla mia salma nella tomba, sola. 

 Inviatele al mondo, 

 Ai giudici 

 E alle persone di coscienza, 

 Inviatele agli uomini di sani principi e alle persone oneste. 

 E lasciate che portino il peso della colpa, di fronte al mondo, 

 Di quest’anima innocente, 

 Lasciate che portino il peso, di fronte ai loro figli e di fronte alla storia, 

 Di quest’anima sprecata, senza peccato, 

 Di quest’anima che soffre nelle mani dei “protettori di pace”.  

 

 JUMAH  AL  DOSSARI    

(prigioniero a Guantanamo per cinque anni,  senza accusa e senza processo)

LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI

Alcuni giorni fa  la Corte d’Assise di Perugia si è pronunciata nei confronti di Amanda Knox, cittadina statunitense, condannandola a ventisei anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher, commesso in concorso con altre due persone di altra nazionalità, un italiano ed un ivoriano. Ma la notizia è un’altra: pare che una senatrice degli Stati Uniti, tale Maria Cantwell, abbia richiesto alla Segretaria di Stato Hillary Clinton di verificare se alla base di tale sentenza ci possa essere un sospetto “antiamericanismo” della nostra Magistratura. Pur nella consapevolezza che il nostro sistema giudiziario mostra carenze gravissime che lo affliggono, malattie endemiche che lo paralizzano, risorse insufficienti che lo mortificano e poteri forti che lo vorrebbero asservire al proprio tornaconto, mi sento di poter tranquillizzare la senatrice americana sulla serietà dei nostri giudici e la qualità delle nostre sentenze: da noi in Italia non siamo abituati a sottrarre i nostri cittadini alla giurisdizione dei paesi in cui commettono reati. Non chiudiamo istruttorie in tutta fretta senza punire i colpevoli come nel caso della funivia del Cermis o dell’ “incidente” Calipari, non riteniamo i servizi segreti al di sopra della legge come nel caso Abu Omar, e non guardiamo mai al passaporto degli imputati, perché per noi il possedere o meno una cittadinanza diversa non costituisce né un’aggravante né un’esimente rispetto alla colpa di cui ci si macchia. E non solo la cittadinanza, ma neppure il colore della pelle, che in qualche tribunale americano sembra contare molto. In linea di principio da noi non conta (o almeno ci si sforza che le cose vadano così) neanche l’importanza e la posizione sociale dell’imputato, e questo è talmente vero che la più grossa preoccupazione di un certo signore che è a capo del governo e che deve essere giudicato dalla legge italiana è proprio quella di cambiarla per potervisi sottrarre. Da noi può persino succedere che vengano condannati quelli che si possono permettere gli avvocati più bravi, mentre negli Stati Uniti i ricchi che si possono pagare una grossa cauzione girano indisturbati alla faccia delle vittime, e a volte se la cavano pure, come O.J. Simpson. Da noi il Pubblico Ministero rappresenta la legge e ricerca la verità, richiedendo anche il proscioglimento o l’archiviazione della causa se i fatti emersi nell’istruttoria escludono la responsabilità dell’imputato, mentre negli Stati Uniti il Procuratore è un avvocato che deve dimostrare comunque la propria tesi accusatoria, ed il processo una specie di gara sportiva in cui vince il più bravo, non la sede in cui si fa giustizia. La senatrice americana può stare tranquilla. Noi potremo anche sbagliare,  ma da noi non si rischia di condannare a morte un innocente, semplicemente perchè la pena di morte non esiste. Noi potremo sbagliare e spesso sbaglieremo perché i giudici non sono infallibili e gli uomini sono imperfetti, deboli, corruttibili a tutte le latitudini, ma di una cosa siamo certi: da noi non ci sarà mai una legge che consente quello che è consentito sotto l’egida dell’aquila americana. Noi non tratteremo mai Amanda Knox come i suoi connazionali hanno fatto e continueranno a fare  “legalmente” con i prigionieri di Guantanamo o di Abu Ghraib.

Massimo Reggiani