L’après Verlaine

Amore in sordina
silenzio profondo

l’unione d’anime
estasiate da presenze
laceranti
rumorose
per la loro assenza

[MA]

il canto
si vestirà
di pentagramma
nell’olocausto
d’amore
sconosciuto
da sollievi
che non osano
indossare verità
d’identità

[apparenti
per “sbaglio”].

Glò

Published in: on gennaio 22, 2012 at 07:26  Comments (5)  
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Amo

Amo la libertà
di scelta
di decisione, d’intuizione
Amo l’ identità
Amo la giustizia
Amo l’amicizia

Amo quando bussa sera
lucerna della luna
Amo l’orizzonte
dove si fa fonte
viva
l’anima
sgorgo di salvezza

Amo tenerezza
gentilezza
i miei intensi sensi
Amo amori densi
Cuori
immensi

Amo
virtù verità
Amo dignità
sobrietà nei sorrisi

Amo fiordalisi
nelle sfaccettature
Amo vite dure
mani callose
giardini di rose

Amo finezza
Amo stoltezza
Amo il sacco pieno e
quello vuoto
Amo il moto e nuoto
amando.
(scusate se ho scritto “Amo” troppe volte
questa è la mia sorte…)

Aurelia Tieghi

Interminabile tramonto – Alzheimer

Un interminabile tramonto
– senza più alba –
ha rubato la mia identità,
il mio passato, il mio presente.
La nebbia avvolge ogni cosa,
un sipario che scende lentamente
annullando memoria, affetti, ricordi.
Come involucro vuoto vago per le strade,
in mondi ormai sconosciuti
perdendomi come infante ai primi passi.
L’eterno diventa attimo, 
mentre ombre si avvicinano e prendono forma
vedo visi colmi di smarrimento,
tenerezza mista a sofferenza.
Perfetti sconosciuti alla mia mente,
figli miei amati…ora estranei…
Patrizia Mezzogori

Divorzio

 
Scimmia curiosa, se l’umano ha voglie,
a volte, di cambiar la propria moglie.
.
Ma è già a riposo, in abito disfatto
dal declino incipiente che esorcizza
solo con i bordelli e gli stravizi.
.
Se “un migliore”, per lui, ha sovvertito,
le regole del gioco, il consentito
nella “sua società”, ora anche lui
attirato vuole cambiar vestito.
.
Condanna? Infatti spunta come un fungo
all’improvviso, dopo un acquazzone,
l’alibi: quel ricercar l’identità
smarrita . . . contrastata . . . una conquista
di un’altra donna da sposar di nuovo . . .
possibilmente con vent’anni in meno,
molto più giovane (una sfida col sé):
FREUD si rivolterebbe nella tomba
di pietra e riderebbe, sganasciando.
.
Ora la propria donna è lisa, troppo
cotta, carezze e tenerezze troppo
ha dato: ai figli ora adulti insieme
a “lui” han superato ore tristi,
ore allegre, le solite amarezze.
Ora non “serve” più, cambiando vita.
.
E vola, vola e va per altri lidi,
godendo ciò che può e fino a quando
si accorgerà d’esser rimasto solo.
.
Se nasce un altro figlio fa da nonno,
mentre i giovani, squali, stanno attorno
alla neo mogliebimba e, se va bene,
aspettano che muoia.

Paolo Santangelo

Almeno chiedersi


Ci sono tombe in cielo fatte di fumo
tante hanno misure piccole
portano solo nomi illeggibili
sono però nel cuore delle stelle
conservano la cenere degli uomini
i loro corpi mutilati e offesi
madri svuotate di bambini a sangue
c’erano scarpe a tonnellate
fuori dai forni
occhiali una montagna
e ceste di capelli
prima d’essere fumo venivano spogliati
d’identità e di pelle
se ne fecero oggetti e paralumi:
chi scuoiava, conciava, a chi pareva logico
fare d’esseri umani suppellettili?
più delle sentinelle
dei cavalli di frisia
del gelo e della fame
li uccise chi
non vedeva orrore
in quei bambini denutriti
strappati dalle braccia delle madri
chi non provava pena
per i corpi indifesi nella neve
e che li raccoglieva
per gettarli nei forni e nelle fosse
quelli per cui la strage fu normale.
Di quelli ancora è pieno il mondo
brandiscono randelli
e vorrebbero forni da sfamare.

Cristina Bove

Entrate e uscite

Si vive intorno all’attimo
e le giornate sembrano rifugi
per non morire già nelle parole
ciascuno il suo minuscolo segreto
eternità compressa in poche sillabe
perché sempre è comunque
un’esistenza breve

pure quei segni sopraffanno a volte
divaricano braccia in modo tale
che sembra a noi di contenere il mondo

si sopravanza e si cancella
una remota identità
gesti che ci predissero il mattino
tazze di caffelatte
sbrigatevi ch’è tardi per la scuola
i ragazzi curiosi d’imparare
a vivere di niente.

Dove vanno le forme delle cose
i corpi uscenti?
Resta di loro un filo di pensiero?

A dire che sarà ciò ch’è già stato
congiungersi nel punto
dell’alito che nasce mentre muore.

Cristina Bove

Porto delle nebbie

PÒRT  E D NEBIE

Ferm a l’e el me còrp,
an sla berlecia,
mi i stendo, la ment
an sle verde prairìe sensa confin,
firmament immens
e a ti it penso, mare,
a ti, pare,
dal temp che m’i l’eve precedù
ant la fin del temp.

Aora, che òmni i seve pì nen,
mi iv anmagino tornà dlà
ansem a j’àutri,
àutri che a mi, teren-a an vita,
a smijo molest,
ma forsi adess con voi, lor a fan un tut‘un,
con vòstra identità sensa fin,
sensa capì el vost pòrt
d’le nebie.

Forsi mi a podrìa mach capì, ancheuj,
l’etéreo vivié:
e l mond, che a speta e a spera.

§

Immobile il mio corpo
sul giaciglio,
stendo, la mente
in verdi sconfinate praterie,
immensi cieli
e penso a te, madre,
a te, padre,
dal tempo che mi avete preceduto
nella fine del tempo.

Ora, che uomini non siete,
vi immagino tornati
insieme ad altri,
altri che a me, terrena in vita,
sembrano importuni,
ma forse ora con voi, fanno un tutt’uno,
con vostra identità perenne
senza capire il vostro porto
di nebbie.

Forse potrei capire solo,
l’etereo vivaio,
mondo, in attesa.

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 17, 2010 at 07:25  Comments (9)  
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Nessuno mi conosce


Solo la pelle
mi impedisce di fuggire,
questa pulsione all’infinito
che ogni giorno mi strattona
è una strana malattia
che con terribile dolcezza
mi consuma
e se davvero non
usassi le parole
forse sarei un pazzo
o un maratoneta
o un barbone
o un assassino
alla continua ricerca
di qualcuno con cui parlare,
senza voce,
qualcuno che
nel guardarmi negli occhi
mi riconosca
senza sapere
il mio nome.

Gian Luca Sechi

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:05  Comments (4)  
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