Il suo candido manto d’ermellino

 
Il monte
ribelle s’aderge
fiero,  ancor per ora,
bianco di ghiacci:  sue catene avvinto,
cinto di nubi e stagliato d’azzurro.  
.
Il suo candido manto d’ermellino
discende in cento rivoli
sempre di più cantando,
con un tinnante murmure e argentino;
ma è un canto triste…  
.
Ché perde le sue sengie in rocce nere:
freme ogni tanto in quella forza
fiera,  sovrana
sull’uomo,  che semina di croci
e di preghiere  la paura d’ignoto
e dell’ agghiaccio
più fiòco

Paolo Santangelo

Siamo terrestri?

Ciottoli piccoli nati da qualche meteora
rendono consapevoli di grandiosi eventi
Scrutiamo il cielo cercando, sondiamo l’infinito
come se il mutare del mondo sia dovuto
all’affluire di entità misteriose

Attorno la terra diffonde il suo odore
Il sole ha terminato il suo lavoro
Bianchi tessuti sbattono al vento
come a svelare qualcosa dei fasti celesti
L’ignoto ci avvolge liberandoci

Pensieri rivolti al mistero della vita
si alternano susseguendosi
nella mente, confusa da eventi straordinari
Chi siamo noi quale è il nostro presente il nostro futuro
come pietre preziose ci uniscono nell’universo

Arrivammo cercando un rifugio
ora che le guerre stanno distruggendoci
che l’odio fra umani ci ha nuovamente raggiunti
dove andremo? Ahimè, dove andremo?

Marcello Plavier

Addio

Vieni, siediti qui sul mio letto
Vorrei stringerti ancora una volta al petto.
Ora tocca a te, bambina mia,
aiutarmi, poco a poco, ad andare via….

Fatti ancora accarezzare i capelli…
ricordo sempre il momento, tra i più belli,
quando, tra strepiti e dolori,
con amore ti aiutai a venir fuori.

Ti ho aspettato tanto pazientemente
e ti ho cresciuto, lavorando alacremente,
adesso ti vorrei lasciare il mio testamento
per lenire un poco, se posso, il tuo tormento.

Vorrei lasciare a te, anima mia,
una traccia del mio passaggio, che non vada via.
Vorrei che tu sapessi che io sarò ovunque
se tu mi penserai e mi parlerai comunque.

Se porterai con te, in ogni istante,
la speranza, l’entusiasmo e le emozioni tante
che insieme abbiamo sempre condiviso
e come, dopo un dramma, abbiamo ritrovato il riso.

Adesso sono io che ho paura
come per te era il buio di una notte scura.
Sì, te lo confesso, ora ho timore
dell’ignoto e di provare ancora del dolore!

Ma se tu mi terrai la mano, mio piccolo fiore,
io me ne andrò serena, piano senza fare rumore.
Non piangere, amore mio, ti voglio tanto bene,
sarò la tua mamma sempre… se tu la chiami lei viene!

Anna Maria Guerrieri

Un altro respiro

Nel mare d’ignoto,
dado gettato,
ora rimbalzi,
verde pallina,
tra funghi di flipper
e soli brucianti.

Tutto tocchi e tutto
vuoi tastare,
figlio di tatto e sorpresa:
il tuo non sapere
è stiva da colmare.

Ma tutta l’acqua del mondo,
a fatica,
ti saprà dissetare;
tutta la luce del cosmo,
a malapena,
ti potrà illuminare
perché,
figlio di tatto e sorpresa
i tuoi occhi, ora accesi,
sono pozzo
che non sa traboccare.

Flavio Zago

Published in: on novembre 6, 2011 at 07:24  Comments (3)  
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Vorrei un arcobaleno anche per te

 
In questo tempo avaro di giustizia
che non sa coniugare  pane e rose
vorrei che i tuoi occhi impauriti
potessero saziarsi di entrambe le cose  
Spazzare dallo sguardo quel timore
di perdere la vita per bombe e fame
e vedere il giusto gaudio specchiato
per un fiore o un pezzo di pane.  
Accarezzare i sogni tuoi di bimbo
dipingerli di quell’azzurro sereno
che sprona a volare nell’ignoto
per acchiappare il tuo arcobaleno

Elide Colombo

Published in: on settembre 17, 2011 at 06:55  Comments (4)  
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Parto di luce


Parto di luce
occhi che all’inizio
non vedono che ombre
e guizzi informi
soffi innocenti
spruzzi di cielo
sabbia incolore
abbracci scomposti
orli difformi
bianche nuvole
raggruppate in truppe
di sogni purissimi
cambia la scena
nuovi itinerari
fascino dell’altrove
mentre la vita gira
film in bianco e nero
quando il vento sfuma i colori
rimane sospeso l’approdo
danza la pupilla del sole
torna nell’eco dei ricordi
il dolore della notte
a tenere desto il faro lontano
rosseggia il tramonto
ha il sorriso dell’ignoto
mentre il fato spoglia
la corolla a tempo
di minuetto accelerato.

Roberta Bagnoli

Venere

Appare Venere
quando il giorno
volta pagina.
Poso il pianto
nell’ora fugace
nel nirvana
mi placo
alle soglie
dell’ignoto
m’adorno di stelle.

Graziella Cappelli

Published in: on giugno 13, 2011 at 07:39  Comments (18)  
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Pseudo sonetti & rose


E senza parole non so come fare
Ignoto o mistero non so dove andare
La vecchia pelle
su di un muro (ieri ) ho lasciato
Non ve lo giuro ma tutto è cambiato
L’anima tira fuori mille parole
Ma ascoltar può solo chi vuole
“Un corridoio che è senza luce è nel mister che esso conduce “
Mille parole tutte di un fiato
Mille parole nel buio ho incendiato
E li seduta solo in disparte
Una parola fa la sua parte
E li seduta solo in disparte
Una parola pesa più di mille altre.
– Ecco tocca a te parlar mia cara –
e fa che non sia invano
e non sfiorisca la rosa
dalla mia alla tua mano
E nel vento legger che m’accarezza
Gentil mi sfiora la tristezza
Con fil di voce rispondo a chi m’ama
Come una donna che con esil voce ti chiama
E nell’interesse mio rispondo all’assillo vostro
Sono la Notte e solo cosi mi mostro

Pierluigi Ciolini

Published in: on febbraio 21, 2011 at 07:02  Comments (3)  
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La vita è come un fiume di sangue


La  Vita,
un  fiume
di  sangue  incessante
che entra  in  materia
di  goccia,
spruzzata  per  caso
sul  bordo  dai  gorghi;
e,  poi,  lenta  si  essicca
cominciando  a  finire,
prima  rossa,
in  polvere  nera.

Cosa  è  umano
il  calendario
la convenzione tempo:
lunga  sequela
di  cifre
del  passato  prossimo
remoto. . .ricordo,
del  domani  venturo
paura  d’ ignoto
o  di  speranza . . .

Settembre,
Autunno,
Inverno
della  goccia
di  sangue  che  coagula
e  rapprende
ed  esplode,
in  mille  granuli,  oltre  i  cieli,
dal  buio  nella  luce
o,  viceversa,
in  altri  stàdi  e  forze. . .
. . .il  corpo  umano
disperso  sgretolato, dall’anima
distacco,  conclude  il  suo
destino  dove. . .
non  c’ è  vento, né  luogo, né  tempo.

Paolo Santangelo

Oltre le rose

tra il turbinio del vento volano i tuoi pensieri
intrecciati in nubi lontane
oltre le rose del giardino
tra le onde inquietanti del mare
attraverso i vetri
osservi il movimento delle onde
che infrangono sui scogli
per ritornare alle origini
meta di tutte le cose
il passato che si trasforma in futuro
il dolore in speranza
inconsapevolezza dell’ignoto
la speranza nella luce
per vedere oltre
raggiungere la via lattea
e sognare vite parallele
momenti d’amore
vissuti tra stelle
stretti in un abbraccio
nell’infinito spazio
dei sogni

Gianna Faraon