Rimorso

Provò rimorso per aver peccato
di scarso amore verso chi chiedeva
una carezza o d’essere aiutato
ad asciugare stilla che scendeva.

Tentò il riscatto in tempi successivi
andando alla ricerca in ogni dove
d’anime in pena all’ombra degli ulivi
sotto gli ombrelli quando forte piove.

Gustò la gioia dello stare accanto
al mendicante sotto il suo palazzo
e il cappello riempì d’incanto
senza arrecare minimo imbarazzo.

Ma… non bastò a cancellar quel neo
sempre in risalto sulla vecchia pelle
come l’icona di un peggior trofeo
che oggi persiste e anzi si rispecchia.

Aurelio Zucchi

Terremoto

Non sempre e per tutti è il libero arbitrio

Che fanno queste turbe ploranti
di insetti ciechi, piegati, feriti,
davanti a un icòna a… un altare,
ad un simbolo? Sono Formiche
e loro sono state calpestate
da un… piede d’umano, destino
cieco stavolta, per loro terremoto:
spingendo da sotto il formicaio
è rovinato uccidendo il corpo
di giovani, vecchie, bambine…
formiche. Stavolta il libero arbitrio
è quel piede: disegno che loro
non sanno le Formiche. Con pavide
antenne tremanti un’arcàna potenza
esse invocano, Dio – che è anche
il loro – domina e vince, attende
eterno al di là della vita.
*
Gli umani son come formiche.
Non osano alzare la fronte,
ricever la luce del vero: lente
falangi passano, chino il capo.
Visi sparuti, occhi atoni. Non sanno.
Spenti, vesti a brandelli cadenti
poveri scheletri caduti. Fanciulli
già morti o scampati all’estremo,
coperti di sangue feriti affamati
assetati d’amore, vegliardi
che invano protendon la tremula
mano ad eroi sconosciuti, fratelli
disperati che tentano, li salvano
da fisica morte: strappandoli
alle macerie disastro del sisma:
suppliscono al libero arbitrio.
A Dio giustizia infinita, bisbigliano
preci quel fascio d’umani, sommessi
elevano pianti di gloria.

Paolo Santangelo

A love supreme

Vicino a un colonnato,
potrebbe avere età da pensione,
lui e il suo sax.
L’icona della grande città che mangia il sole
del soldo alla fontana;
del suo cappello grigio
posato come fosse un uccello morto
piume, carogna che nessuno pulisce.

Sonny Rollins l’ho conosciuto al tempo del ponte
lui mi dice. Ma so che non è vero:
gli tolgo nulla io
dalla sua testa bella, piena di ali e vino.
Gli tolgo nulla e aggiungo Coltrane,
non batte ciglio, capisce che ho memoria di nomi.
Suona ancora. A love supreme
e altri due o tre cambiano passo
rimettono nel fodero la macchina
si siedono.
Come becchime in bocca alla musica.
Lui ride.

Massimo Botturi