Il divenire

dell’immobilità
scarnifica
i momenti inesausti
della mia disorientata
vigile coscienza.
Intanto mi lascio
cullare
dai vecchi giorni
mormoranti nenie
malinconiche
come lenti flutti
nell’ampio mare.
Dondolo, dondolo
nel tempo che arretra
nel tempo che avanza
mentre danzo
come pietra
rotolante
immobile
nella fissità
dell’eterno divenire.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 6, 2011 at 06:58  Comments (5)  
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Zona grigia di confine

 
Zona grigia
di confine camminare
in bilico tremare
sospendere rimandare
moneta del presente
largo lago dell’assente
assetata fretta
bisbiglio di nebbia
sospensione di coscienza
cerchi nell’acqua
tremore dell’albero al vento
dimenticare gli occhi
avvolto dal cemento
immobilità impotenza
immerso nel fango lo stesso di tutti
sollevo o cedo mi arrendo
la tua coscienza è la mia coscienza
di cielo di terra di fiato
e mani da tenere e occhi da guardare
e lacrime e un ridere

azzurrabianca

D’impronte mobili

E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d’esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d’impronte mobili
su inchiostro d’avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell’intonazione
d’un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all’aria senza tempo
il fulcro esistenziale d’un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all’arrivo d’armi
nell’immobilità inerme del loro stesso sapore.

Glò