La terra trema

“Chi non è mai stato nelle foresta cilena, non conosce questo pianeta. Io sono andato via da questo posto, da questi silenzi, per andare cantando nel mondo.”

PABLO NERUDA

Credo di interpretare le intenzioni di tutti i nostri amici poeti rivolgendo un pensiero al popolo cileno che in questo momento sta attraversando l’ennesima martoriata vicenda della sua storia.  Anche se le proporzioni della tragedia non sono apocalittiche come quelle del recente terremoto di Haiti, la distruzione è stata grande e le vittime sono comunque tantissime. Come sempre capita in queste occasioni, sul dolore e lo scoraggiamento prevale  però la certezza che questa gente generosa, come ha saputo provare in tanti drammatici frangenti, avrà la forza e la dignità necessaria per risollevarsi, quella stessa forza e quella dignità che anima le pagine dei suoi grandi poeti.

Published in: on marzo 1, 2010 at 18:33  Comments (9)  
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OPERAZIONE HAITI

Chissà se Hillary Clinton chiederà scusa al mondo per la dimostrazione di “sano americanismo” che sta andando in onda ad Haiti ad opera dei suoi connazionali. Gli USA hanno inviato ventimila soldati come se ad Haiti invece del terremoto fosse scoppiata la guerra. Medici ubriachi col mitra in mano e anche una decina di sospetti trafficanti di bambini. Complimenti. A questo mettiamoci anche la spettacolarizzazione tutta americana e pertanto privata, dei vari personaggi del jet set che hanno raccolto cifre di denaro consistenti e tanta pubblicità gratuita. Anche John Travolta col suo vecchio 707 ha portato di persona il suo contributo materiale (più importante dei dollari) però sempre sotto la luce dei riflettori e gli obiettivi delle telecamere. Quello che gli americani non hanno portato, ma non solo loro, sono le camere iperbariche che più di ogni altra cosa avrebbero evitato le amputazioni di arti per schiacciamento di tante persone che resteranno invalide per sempre. L’unica nazione che ci ha pensato è stata l’Italia, dove malgrado tutto qualche testa ancora ragiona e inquadra la situazione. Tra queste quella di Bertolaso, persona competente, esperta e scomoda solo perché ha il vizietto di dire quello che pensa. Ma la signora Clinton, suscettibile come una zitellona, non ha gradito la semplice constatazione di Bertolaso, che ha parlato di disorganizzazione dei soccorsi. Questo però non c’entra con le camere iperbariche, che sono di competenza di quanti sono preposti al soccorso medico chirurgico. Già da diversi giorni questo prezioso strumento poteva essere presente ad Haiti, che non dista molto dagli USA dove  non mancano i grossi aerei da trasporto, gli stessi con i quali fanno sbarcare sull’isola ventimila sceriffi al comando dei quali avremmo visto bene un John Wayne alla “Berretti verdi”. Ma è risaputo che l’America vede il male ovunque. Ad Haiti c’è una sola camera iperbarica, è italiana, e le altre? In compenso la tragedia dei poveri si trasforma in business per le ricche organizzazioni criminali. Il rapimento, la sparizione di bambini è un affare da milioni di dollari. A parte i dieci sospettati, su cui è ancora presto per pronunciarsi in attesa della conclusione delle indagini,  è comunque certo che adozioni illegali, pedofilia e trapianti di organi avranno purtroppo un incremento notevole. Non parliamo poi dell’invio di fondi alle varie associazioni sorte per l’occasione e messe su in una tenda da campo con lo scopo di raccogliere risorse per quei poveretti: in buona quantità quelle risorse finiranno invece preda di sciacalli oppure andranno a riempire le tasche dei fondatori di queste improvvisate associazioni. Anche in America, non temete, qualcuno si metterà in tasca qualche dollaro magari per pagare tasse o rientrare delle stesse. Insomma la tragedia di Haiti è stata salutata da molti come una manna dal cielo, ma sarebbe più giusto dire dal fondo del mare. Quello che vediamo o leggiamo è solo parte di una verità che per ovvi motivi non può e non deve essere rivelata per non interrompere quel flusso di generosità umana che ancora esiste fortunatamente così come esistono addetti ai lavori che compiono la loro missione in silenzio, immedesimati nel dramma di quella gente. In quanto agli americani dico che Haiti non è il set di un film di Spielberg e che la loro potenza sfocia spesso nell’arroganza e nella presunzione. La Clinton ne è l’esempio lampante e forse è la degna comare di Obama, che da buon premio Nobel per la pace non trova di meglio che vendere armi e protezione per il mondo e aumentare gli stanziamenti per le spese militari. Show must go on!

Claudio Pompi

Haiti 1986 o la danza sul vulcano

HAITI 1986 OU LA DANSE SUR LE VOLCAN  (A mon frère Guy)

il faudra l’éruption du volcan pour que cesse la danse
la montagne et ses cendres écarlates pour engloutir
les châteaux de l’inconscience
le fleuve et ses laves de feu pour chasser la puanteur où la
négraille grouille comme des vers
le griot retourné aux sources africaines
parle d’un pays en trois morceaux
Haïti de la piraterie
Haïti de la bouffonnerie
Haïti de la tragédie
entre la tête d’or du monstre
et ses jambes que la gangréne pourrit
ces vastes terres vagues ce no man’s land
dont l’une des frontières atteint les cîmes glacées
du mépris
et l’autre voisine avec le cratère d’où jaillissent
les hautes flammes de la colère
il faudra l’explosion du volcan pour que cesse la danse
sauf sur la mer
face à la masse blanche du palais assis sur ses pattes
au milieu des flots verts que lèchent les pieds du
grand escalier à demi circulaire
liberté en guenilles
liberté nue
le peuple a conquis la parole et les rues
j’ai vécu pour ce jour où je plonge dans
mon peuple

comme dans les flots verts de mon enfance
l’embouchure de l’adolescence dont le courant m’emmène
à la mer
femme dont je suis né
toi qui m’as ressuscité
femme qu’à ton image j’ai créée
l’itinéraire du poète débouche sur l’épopée
Colomb jeté à la mer avec son épée et sa croix
dans le sillage des caravelles les négriers des colons
les cuirassés
de l’Occupation et les bateaux démâtés des marrons
de l’océan
dans le sillage des caravelles de Colomb
jeté à la mer avec son épée et sa croix
et à sa place
machette au clair
Péralte debout
porté par les vagues de la liberté
je me baigne dans les eaux de l’avenir
je vogue sur la tempête qui balaie l’île
je vogue dans la gueule de l’orage qui laisse la terre neuve
comme au premier jour
femme
j’ai vécu pour ce jour où je plonge dans mon peuple
comme dans l’ouragan de l’amour

§

ci vorrà l’eruzione del vulcano perché cessi la danza
la montagna e le sue ceneri scarlatte per inghiottire
i castelli dell’incoscienza
il fiume e le sue lave di fuoco per cacciare la puzza in cui
la negraglia brulica come vermi
il griot ritornato alle fonti africane
parla di un paese in tre pezzi
Haiti della pirateria
Haiti della buffoneria
Haiti della tragedia
tra la testa d’oro del mostro
e le sue gambe che la cancrena imputridisce
queste vaste terre incolte queste no man’s land
di cui una delle frontiere raggiunge le cime ghiacciate
del disprezzo
e l’altra vicina al cratere da cui scaturiscono le
alte fiamme della collera
ci vorrà l’esplosione del vulcano perché cessi la danza
salvo sul mare
di fronte alla massa bianca del palazzo seduto sulle zampe
in mezzo a flutti verdi che lambiscono i piedi del
grande scalone semicircolare
libertà vestita di stracci
libertà nuda
il popolo ha conquistato la parola e le strade
io ho vissuto per questo giorno in cui m’immergo
nel mio popolo
come nei flutti verdi della mia infanzia
la foce dell’adolescenza la cui corrente mi trascina
al mare

donna da cui sono nato
tu che mi hai resuscitato
donna che a tua immagine io ho creato
l’itinerario del popolo sfocia nell’epopea

come la fonte al ruscello il ruscello al torrente il torrente
al fiume e il fiume al mare
l’itinerario del popolo sfocia nell’epopea
Colombo gettato in mare con la spada e la croce
nella scia delle caravelle le negriere dei coloni le corazzate
dell’Occupazione e i battelli disalberati dei fuggiaschi
dell’oceano
nella scia delle caravelle di Colombo
gettato in mare con la spada e la croce
e al suo posto
machete di luce
Péralte in piedi
portato dalle ondate della libertà
io mi bagno nelle acque dell’avvenire
io navigo sulla tempesta che spazza l’isola
io navigo nelle fauci della burrasca che lascia la terra nuova
come il primo giorno
donna
io ho vissuto per questo giorno in cui m’immergo nel mio popolo
come nell’uragano dell’amore

PAUL LARAQUE     (Poeta haitiano, 1920-2007)