La speranza

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Tenace
gramigna
che covi sogni
nel sottosuolo
invernale
del cuore.
Al guizzo
di primavera
ti espandi
e intessi
verde tappeto
nell’anima.
 
Ma qualcuno…
è sempre pronto
ad usare
il diserbante.
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Graziella Cappelli
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Published in: on luglio 1, 2012 at 07:24  Comments (5)  
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Attesa

Momenti solo tuoi
che nessuno può intendere.

Voci che frastuonano
quel desiderio di pace
che cerca un varco
tra fessure di persiane
da dove un fastidioso sole
tenta di raggiungerti
per farti lacrimare.

Momenti di una tregua
a lungo agognata
che sfugge
a maldestri tentativi
di respingere
nodi di pianto rappreso.

Attendere quel guizzo dentro
per rovesciare la prospettiva
per accorgersi
che stai vivendo.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 25, 2012 at 07:21  Comments (10)  
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Senza pretese

Avrei soltanto accarezzato
con i miei capelli il tuo petto,
lasciando magari che qualche ricciolo
giungesse fino al tuo collo.

Non di più, non di più.

Avrei lenito la tua angoscia
con lo sguardo comprensivo
dei miei occhi
privi di quel guizzo
preludio di chissà che
li avrei fermati là
anch’essi con i miei capelli.

Non di più, non di più.

Perché so amare anche così,
anzi, così di più, tanto di più,
respingendo negli occhi
quella goccia che non vuol farsi vedere.

Non più.

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Sandra Greggio

Published in: on marzo 1, 2012 at 06:50  Comments (12)  
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Gemme

Ti dico della volpe, con la sua coda rossa
la strada con un cenno indicata
la salvezza.
La sua eleganza è la gioventù che avevo
i cani il letto triste del tanto non amore.

Ti dico della lontra che scivola, di pietra
nel fiume nome semplice e povero
il suo peso
corredo di un istante sognato
un guizzo antico
simile a quello che insieme facevamo
io ed il mio corpo serpe di luna.

Dico l’erba, il mais novello per le poiane
e quelle gemme
capezzoli immaturi di un latte passeggero.
Ti dico le ho succhiate per tutto il tempo giusto
ne ho ancora qualche festa annunciata per la bocca.
Insieme a tenerezze vicine agli occhi
e in fronte
nel cavo delle mani, sul petto
tra le rose.

Massimo Botturi

Diafane parole

 
Sperdute nella nebbia della mente
stanno immobili, come statue di sale,
diafane parole che non hanno suono
e sfumano come rivoli di fumo
nell’aria densa di acide lacrime.
Pallida essenza è la vita di chi,
nella vasta estensione del tempo
ode l’incessante ticchettio dei minuti,
impietosi ingranaggi a scandire 
ritmi di giornate sempre uguali
e, con l’anima stretta negli artigli
di una mano cerea e senza pietà,
resta in attesa di un guizzo di luce
che possa illuminare un tunnel
dove s’odono solo mugolii e lamenti.

Patrizia Mezzogori

Rimpianto

Resto lì con la mano sospesa
tra sogni deragliati
lucidi di pioggia i binari
rimandano promesse
ad ogni saluto e partenza.
Nel ritorno vuoto
accanto a me quel posto
è solo un sedile sfilacciato
colmo di assenze.
Folla invisibile
intrisa di follia in
attesa parsimoniosa
di nuovi giorni da vivere
con disciplina
senza un guizzo
che abbia sapore
se non il rimpianto
di non aver vissuto.

astrofelia franca donà

L’amante

Nebbia, morbida sei, che quasi
parmi di carezzarti con la mano.
A me ti stringi, m’avviluppi
quasi impalpabile amante, lieve,
col respiro breve, sento tremare
quel bacio freddo strano. Con acre
voluttà, guardo nel grigio opale
del tuo bel corpo andando oltre
al tuo opacotorbido bagliore,
per questa ipocrisìa losca e sinistra.
Tormentato da subdoli pensieri,
ambigui e foschi, vorrei vederti
vaporar lontano. Vinta, distrutta, doma.

Rapido giunge all’improvviso il vento,
quasi ciclone turbine. Una brillanza
improvvida: un tetto sporge e disegna
una sagoma nera nel cielo. Un cane dorme.
Silenzio. Un guizzo rossastro e un tuono
squarcia la notte orrenda. Nel plumbeo
deserto animato dal rotto ansimar
della pioggia furente, il cane guaisce.
Un attimo: il cielo s’infiamma,
improvviso, l’intenso bagliore. Uno schianto.
La terra, la pavida terra che trema.
Più il lampo non sfreccia, non rompe
la tenebra immane. Nel cupo scrosciare
c’è il cane, barbaglio terrore negli occhi,
che fugge. Ululando.

Paolo Santangelo

Almeno

Quando
un cenno t’aspetti
anche solo
d’impercettibile luce,
vorresti ti destasse
la speranza
d’esserne sfiorata,
di veder mutato caldo
il castano dei capelli
al guizzo d’un gesto
che ti spoglia.

O al tocco d’una mano
che ti confonda,
ti perda ormai su un corpo
dove deporre la mente
al tremulo risveglio.

Dopo l’attesa
il compirsi d’un attimo
almeno.

Daniela Procida

Published in: on luglio 6, 2010 at 07:23  Comments (2)  
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